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Dom, Mar

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Il 24 gennaio, memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, è stato pubblicato, come avviene di consueto, il messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni, quest’anno da celebrare il 24 maggio con il tema: “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia.

Già da una prima lettura del messaggio emerge fortemente l’idea che ormai il Papa da tempo ribadisce continuamente, e cioè che abbiamo bisogno di una comunicazione diversa: più umana e meno strumentale, più relazionale e meno funzionale, costruita da soggetti e non oggetti, marcata da sostantivi e non solo aggettivi. Infine, abbiamo bisogno di una comunicazione non manipolativa ma narrativa, “che ci parli di noi e del bello che ci abita… che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”.

Il messaggio mette al centro la parola che racconta la vita, che dà vita (edit). La parola che ci nutre, ci arricchisce, ci definisce, ci trasforma, ci costruisce nell’eterno divenire. La parola che ci libera e non quella che ci imprigiona o manipola. La parola che edifica e non quella che, come fanno invece le chiacchere, divide e distrugge. Le parole vere e non quelle buttate qua e là per generare confusione. Le parole che ci portano ad “accogliere e creare racconti belli, veri e buoni”.

La fonte di queste parole si scrive con la maiuscola: la Parola, che ci rivela un Dio creatore, che mentre parla genera vita, mentre “pronuncia la sua Parola le cose esistono”. Creato a sua immagine e somiglianza, l’essere umano non può fare altro che usare le parole per narrare la bellezza della vita, per tessere dei buoni rapporti, per creare ponti e reti, per incarnare nella propria vita la Parola fino al punto di dire “non sono io che vivo, è Cristo (il logos, la Parola) che vive in me” (Gal 2,20).

Le parole (e la Parola) sulle quali edifichiamo la nostra vita quotidiana sono determinanti nella scrittura della nostra storia e delle nostre relazioni. Se la nostra narrativa è edificante, saremo edificati. Ma se le nostre parole sono ostili, pessimiste, distruttive… possiamo facilmente immaginare dove arriveremo. In questo senso Il Papa ci esorta una volta di più a lasciarci “contaminare” dalla buona parola, a narrarci con gioia, a nutrire le buone memorie che ci avvicinano al Vero e al Bello, ad aprire il nostro cuore perché lo Spirito possa scrivere lì parole nuove. Solo così possiamo diventare testimoni autentici e credibili della gioia e bellezza del Vangelo. Solo così il Paolino può essere vero apostolo-editore, capace di narrare a tutti “la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme”.

 

* Darlei Zanon, discepolo paolino brasiliano, è Consigliere generale.