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Seg., Fev.

Se dovessimo guardare alla vita del Primo Maestro e pensarlo nella calda estate passata nelle due stanzette di Casa generalizia nei mesi più assolati dell’anno, sicuramente lo vedremmo col rosario in mano o attento a scrutare le ultime notizie riportate dal numero dell’Osservatore Romano che gli porge Fr. De Blasio. Eppure andando a ritroso nel tempo il mese di luglio era segnato da eventi che attestano il sorgere di comunità o di nuove fondazioni nel mondo o che caratterizzano lo spirito misssionario della Pia Società San Paolo e la presenza del Primo Maestro in visita ai suoi nei vari continenti. Così nel bollettino San Paolo del luglio 1936 lui stesso sottolineava l’importanza della presenza paolina nel mondo, specificando che col titolo missionari non andavano intesi soltanto gli evangelizzatori in terra di infedeli, come allora si diceva con una terminologia che oggi troviamo tristemente usata dall’integralismo religioso avverso alla cristianità.

Don Alberione ha dovuto chiarire il concetto di missionarietà paolina per chiarezza con coloro che si apprestavano a sostenere l’opera della Buona Satmpa: “È utile –scrive in quel luglio – che l’espressione “i nostri missionari” o sia evitata o sia spiegata e completata: “Missionari della stampa”, magari in luoghi di missione. Questo per la chiarezza e perché non ci facciano offerte, che nella mente dei donatori siano destinate ai missionari comunemente detti. Ed invece diano ai fratelli, che sono lontani, coloro che comprendono che l’apostolato nostro coopera in Italia al Clero e coopera ai missionari ed ai sacerdoti nelle regioni lontane…La nostra Congregazione dovrebbe portare ovunque la parola di Dio per mezzo delle edizioni, secondo sempre si è desiderato, vivamente. Essa ha un ufficio specifico cui indirizza le sue forze; ma anche nei luoghi di missione, come la Cina, l’India, il Giappone, non esercita il ministero missionario nel senso comune e proprio agli Istituti missionari. Aiutiamo però le missioni, facendole conoscere, eccitando i fedeli a soccorrerle, ed anche stampando per i missionari come in Italia si stampa per i parroci”.

Per il Primo Maestro che si ispirò all’Apostolo, Padre e modello, protettore dei missionari oltre che missionario lui stesso, la missione non aveva né limiti né confini “Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo!” (1 Cor.9,16). Nel prologo introduttivo ad una piccola collana curata dai chierici filosofi egli annotava nel luglio 1935: «L’opera delle missioni è uno degli argomenti più nobili dell’Apostolato-Stampa; uno degli argomenti più graditi al santo Apostolo; mentre è pure uno degli argomenti più conformi all’attività ed ai richiami di Pio XI, chiamato il Papa delle missioni. Tre fini sono da conseguirsi dallo scrittore di cose missionarie: a) illuminare i fedeli sulla necessità, il dovere, l’efficacia delle missioni; b) procurare vocazioni e aiuti, materiali e morali, alla grande opera dell’evangelizzazione degli infedeli; c) eccitare ad una santa crociata di preghiere e sacrifici per le missioni». (San Paolo del 15 settembre 1936)

La risposta vocazionale non tardò a venire, se una ventina di anni dopo nel Collegio Internazionale Paolino a Roma dal 1951-1964 insieme ai 166 italiani, condividono in fraternità la vita che poggia sulle “quattro ruote” anche 55 spagnoli, 18 brasiliani, 11 argentini, 11 indiani, 10 messicani, 10 portoghesi, 10 colombiani, 10 giapponesi, 9 nordamericani, 6 filippini, 4 irlandesi, 3 maltesi, 3 canadesi, 2 tedeschi, e 1 australiano, 1 belga, 1 cubano, 1 inglese.

Non mancano poi nel mese di luglio i ricordi di vari momenti particolarmente significativi. Alcuni entusiasmanti come ad esempio l’arrivo di don Matteo Bernardo Borgogno e don Gaetano Marco Grossi a Manila il 7 luglio 1935 per avviare la fondazione nelle Filippine o la partenza per l’India di don Alfonso Ferrero il 22 luglio 1937 o di Don Valente per l’Inghilterra il 27 luglio 1947 o l’incipit di don Carolla come supervisore del servizio telefonico vaticano il 5 luglio 1948.

Altre memorie riguardavano lo stesso Alberione in visita fraterna ai suoi negli Stati Uniti ed in Canada nel luglio del 1953 o in Colombia e Messico e poi in Portogallo nel luglio del 1963, senza dimenticare poi la visita a sorpresa in Venezuela il 16 luglio del ‘57. Altri ricordi furono vissuti in tono di lotta apostolica come il periodo vissuto da Don Robaldo a Varsavia dal novembre 1934 a luglio 1936, passando poi da lì a Czestochowa, o il drammatico momento vissuto a Bilbao dai missionari paolini durante lo scoppio della guerra civile il 18 luglio 1936 scoppiò la terribile guerra civile con i nazionalisti baschi che costrinse don Costa, don Brossa e don Fossato a rifugiarsi in Francia.

Ricordi di missionari che comunque hanno lottato per la diffusione della Parola di Dio con vero spirito paolino e spronano noi tutti oggi nei Cinque continenti a proseguire l’Opera alberioniana con lo stesso entusiasmo.

Agenda Paulina

23 fevereiro 2020

VII del Tempo Ordinario (verde)
Lv 19,1-2.17-18; Sal 102; 1Cor 3,16-23; Mt 5,38-48

23 fevereiro 2020

* SSP: 1982 a Campinas (Brasile).

23 fevereiro 2020

SSP: D. Leo Sartor (2007) • FSP: Sr. M. Lilia Ranieri (1990) - Sr. M. Silvana Guerriero (1998) - Sr. Clelia Bianco (2000) - Sr. Concettina Borgogno (2003) - Sr. Stefanina Busso (2003) - Sr. Anna Maria Prandi (2010) • PD: Sr. M. Corradina Panella (1996) • IGS: D. Pietro Burgio (1999) - D. Nicola Rutzu (2005) • IMSA: Lina Conte (1983) • ISF: José Guadalupe Paredes (2008) - Maria Permunian (2015).