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«Raccontare le buone notizie, che generano amicizia sociale», «distinguere il bene dal male e le scelte umane da quelle disumane», «rovesciare l’ordine delle notizie, per dare voce a chi non ce l’ha», «identificare le fonti credibili, contestualizzarle, interpretarle e gerarchizzarle», «smascherare le parole false e distruttive», «dire la verità ad ogni costo senza dipendenza dal potere», «costruire comunità di pensiero e di vita capaci di leggere i segni dei tempi», «lavorare per la coesione sociale», «sviluppare una cultura condivisa, in alternativa a sistemi nei quali si è costretti a ridurre tutto al consumo». Papa Francesco il 16 settembre scorso, ricevendo in udienza in Vaticano oltre 170 giornalisti dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI) in occasione del 60° di fondazione della loro associazione, ha voluto in realtà lanciare un invito a tutto il mondo dei media e degli operatori della comunicazione, laici e cattolici.

Nel suo discorso non è mancato nemmeno un riferimento all’enciclica Laudato si’: «Vi ringrazio perché già vi sforzate di lavorare per questo, anche con documenti come la Laudato si’ , che non è un’enciclica ecologica, ma sociale, e promuove un nuovo modello di sviluppo umano integrale».

Una specie di Decalogo quello di Francesco, che richiama quello della “Carta di Assisi”, un manifesto lanciato solo qualche mese fa a Roma da 18 personaggi di punta del giornalismo italiano. Figli, entrambi, di una preoccupazione della Chiesa per il progressivo imbarbarimento dei toni nel dibattito pubblico, anche a livello micro, favorito da un uso scellerato dei social media. E questo in moltissime nazioni, dentro e fuori l’Europa, non solo in ambito politico, ma anche in quello economico e sociale. Parole usate, troppo spesso, in modo discriminatorio, violento, provocatorio da avidi avventurieri del potere, disposti a tutto. Un richiamo, quello del Papa, a ricostruire sempre la memoria dei fatti, scavando nella verità senza dar credito a interessi di parte, ad avere sempre un coraggio rispettoso, mai arrogante. Ad avere quello che, per san Paolo, è un bene irrinunciabile, un dono di Dio: una parresia figlia della libertà.

Anche noi Paolini, impegnati nel mondo della comunicazione da oltre cento anni in tante nazioni e in contesti sempre di più toccati, per non dire travolti, da parole “dure come pietre”, non possiamo non sentirci coinvolti da questo appello di Francesco. La gerarchia delle nostre scelte editoriali, lo spazio che diamo alle “buone notizie” nei nostri mezzi rispecchiano questo capovolgimento? Generiamo “amicizia sociale” con i nostri mezzi e contenuti, con i nostri centri di formazione? Costruiamo “coesione sociale”, in un momento di crescente disgregazione sociale (e, a volte, persino ecclesiale)? Le nostre produzioni editoriali richiamano i principi della Laudato si’, cioè la “cura della casa comune”, tema scelto, peraltro, dal Superiore generale per l’anno 2019 in preparazione all’imminente Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica?

Sicuramente si, ma chiedercelo, discernerlo insieme e dircelo, trovando spazi di condivisione, ci aiuta a porci sempre più in comunione con il cammino della chiesa di Francesco.

Agenda Paolina

13 Dicembre 2019

Memoria di S. Lucia, vergine e martire (rosso)
Is 48,17-19; Sal 1; Mt 11,16-19

13 Dicembre 2019

* FSP: 1960 a Seoul, Miari (Corea) • PD: 1979 a Nagasaki (Giappone) - 1980 a Porto (Portogallo) - 1983 Casa Sacerdotale a Taipei (Taiwan) - 1991 Casa Madre Lucia a México (Messico) - 2001 a Barquisimeto (Venezuela).

13 Dicembre 2019

SSP: D. Ignazio Maritano (1996) - Fr. Bruno Bonamigo (2001) - D. Giacomo Sarra (2017) • FSP: Sr. Domenica Laus (1933) - Sr. Janina Casimira Kakol (1989) - Sr. M. Teresa Fusar-Poli (1997) - Sr. Giovanna Baxiu (2012) • PD: Sr. M. Albina Pepino (1957) - Sr. M. Graziella Justo (1978) - Sr. M. Elia Ferrero (1987) • IGS: D. Francesco Occhiogrosso (1997).