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Lun, Lug

La parola “Vocazione”

«Il discorso sulla vocazione porta sempre a pensare ai giovani, perché “la giovinezza è la stagione privilegiata delle scelte di vita e della risposta alla chiamata di Dio” (XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Documento Finale, 140). Questo è bene, ma non dobbiamo dimenticare che la vocazione è un cammino che dura tutta la vita. Infatti, la vocazione riguarda il tempo della giovinezza quanto all’orientamento e alla direzione da assumere in risposta all’invito di Dio, e riguarda la vita adulta nell’orizzonte della fecondità e del discernimento del bene da compiere. La vita è fatta per portare frutto nella carità e questo riguarda la chiamata alla santità che il Signore fa a tutti, ciascuno attraverso la sua propria strada» (Francesco, Discorso ai partecipanti al Congresso dei Centri Nazionali per le vocazioni delle Chiese d’Europa, 6 giugno 2019).

Se la si ascolta, la parola “vocazione”, la si vede tessere una fitta rete di connessioni e sollevare in una luce nuova le questioni decisive della vita: la libertà, il desiderio, la scelta, la volontà, l’amore, il futuro, la morte, la persona, la vita, la felicità… È strano pensare che ai giovani sia difficile (o impossibile) parlare di vocazione! Eppure, in loro si sente il grido di molte di queste domande, che brama una risposta o, più semplicemente, di essere ascoltato. È il medesimo anelito che abita il cuore di tutti, di chi crede e di chi no, di chi cerca, di chi cammina in questa storia, fatta per compiere insieme «l’interattivo sogno di Dio» (Francesco, Christus vivit, 289).

Come non riconoscere che questo anelito è un estremo bisogno di senso dentro una realtà che non sembra offrirlo, ma quasi negarlo o farlo morire dentro i tanti drammi che l’umanità attraversa? La sfida per rispondere alla vita è immensa, e accoglierla per essere testimoni del suo Senso è la grande vocazione a cui tutti siamo chiamati. Consapevoli o no, nel cuore di ogni uomo brucia un interrogativo: “Per chi sono io?”. Sapervi, potervi rispondere è come trovare un tesoro in cui è racchiuso il segreto di ogni significato vero del vivere, la sua felicità. Ogni persona che vive su questa terra è un essere vocazionale perché lo sguardo del suo Creatore è uno sguardo vocazionale: come è vero che Dio - il Senso, l’Amore, la Festa, la Gioia… -  è la vocazione dell’uomo, così l’uomo è la vocazione stessa di Dio e la Scrittura lo racconta dalla prima all’ultima sua pagina. La Parola narra una storia di Alleanza tra Dio e l’uomo, tra l’uomo e Dio, una storia vissuta nella storia, nel tempo e nello spazio tra desiderio e realtà, tra pienezza e limite, tra finitudine e grandezza, tra relazione e orfanezza. La vocazione, e ogni vocazione, è una chiamata ad incarnarsi dentro il cammino delle storie personali e della storia della famiglia umana con la consapevolezza e la responsabilità che rispondere o meno, scegliere o meno, è la questione della vita, della sua riuscita o del suo fallimento.

Risuona forte nel cuore l’esortazione chiara, diretta, che il nostro Fondatore diceva alle prime Apostoline di rivolgere alle persone, in particolare ai giovani: «La vita è dono di Dio. Come vuoi usarla?»[1]. In questo tempo storico in cui sembra che i nostri sogni non trovino un loro nome, che grande responsabilità la profezia di suscitarli, sostenerli, aiutare a dare il loro nome e a realizzarli insieme perché, come spesso dice Papa Francesco, «nessuno si salva da solo».

 

Don Alberione e la Vocazione: uno sguardo a partire da Appunti di Teologia Pastorale

Possiamo approfondire il tema della cura di Don Alberione per le vocazioni iniziando dalla sua convinzione di fondo: Dio chiama tutti e a tutti, senza esclusioni, è urgente far giungere il buon annuncio della vocazione e far conoscere le diverse vocazioni. Aiutando ognuno a comprendere quale sia il proprio posto nel mondo e nella Chiesa, lo si aiuta a scoprire la sua verità per un pieno sviluppo e realizzazione di tutta la persona.

Più volte egli ha affrontato l’urgenza di considerare il «problema vocazionale», come lo si definiva in quegli anni. Il suo atteggiamento è profondamente evangelico perché non si ferma all’aspetto problematico del bisogno di vocazioni, anzi trova motivo di maggiore slancio nell’impegno di raggiungere tutti gli uomini, attraverso quello che per lui è il  «lavoro fondamentale nella Chiesa»[2]. Nel periodo pre-conciliare, quando in campo vocazionale si parlava soprattutto di “reclutamento” delle vocazioni, il Primo Maestro ha avuto delle ispirazioni fortemente innovative che hanno anticipato il Concilio Vaticano II. Il suo pensiero si fonda su una chiara teologia della vocazione, per cui egli afferma: «La vocazione è opera del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in un’anima per il bene della Chiesa. Non solo voglio dire la chiamata, ma la corrispondenza e la consumazione nostra in Cristo Gesù fino al cielo. Interviene il Padre: la vocazione non comincia a dodici o a quindici o a vent’anni, ma è nella mente di Dio; è quell’atto di amore particolare quando Padre e Figlio e Spirito Santo convengono, diciamo così, nell’eterno consiglio. Convengono nel pensiero e nella decisione: facciamo un’anima eletta per il bene della Chiesa e a servizio della salvezza di tutta l’umanità»[3].

Per noi Apostoline è spontaneo riconoscere Don Alberione come “profeta” nel campo vocazionale a partire dall’esperienza vissuta con lui dalle prime sorelle e da tutto l’insegnamento che ci ha donato nel consegnarci il carisma vocazionale. Ma è molto bello andare a scoprire come questa attenzione alla chiamata di Dio nella vita di ogni persona, il discernimento e la necessità della formazione delle vocazioni, fossero presenti in lui fin dall’inizio del suo ministero presbiterale e, forse, i presupposti della sua sensibilità vocazionale li possiamo trovare già nella sua storia vocazionale che, come sappiamo, ha attraversato momenti di ombre e di luci.

Guardando a Don Alberione giovane sacerdote, si può ben constatare come la sua storia personale e i primi impegni pastorali che gli sono stati affidati rivelino che anche i suoi formatori e superiori avevano visto in lui i segni di una profonda sensibilità vocazionale: è significativo il fatto che gli sia stato affidato, appena ordinato, l'incarico della direzione spirituale nel seminario e la formazione dei giovani sacerdoti (cf AD 83; 107).

Leggendo in particolare Appunti di Teologia Pastorale, il primo testo scritto nel 1912, ricco di consigli ed esperienza pastorale che Don Alberione vuole comunicare ai giovani sacerdoti della diocesi di Alba, appare evidente come la sua grande attenzione ne abbracci tutti gli aspetti, fino alla pastorale vocazionale. Con la sensibilità di oggi possiamo parlare di evangelizzazione che, nella vita di ogni persona, deve sfociare in un cammino vocazionale come via alla santità.

Ci soffermiamo su una considerazione che Don Alberione fa sul ministero del confessore, nel quale riconosce il delicato compito dell’orientamento vocazionale. Quello che emerge con più forza è il richiamo all'impegno del discernimento: «Si studi accuratamente se si tratti davvero di vocazione: se il risultato sarà affermativo la si dovrà favorire e sostenere con energia; se il risultato sarà negativo sarà dovere dissuadere…»[4]. La pastorale vocazionale attuale è particolarmente orientata al discernimento, quindi alla conoscenza profonda della persona e ai segni dell'azione di Dio nella sua vita. Questa dimensione, come vediamo nel testo, è stata prestissimo presente in Don Alberione ed è il cuore dell’impegno nell’accompagnare in particolare i giovani.

Egli ha dapprima imparato a lavorare su di sé, facendo tesoro di quanto personalmente ha vissuto e maturato fin dai primi anni, anche con la sapiente guida spirituale del can. Francesco Chiesa, e poi l'ha tenuto in grande considerazione nel suo servizio pastorale e nel cammino delle sue fondazioni.

Alcuni pensieri di Don Alberione alle prime Apostoline, comunicati a partire dall’agosto del 1961, possono proprio essere letti in sinossi con Appunti di Teologia Pastorale: «…capacità di conoscere le vocazioni; ci vuole un “occhio clinico” spirituale, vocazionario, un istinto soprannaturale. Ci vuole un dono di Dio, proprio una sua vocazione nuova. Non sempre una che vuol essere religiosa è adatta ad un dato istituto. Occorre distinguere le diverse vocazioni, nei loro vari compiti»[5].

«È una grande scienza! Bene! Si può già fare qualche cosa, ma conoscer la volontà di Dio su un'anima, le attitudini, la psicologia, le abitudini che ha avuto, lo stato spirituale e poi le tendenze o alla vita contemplativa, o alla vita missionaria, o alla vita di scuole e di studi, ecc., perché secondo l'intenzione per la fede, è diventare veramente vocazioniste, Apostoline bene»[6].

La corrispondenza, in Appunti di Teologia Pastorale, è il richiamo a vivere un atteggiamento radicale di fiducia, di gratuità e di libertà, fondamentali in chi opera nel campo vocazionale: «Dio sa bene quali e quanti sacerdoti e religiosi siano necessari alla sua Chiesa. Come padre previdente, provvido dà la vocazione a chi crede: a noi l'obbligo di studiare chi l'abbia, di coltivarla, aiutarla in tutti i modi»[7].

La dimensione vocazionale nel testo non si limita solo al campo dell'orientamento e del discernimento, ma si allarga anche a quello della catechesi vocazionale, dell'evangelizzazione della “bella notizia” della vocazione e delle vocazioni, che chiede a chi vi è impegnato, di avere un cuore universale per accompagnare in una ricerca a tutto campo.

 

L’amore del Primo Maestro per le vocazioni è inventivo, e sono molti i modi di espressione che la fantasia ispirata del Fondatore ha saputo trovare, da quelli più ordinari fino alla fondazione di Istituzioni stabili come l’Istituto Regina degli Apostoli per le vocazioni, la Pia Unione “Preghiera, sofferenza e carità per tutte le vocazioni” e il Santuario Regina Apostolorum in Roma.

È sempre molto attuale quello che egli diceva alle Figlie di San Paolo e poi in vari modi ripetuto alle prime Apostoline, che si esprime come frutto della sua esperienza: «Il problema dell’avvenire… costituisce in fondo il travaglio di ogni anima. È perciò una bella carità aiutare i giovani a porsi la domanda: “E tu che farai?”. Far comprendere ai giovani che se è importante saper scegliere e indovinare bene la propria carriera, il proprio mestiere, è assai più importante la scelta del proprio stato. Pregare e illuminare le anime per la soluzione di questo problema fondamentale è gran cosa, è squisita bontà, è meritoria carità. Lavorare per le vocazioni significa servire la Chiesa. Il problema vocazionario è il principale problema di ogni uomo, è il problema più attuale e urgente della Chiesa»[8].

 

La grazia dell’apostolato vocazionale nella Famiglia Paolina

Seguendo il cammino del nostro Fondatore nell’attenzione continua lungo tutta la sua lunga vita a tutte le vocazioni, non possiamo non sentire un forte respiro ecclesiale e non ritrovare un patrimonio comune che lui ha lasciato in eredità a tutta la Famiglia Paolina, a partire dai principi della spiritualità orientati a vivere e comunicare al mondo Gesù Maestro Via, Verità e Vita. Ogni Congregazione o Istituto della nostra Famiglia trova nelle sue meditazioni forti richiami all’apertura e all’universalità della dimensione vocazionale nel vivere ed esprimere i diversi apostolati. Così diceva alle Figlie di San Paolo: «[…] pregare Maria per tutte le congregazioni religiose e per le vocazioni di tutti gli istituti»[9]. E ai Cooperatori Paolini scrive: «In particolare: Promuovere l’opera delle vocazioni. Preparare le vocazioni, dalle famiglie, dalle Parrocchie. Coltivare le vocazioni, con delicatezza e costanza. Scrivere e illuminare; scegliere i giovani, specialmente in giorni festivi. Oggi scegliere i migliori giovani dai 18 ai 25 anni»[10]. Questa passione vocazionale arriva a noi Apostoline col dono dello specifico carisma vocazionale, in una prospettiva fondamentale che è l’amore alla Chiesa e la stima per tutte le vocazioni che la costituiscono.

Il Fondatore richiama direttamente i riferimenti fondamentali della Famiglia Paolina come dei veri e propri modelli per esercitare l’apostolato vocazionale nella Chiesa.

«Vi sono innumerevoli metodi, insegnamenti che riguardano la coltivazione e la ricerca delle vocazioni. In primo luogo, però, dobbiamo guardare a Gesù, come ha fatto; alla Regina degli Apostoli, cioè dei chiamati all’apostolato, a tutti gli apostolati; e a s. Paolo, il quale ha imitato Gesù così perfettamente e santamente che si può dire: egli è stato veramente il discepolo modello»[11].

Fondamentale è il riferimento a Gesù Maestro Via Verità e Vita, il primo Chiamato e il primo Animatore vocazionale.

«Noi invochiamo Gesù Maestro e, generalmente, nell'invocarlo abbiamo questa intenzione: di vivere la sua vita, quindi diciamo via, verità e vita, cioè tutto il nostro essere. In modo particolare, questo, sia da concentrare nel pensiero e in questo fine: che Gesù sia la nostra via, cioè il modo di cercare e formar le vocazioni. Quando si parla di apostolato, in primo luogo, dobbiamo farlo per noi. Che il Maestro Divino, quando è uscito dalla sua vita privata - sì: “Io sono la Via”, che ci insegni la via che egli ha seguito. Secondo: “Io sono la Verità”: le cose che si devono dire in riguardo alla vocazione, riguardo all'altezza, alla nobiltà, alla preziosità della vocazione, della vita religiosa e dell'apostolato, la verità che persuada. E terzo “la Vita”: che Gesù ci accompagni con la sua grazia e che noi abbiamo tanta grazia nel cuore da attirare le anime a Dio […]»[12].

 

Maria Regina degli Apostoli è un altro riferimento essenziale della spiritualità e del ministero vocazionale della Famiglia Paolina.

«Nella sua totale adesione alla volontà del Padre, nel suo ascolto costante della Parola, nella sua presenza materna accanto ai primi apostoli e discepoli di Gesù, Maria è per noi Apostoline l’ispiratrice continua di tutta la nostra vita»[13].

Maria è così un modello per la nostra risposta vocazionale e per il nostro apostolato.

«Maria è come la madre delle vocazioni, ed è Colei che aiuta la loro formazione. L’apostolato vocazionale, dopo quello di Gesù, si può dire che è iniziato con Maria… Ricordare come Maria aiutò quelle vocazioni di cui Gesù l’aveva fatta madre e come, quanto gli apostoli non avevano imparato e capito in tre anni, lo compresero quando discese lo Spirito Santo, invocato costantemente da Maria e da loro stessi»[14].

«Maria ricevette tutto quel che ebbe di doni, di privilegi per formare il primo Chiamato. Il primo Chiamato, la prima vocazione è Gesù Cristo. Imitate Maria nella sua missione. Ella l'accettò quando disse: “Fiat” (Lc 1,38) e ordinò e tradusse tutta la sua vita in questo lavoro di formazione di Gesù, di accompagnamento di Gesù fino al Calvario. Tradusse tutta la vita in un'azione vocazionaria»[15].

Don Alberione intravedeva la necessità di annunciare il “Vangelo della vocazione” (cf Pastores dabo vobis 34) secondo lo spirito e con l’infaticabilità di san Paolo. Egli ha sempre associato san Paolo alla dimensione vocazionale vedendolo proprio come l’uomo delle vocazioni e come il grande intercessore per le vocazioni.

«In che modo sentiranno la Parola di Dio se non è predicata? Ecco, lo chiede chiaramente san Paolo (cf Rm 10,14-15.17). E come potrà essere predicata se non ci sono le vocazioni che vanno a predicarla?»[16].

«Come per tutta la Famiglia Paolina, così per noi Apostoline san Paolo è padre e maestro, non solo nella comprensione e nell’adesione vitale al mistero di Cristo, che egli ha “pensato” in termini chiaramente “vocazionali”, ma anche nella sua costante ricerca e formazione di uomini e donne chiamati a particolari vocazioni e ministeri a servizio della Chiesa»[17].

Come diceva Don Alberione e secondo la mentalità di san Paolo «le opere si fanno se vi sono le persone, e queste tanto più producono quanto più sono innestate in Cristo»[18].

Non possiamo parlare, poi, di apostolato vocazionale senza far riferimento alla necessaria formazione di una coscienza vocazionale che sia, secondo Don Alberione, illuminata, profonda, operosa[19]. «Nel vostro caso ha da essere creata in voi la coscienza vocazionaria, proprio una creazione nuova, qualche cosa che non c’era, qualche cosa che il Signore vuole dare, qualche cosa che risponde al pensiero di Gesù: “pregate il padrone della messe, che mandi buoni operai alla mietitura” (Mt 9,38)[20]. […] Quando si avrà questa coscienza, l’efficacia sarà chiara»[21]. «Oh! Coscienza vocazionaria avere! E poi formarla negli altri…»[22]. Queste parole del Beato Giacomo Alberione risuonano con viva forza per rileggere e orientare sempre la nostra missione ecclesiale verso un apostolato vocazionale capace di comprendere vie e mezzi nuovi per compierlo efficacemente a servizio della vita e della vocazione di ogni persona. Lo specifico impegno di noi suore Apostoline nella pedagogia e nella pastorale vocazionale, che si esplicano nell’animazione, nell’accompagnamento, nell’orientamento e nel discernimento dei destinatari della nostra missione[23], nasce proprio da una profonda coscienza e sapienza vocazionale, che ha a cuore la fedeltà al progetto personale di Dio su ciascuno.

Riguardo alle modalità concrete dell’orientamento vocazionale, Don Alberione proponeva tre mezzi per comprendere la volontà di Dio: preghiera, riflessione, consiglio:

«a) Preghiera, perché la luce di Dio penetri l’anima. […] b) Pensarci su! La scelta dello stato e la susseguente corrispondenza è il grande problema della vita. Dalla sua soluzione dipende la serenità sulla terra ed ordinariamente l’eterna felicità. […]. c) Consigliarsi. Con persona che sa, che ama, che cerca il vero bene»[24].

 

Una preghiera apostolica: l’Offertorio vocazionale

Pregare è già percepire il bisogno spirituale dell’umanità e la bellezza della chiamata: da parte dell’uomo esprime sensibilità e disponibilità e da parte di Dio fedeltà e grazia. Quando preghiamo: «O Gesù, pastore eterno delle anime nostre, manda buoni operai nella tua messe»[25], partecipiamo in qualche modo all’azione di Dio che chiama e invia, accettando anche i modi e i tempi del Padre nella realizzazione del suo progetto. Si tratta di pregare come Gesù obbediente e offerente se stesso al Padre, di avere il suo stesso sentire (cf Fil 2,11; Eb 5,7-10). Dio ci esaudisce prima di tutto coinvolgendoci nella sua passione per la salvezza di tutti.

Il Fondatore ha anche dato a tutta la Famiglia Paolina una “Preghiera offertoriale” in cui, in parallelo con la preghiera di Gesù (cf Mt 6,9-13; Gv 17) e secondo l’apostolato specifico, si offre la propria vita al Padre per tutti. Affidando alle prime Apostoline “la Preghiera di Offerta per le vocazioni”, Don Alberione diceva che essa “comprende tutti i punti per cui maggiormente pregare e operare”[26]. Possiamo percepire come questa preghiera di offerta sia realmente un orientamento chiaro dell’offerta di sé per la missione vocazionale, prenda totalmente la vita e affondi le sue radici sull’eredità carismatica lasciataci dal Fondatore. È la «sintesi della nostra preghiera apostolica, memoriale quotidiano della nostra vita tutta data e “versata” per le vocazioni»[27].

Questa preghiera di offerta investe tutta la vita facendone una “liturgia” vissuta nel servizio di tutto il popolo di Dio. È una liturgia associata a Gesù-Ostia e offerta al Padre dal quale viene ogni bene per l’umanità.

Per mezzo di questa preghiera, sulla scia del “Padre nostro” del Vangelo, dopo aver adorato e ringraziato il Dio della vita per tutti i suoi doni, si chiede anche oggi al Padre per mezzo di Gesù, per la fame dei giovani e di tutti gli uomini, il “pane della via” che porta al suo regno: che ognuno scopra la strada in cui seguire Gesù e camminare speditamente verso la santità che è amore che accoglie e si dona. E più che mai il nostro tempo ha bisogno di chiamati che siano sale e luce del mondo (cf Mt 5,13-16).

La missione vocazionale, nella sua realtà di annuncio e di offerta, è vissuta in comunione con Gesù, il Maestro con il cuore di Pastore, Via e Verità e Vita, come continuazione della sua missione. E, come nella missione di Gesù, sono presenti la dimensione della preghiera, del dono della vita, della riparazione.

In questa preghiera di offerta vi è l’attenzione a tutto il popolo di Dio, a tutte le vocazioni e a tutto il cammino: dallo sbocciare del seme vocazionale fino al suo compimento; ed è chiaro il richiamo alla responsabilità e alla collaborazione di tutti (famiglia, scuola, comunità cristiana).

L’Offertorio Vocazionale è la “memoria quotidiana” della bellezza e dell’impegno della missione vocazionale alla quale noi Apostoline, per grazia di Dio, consacriamo tutta la nostra vita, ma diventa consegna a tutta la Famiglia Paolina per alimentare e vivere insieme l’apostolato vocazionale.

 

Suor Marialuisa Peviani, apostolina

 

[1] AP 1965, 135.

[2] Bollettino San Paolo, maggio 1949, 2.

[3] Cf FSP54, 131-133.

[4] G. ALBERIONE, Appunti di Teologia Pastorale, Ed. San Paolo 2002, 229-230. Da qui in poi citiamo l’opera con ATP.

[5] AP 1961, 187.

[6] AP 1963, 153.

[7]ATP 382.

[8] FSP57, 207.

[9] FSP47 421.

[10] Bollettino San Paolo, Sett.-Ott.-Nov. 1968, 8.

[11] AP 1958/2, 181.

[12] AP 1958/2, 181.

[13] Istituto Regina degli Apostoli per le vocazioni (Suore Apostoline), Costituzioni. Itinerario spirituale – apostolico – formativo – giuridico (da ora Cost.), 11.

[14] Cost., 94; cf AP VARIA, 292.

[15] AP 1958/2, 34-35.

[16] AP 1961, 187.

[17] Cost., 13.

[18] Bollettino San Paolo, Luglio 1957, Numero speciale p. 3.

[19] AP 1961, 299.

[20] AP 1961,178.

[21] AP 1961, 79.

[22] AP 1961, 192.

[23] Cf Cost., 95-98.

[24] G. ALBERIONE, UPS  I, 218.

[25] Le preghiere della Famiglia Paolina, 28.

[26] Cf AP 1961, 227.  

[27] Cost., 80.

Agenda Paolina

22 Luglio 2024

Festa di S. Maria Maddalena (bianco)
Ct 3,1-4a oppure 2Cor 5,14-17; Sal 62; Gv 20,1-2.11-18

22 Luglio 2024

* FSP: 1922 ad Alba, Teresa Merlo con altre 8 giovani emette la professione religiosa nelle mani di Don Giacomo Alberione assumendo il nome di Tecla.

22 Luglio 2024SSP: Fr. Pietro Gazzano (1998) - D. Aristide Marson (2007) - Fr. Élbio Juvenal Rodrigues Dias (2011) • FSP: Sr. M. Giuseppina Muddolon (1981) - Sr. M. Eugenia Cecchinato (2010) • SJBP: Sr. M. Elisabetta Franchi (1961) - Sr. Mary Edward Parcero (2019) • IMSA: Vita Rotunno (2014) • ISF: Giovanni Marongiu (2004).

Pensiero del Fondatore

22 Luglio 2024

La vita religiosa è una vita di amore... Quando non vive più l’io... allora si ama Iddio con tutto il cuore, non con una parte; con tutta la mente, non con una parte; con tutta la volontà, tutte le forze, non con una parte. Ecco la persona veramente di Dio, cioè religiosa (APD56, 469).

22 Luglio 2024

La vida religiosa es una vida de amor... Cuando se deja de vivir el ego... entonces se ama a Dios con todo el corazón, no con una parte; con toda la mente, no con una parte; con toda la voluntad, con todas las fuerzas, no con una parte. He aquí la persona que es verdaderamente de Dios, es decir, religiosa (APD56, 469).

22 Luglio 2024

Religious life is a life of love... When the self no longer lives... then one loves God with all one’s heart, not with one part; with the whole mind, not with one part; with all the will, all the strength, not with one part. Here is the person truly of God, that is, the religious (APD56, 469).