Governo Generale

 
 
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DON VALDIR JOSE DE CASTRO
Superiore Generale
Il Governo Generale (2015-2021)
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Ultime Notizie - Governo Generale

Storia

Non so se siano i numeri a governare il mondo, so però che i numeri mi dicono se il mondo è governato bene o se è governato male – ha detto il famoso poeta tedesco Wolfgang Goethe. Penso che in gran parte questa realistica constatazione di Goethe si adatti anche alla vita religiosa. Qualcuno potrebbe replicare: nella vita religiosa i soldi non sono importanti, è l’amore che conta. Proviamo però ad andare a fare la benzina e vedremo se al distributore, al posto dei soldi, accetteranno abbracci e coccole. A parte gli scherzi, se le cifre di qualche nostra attività sono in rosso, sorgono varie domande non solo circa il governo e l’amministrazione di queste attività, ma anche riguardo la continuazione del carisma espresso da ogni forma di apostolato.

Vediamo dunque quale relazione esiste, o almeno dovrebbe esserci, tra il carisma e la gestione delle nostre opere apostoliche.

Cominciamo con una distinzione e chiarificazione dei termini: carisma, missione, opere, gestione. Il carisma è lo sguardo, la prospettiva da cui si guarda la realtà, i bisogni vecchi e nuovi. Il carisma genera una missione condivisa in un Istituto religioso. «Le opere possono cambiare mentre la missione resta fedele all’intuizione carismatica iniziale, incarnandosi nell’oggi» – dice il numero 28 degli Orientamenti. Economia a servizio del Carisma e della Missione, recentemente pubblicati dalla Congregazione dei Religiosi. La missione si traduce in opere concrete che vanno gestite secondo criteri concreti. Il carisma e la missione sono impressi dal Fondatore e incarnati nei membri di un Istituto. Le opere, essendo una traduzione concreta ed incarnata della missione, possono e devono cambiare nel tempo. Possiamo far risalire il carisma alla “intuizione” del Fondatore o della Fondatrice, mentre le opere sono risposte operative. Le domande non cambiano, le risposte invece devono inculturarsi nella realtà, e quindi per essere fedeli al carisma devono cambiare al variare dei contesti storici e geografici. Sono le opere che vanno gestite con il criterio della sostenibilità, e non il carisma. Qual è allora il ruolo del carisma nella gestione delle opere? Negli Orientamenti al numero 58 si parla di un piano carismatico: «Nella vita consacrata il governo dell’economia è conforme al carisma, alla missione e al consiglio di povertà... Spetta al consiglio generale elaborare un piano carismatico».

Parlare di piano carismatico, dalle definizioni date, potrebbe sembrare ridicolo: possiamo racchiudere la creatività dello Spirito Santo in un piano? Può un carisma dispiegarsi in un piano? Come va dunque inteso questo piano?

Possiamo considerarlo come una riflessione, con un’adeguata prospettiva temporale, che facilita la fedeltà al carisma come criterio per la decisione; consente più agevolmente di considerare i fattori in gioco (numero ed età dei membri dell’Istituto) in un determinato contesto economico.

È al piano carismatico che si dovrebbe fare riferimento in prima istanza quando si intende procedere all’acquisto di immobili, oppure alla loro alienazione e alla configurazione giuridica delle opere.

Possiamo intenderlo anche come un piano di ridisegno delle presenze del consacrato alla luce del carisma. Un ridisegno delle presenze secondo lo spirito degli Orientamenti, non può prescindere dal considerare tutte le dimensioni: se si decide di mantenere un’opera carismaticamente significativa, ma in   perdita, bisogna avere ben chiaro dove si intendono recuperare le risorse (e le persone). Comunque venga inteso, il piano carismatico dovrebbe essere un chiaro cartello stradale e non un ulteriore peso burocratico, per far sì che con la nostra vita, con la nostra missione, riusciamo veramente a ‘svegliare il mondo’ e trasformare l’economia in risorsa a servizio del carisma.

 

* Tomasz Lubas è l'Economo generale della Società San Paolo.

La sezione "In Dialogo" vuole essere uno spazio di formazione, dialogo e interazione tra i membri della Famiglia Paolina di tutto il mondo. Invitiamo, quindi, tutti voi a commentare gli articoli qui pubblicati e anche, per chi se la sente, a inviare un testo da pubblicare. Questi contributi saranno sempre benvenuti per arricchire il nostro... dialogo!

 

 

Hoy Venezuela sigue siendo noticia. Mientras las potencias internacionales se juegan sus aspiraciones hegemónicas y se cruzan los intereses de quienes detienen y los de los que buscan el poder, un clamor silencioso se hace escandalosamente oír: es la hora del cambio.

Este cambio, para muchos, pivota en la necesidad de una alternancia en las estructuras de gobierno, oponiendo de paso muchas posiciones a la vez: ideológicas, políticas, económicas y geoestratégicas. Y en efecto, puede aparecer hoy como una verdadera urgencia otro modo de gestionar la cosa pública, ante la urgencia de relanzar la producción, de dinamizar los intercambios comerciales y de ofrecer al ciudadano las condiciones de querer quedarse en su país, viviendo dignamente en él.

Pero, en realidad, es mucho más amplio el espectro de cambios que requiere Venezuela. Nos encontramos frente  a una sociedad dramáticamente corroída por el paternalismo de estado, se ha venido instalando una cultura del aprovechamiento del más débil y de la explotación de las necesidades del otro. Fenómenos como el “bachaqueo”, que consiste en adquirir productos, llámense medicamentos o víveres, y revenderlos inescrupulosamente a precios exorbitantes, se han venido generalizando, con la anuencia cómplice o resignada de muchos. Un país que se jacta de poseer las más ricas reservas petroleras del mundo y ve a sus hijos expectantes frente a ayudas humanitarias, bonos del gobierno de turno o cajas de comida repartidas con criterios políticos. Un país con inmensas posibilidades para desarrollar su industria y su producción agrícola, completamente dependiente de las importaciones, muchas de ellas fraudulentas, por los efectos de la diferencia en el cambio de divisas. Un país que constata cada día cómo buscan emigrar muchos de sus nacionales, especialmente jóvenes, es un país que necesita un cambio.

Venezuela ha dejado de ser ese lugar atractivo para turistas e inversionistas, se ha venido diluyendo, bajo el acoso de corrientes políticas, la fe que se tenía en las instituciones. Por fortuna, la Iglesia católica, gracias a su toma de posición firme y profética, se ha granjeado una posición de respeto, pero sus pronunciamientos son ignorados o desvirtuados.

Se necesita un cambio en la sociedad, con hombres y mujeres cuyo horizonte no esté fuera de sus fronteras. Se necesita un cambio de mentalidad con respecto a la gestión del bien común, de suerte que nadie propague impunemente el aprovechamiento de los recursos como una práctica ineludible. Se necesita un cambio en las familias, en cuyo seno se van tejiendo los valores que sostienen la cultura de la tolerancia y del progreso. Se necesita un cambio en las instituciones educativas, sobre todo en aquellas donde se transmiten sólo conocimientos y no se forma para los tiempos difíciles. Se necesita un cambio en las congregaciones e institutos religiosos, cuyas posiciones aburguesadas y cómodas han renunciado muchas veces a su misión carismática, por temor o por desgaste.

Y, finalmente, se necesita un cambio en la cultura de la comunicación. Dice bien quien afirma que, en toda guerra, la primera víctima es la verdad. Muchas falsas informaciones vagan sin saber la fuente, sirviendo intereses políticos o ideológicos. Informaciones manipuladas o autocensuradas que no reflejan la complejidad de la situación. Para este cambio, hoy más que nunca se hace actual el carisma que de don Alberione. Por ese cambio vale la pena resistir, esperar contra toda esperanza. Será una grande recompensa ser actor y testigo de ese cambio!

* Hernando Jaramillo Osorio, sacerdote paolino, è il Superiore regionale della Regione Venezuela.

«Gesù risorto cammina accanto a noi. Egli si manifesta a quanti lo invocano e lo amano. Prima di tutto nella preghiera, ma anche nelle semplici gioie vissute con fede e gratitudine. Possiamo sentirlo presente pure condividendo momenti di cordialità, di accoglienza, di amicizia, di contemplazione della natura». Queste parole di Papa Francesco, pronunciate durante il Regina Coeli del lunedì dell’Angelo, ci incoraggiano a vivere questi giorni nella consapevolezza che il Risorto non solo è presente in mezzo a noi ma dà un nuovo indirizzo alla vita del cristiano, dove le stesse relazioni sono colorate di gratuità, benevolenza, accoglienza… La Pasqua di Gesù è il principio della vita nuova del credente.

Quanti uomini e donne nei secoli hanno vissuto illuminati dal Cristo risorto e la loro vita ha espresso la presenza del Signore con segni, parole e carità operosa. Se ci pensiamo bene, la stessa vita Paolina ne è una testimonianza. Segno del Risorto è colui che vive in modo pasquale, che dona la vita, che segue il Maestro per amore, e disponibile all’azione dello Spirito, si fa prossimo. Come non pensare ai primi Paolini e Paoline! Come non soffermarsi su chi, anche oggi, assume generosamente la comunicazione come la sua identità apostolica, comunicazione di pensieri, di gesti, di immagini… di vita, di ciò che il Cristo compie! Questa comunicazione è comunione con il Cristo e con la gente che con noi cammina, condivisione di gioie come di dolori, di speranze alle volte deluse, di doni ricevuti… I segni del Risorto siamo noi quando veniamo interpellati dalla realtà, dalle famiglie, dai giovani, dalla chiesa e creiamo una rete di relazioni che pian piano divengono una comunità solidale.

Pensare alla comunicazione per chi ha celebrato la Pasqua è come immergersi nella storia avendo in sé il germe della vita vera. Pensare alla vita paolina dopo il giorno di Pasqua è lasciare che il Cristo viva in noi segni di resurrezione, segni di santità. In fin dei conti questa comunione è partecipare a quanto compie il Cristo: «Tutto ciò che lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita» (Christus vivit, 1).

Don Domenico Soliman è il Postulatore generale della Famiglia Paolina

A principal marca do comunicador paulino, não está naquilo que ele realiza, mas, naquilo que ele vive enquanto homem de vida interior. Se lhe falta interioridade, todo o seu apostolado, bem como as mil facetas de sua comunicação, tendem à esterilidade. Assim indicava o padre Alberione: “a principal obrigação do homem, do cristão, do religioso e do sacerdote é a oração. Ninguém está seguro da sua vida sem a disciplina interior. Antes de tudo, vida comum interior”.

A oração é a alma do apostolado paulino, sem a qual a palavra comunicada se esvazia e não produz frutos que permaneçam (cf. Jo 15, 16). Da oração surgem o vigor apostólico, a inspiração, a comunhão e o dinamismo necessários para enfrentar os desafios contemporâneos. Por outro lado, quando descuidamos da disciplina interior, a nossa comunicação não passa de palavras ruidosas.

A oração, dizia Alberione, “deve sempre abranger a mente, o sentimento, a vontade e todas as atividades do dia”, ou seja, seria um erro separar a oração do apostolado, do estudo e da pobreza. É a oração que engraxa as rodas do carro paulino e o faz caminhar na direção certa. Sem ela, o carro trepida na primeira dificuldade.

Às vezes caímos na ilusão de achar que a maior contribuição que podemos dar à congregação é o nosso esforço físico, a nossa capacidade de gerir e fazer coisas extraordinárias. No entanto, como dizia Henri Nouwen, “ações que conduzem ao trabalho exagerado, exaustão e desgaste não louvam nem glorificam a Deus”. Em outras palavras, recordava Alberione, “realizam-se mais obras apostólicas com os joelhos (isto é, rezando) do que com os braços”.

A principal contribuição para a Congregação, afirmava o fundador, é a oração. E isto significa, sobretudo, temperar todo o nosso cotidiano com sentimentos e ações que louvem a presença de Deus em nossa vida. Quando perdemos a conexão com o Sagrado que nos habita, a nossa presença se torna insuportável.

O padre Alberione sabia, por experiência própria, que quanto mais cultivamos a vida interior, mais entusiasmo e coragem adquirimos para levar adiante nossa missão. Não há como fugir a essa regra. É a oração que nos indica a medida certa das coisas, inclusive o momento certo de parar e deixar que outros continuem a obra, que é de Deus.

Assim, para o Primeiro Mestre, qualquer projeto, ainda que pareça nobre e grandioso, se não tem como ponto de partida o silêncio interior e a intimidade com o Mestre, cedo ou tarde fracassará. “Maldito o estudo, o apostolado etc., pelo qual se abandona a oração! A oração, portanto, antes de tudo, acima de tudo, vida de tudo”, dizia o padre Alberione.

Com efeito, sem o consolo da oração, Alberione jamais teria se tornado um “profeta da comunicação”. Ele conhecia bem suas fraquezas, tanto quanto a misericórdia divina. Sem a mística do silêncio e do recolhimento, aquele pequeno homem, aparentemente frágil e tímido, jamais teria se tornado esse grande visionário, um verdadeiro especialista em interioridade, sofrimento e humanidade.

Diante do testemunho do fundador podemos, então, nos perguntar: e nós, membros da Família Paulina, como estamos vivendo a dimensão da interioridade? Encontramos tempo para rezar? Há qualidade em nossa oração? As pessoas, ao nosso redor, encontram os frutos de nossas práticas religiosas em nossa maneira de tratá-las? Nesse contexto de vida conectada, quais têm sido nossas prioridades enquanto comunicadores da paz, do amor e da verdade?

Por fim, vale recordar as fortes palavras do fundador quando disse que, “se um dia não houver mais a preocupação pela santidade e nossas casas se tornarem só indústria e comércio, devem ser destruídas”. Para que isso não aconteça, só há um caminho indicado pelo Apóstolo Paulo: “apresentem a Deus todas as necessidades de vocês através da oração e da súplica, em ação de graças” (Fl 4,6) e “sejam alegres na esperança, pacientes na tribulação e perseverantes na oração” (Rm 12,12).

 

* Francisco Galvão é júnior da Província Brasil.

La sezione "In Dialogo" vuole essere uno spazio di formazione, dialogo e interazione tra i membri della Famiglia Paolina di tutto il mondo. Invitiamo, quindi, tutti voi a commentare gli articoli qui pubblicati e anche, per chi se la sente, a inviare un testo da pubblicare. Questi contributi saranno sempre benvenuti per arricchire il nostro... dialogo!

 

 

El año 2018 fue un año especial y muy querido, celebrábamos el centenario de la muerte de nuestro joven hermano Mayorino Vigolungo (1904-1918), aspirante paulino, uno de los primeros frutos de santidad de nuestra Familia. En torno a su figura, preparamos videos, escritos, oraciones, reflexiones, etc. En este mismo año, el papa Francisco declaró Venerable a Carlos Acutis (1991-2006), otro jovencito que durante su vida se empeñó en comunicar el Evangelio sirviéndose de los medios de comunicación. Casi un siglo los separa, los medios que usaron fueron distintos y sus vidas también; pero la pasión por comunicar la Buena Noticia, esa que inflamó el corazón juvenil de cada uno, los hermana y nos interpela, incluso a los que ya les llevamos unos cuantos años.

Mayorino nació en el pequeño pueblo de Benevello; Carlos, por cuestiones laborales de la familia, nació en la cosmopolita Londres. La niñez de ambos fue también distinta: el primero era monaguillo y ayudaba en los trabajos de la familia; el otro, desde los 7 años, cuando hizo su primera comunión, comenzó a acudir a la parroquia con su familia. Mayorino era el líder entre sus compañeritos; Carlos se destacaba por su inteligencia admirable, además de su capacidad de hacer amistad. Ya desde niños, ambos mostraron un amor preferencial por Jesús, por querer estar con él. La adolescencia les haría asumir sus propios caminos.

Mientras que, en Milán, Acutis se adiestraba en el manejo de la Informática y la web; Mayorino se entusiasmó con el proyecto del Padre Alberione y a los 12 años ingresó a la naciente Sociedad de San Pablo en Alba, cuyos inicios fueron muy humildes, abandonados en la Providencia. Carlos se dedicó a la programación, diseño y difusión de páginas web, para propagar la devoción eucarística y mariana; mientras que, en la Escuela Tipográfica, Mayorino trabajaba en la imprenta, para imprimir las hojitas dominicales, para que a todos llegue la Palabra de Dios. Al finalizar sus jornadas, ambos se encontraban con el amigo Jesús, en la oración: “Todo lo hago por el Evangelio” (1Co 9, 23).

¿Cuál era el motivo de tanta entrega? Jesús mismo. Ambos, teniendo los pies bien puestos en la tierra, miraban al cielo. Carlos lo comprendió bien, al decir: “Nuestra meta debe ser el infinito, no el finito. El Infinito es nuestra Patria. Desde siempre el Cielo nos espera”. Mayorino, ya aspirante paulino, siendo consciente de sus fragilidades, afirmaba con humildad al Fundador: “Con ayuda de Dios y bajo la protección de san Pablo, quiero consagrar mi vida entera al apostolado de la prensa”, y con ello, la frase programática para su vida paulina: “Progresar un poquito cada día”.

A ambos los sorprendió la enfermedad y la muerte a corta edad: Mayorino va a la Casa del Padre a los 14 años; Carlos, a los 15. Durante el tránsito de la enfermedad, ambos ofrecieron sus vidas por la Iglesia, por el anuncio del Evangelio. La fama de santidad de ambos no se hizo esperar; por ello, los que los conocieron o escucharon hablar de ellos, hoy los presentan a la Iglesia, como primicias de santidad, modelos de nuevas formas de anuncio del Evangelio… ¡Y son dos muchachines!

Pequeño apóstol de la Prensa uno; Ciberapóstol de la Eucaristía el otro; ambos hermanados por el anuncio alegre de la Buena Nueva. Hoy interceden por los jóvenes, y animan a aquellos que están discerniendo qué hacer con su vida y a quienes inician un camino vocacional. Ambos nos interpelan, nos obligan a renovar la sangre de comunicadores. Por un lado, Carlos nos advierte que: “Todos nacen como originales, pero muchos mueren como fotocopias”; mientras que nuestro Mayorino nos motiva, y con él, le decimos a Jesús y a Alberione: “Si ustedes me dicen que yo puedo, aquí estoy”.

 

* José Miguel Villaverde Salazar é clérigo temporal de la Provicia Argentina-Chile-Paraguay.

 

 

 

 

 

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