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Mer, Jui

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«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Questa frase ci assicura la promessa fatta da Gesù ai suoi discepoli: stare sempre con loro. Il suo rapporto di Figlio di Dio con i suoi discepoli, durante il suo ministero in terra, è stato caratterizzato dalla sua sempre pronta attenzione nei loro confronti. Li ha formati a realizzare la sua missione per quando fisicamente non sarà più con loro. Erano felici quando una folla lo acclamava nella Città Santa di Gerusalemme agitando rami d’ulivo e gridando «Osanna! Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore e il Re d’Israele!» (Gv 12,12-13). Ma sarebbero arrivati tre giorni terribili. Il giovedì li ha riuniti nel Cenacolo, con un enorme desiderio di amicizia, al punto da chinarsi e lavare loro i piedi e donarsi come pane «spezzato» e sangue «versato». Quando Gesù pregava nell’Orto, voleva sentire la loro presenza confortante, ma non ci riuscì perché i suoi tre amici preferiti «avevano gli occhi pieni di sonno», lo lasciarono solo con il suo dolore e durante il suo arresto tutti lo abbandonarono. Il Venerdì Santo non lo accompagnarono nel suo cammino verso il Calvario. Con la sua morte pensavano che fosse tutto finito. Pensavano di aver avuto un bellissimo sogno e alla fine avrebbero «messo di nuovo i piedi a terra». Quel Sabato Santo era stato il più triste della loro vita. Non sapevano che Gesù era oltre quella pietra pesante che chiudeva quella tomba. E che, anche senza vita, ha continuato a donarla «scendendo agli inferi», cioè nel punto più basso possibile: ha voluto portare ai limiti estremi la sua solidarietà con gli uomini. Ci saranno poche ore perché gli Apostoli capiscano che Gesù ha mantenuto la sua parola: sarà sempre con loro.

L’Exsultet pasquale canta: «Esulti il coro degli angeli, esulti l’assemblea celeste: un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto. Gioisca la terra inondata da così grande splendore… Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore…». Con questo grido di gioia la Chiesa, celebrando quella notte la solenne Veglia Pasquale, saluta la risurrezione del suo Signore. Non poteva essere diverso, perché l’annuncio della risurrezione di Gesù è la notizia più straordinaria mai sentita sulla terra.

Da quella Pasqua, la presenza del Risorto sarebbe stata diversa. Le prime parole che disse alle donne le quali, come discepole fedeli, si rivolgevano alla sua tomba, furono: «Non temete. Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea; lì mi vedranno» (Mt 28,10); e secondo Luca Gesù disse ai suoi Apostoli: «Pace a voi!» (Lc 24,36); da parte sua, san Giovanni, «il Discepolo amato», scriverà le due volte in cui Gesù rivolge loro lo stesso saluto: «Pace a voi!» (20,19.21). Con questo gli autori sacri indicano che Dio non abbandona i suoi discepoli alle loro proprie forze, specialmente in quei tempi difficili. Dio è fedele e la sua fedeltà si manifesta chiaramente in Gesù. Chi è stato presentato come l’“Emmanuel”, cioè il “Dio con noi”, ora mostra la verità di questa espressione.

Queste parole di Gesù: «Non temete, io sono con voi», mai, come in questo tempo caratterizzato da un panico globale dobbiamo farle realtà nella nostra vita quotidiana, perché vediamo giorno dopo giorno quanti parenti e persone conosciute e sconosciute ci hanno lasciato a causa di questa pandemia. Mi viene alla mente un’omelia tenuta da don Patrick Nshole, paolino della Circoscrizione del Congo, diversi anni fa, nella Sottocripta del Santuario «Regina degli Apostoli», in Roma, dove diceva: «Nella Sacra Scrittura troviamo questa frase, o con parole simili, 365 volte: «Non temere, io sono con te». Ovviamente don Patrick aveva ragione, ma un altro numero dovrà essere aggiunto per renderlo 366 volte. Mi riferisco a quella frase che il Divino Maestro disse al nostro Fondatore e che lui riporta così: «In momenti di particolare difficoltà … parve che il Divin Maestro volesse rassicurare l’Istituto incominciato da pochi anni … infatti, diceva: “Non temete. Io sono con voi...”» (AD 151.152). Il «sogno» qui raccontato deve essere avvenuto nel 1923, quando don Alberione cadde in una grave malattia, dalla quale sembra essere stato prodigiosamente liberato (cfr. AD 152, nota 1). Questa promessa dovremmo renderla presente e avere più fiducia in essa. Gesù mantiene sempre la sua parola: è con noi!.

don José Salud Paredes

Agenda Paolina

16 juin 2021

Feria (v)
2Cor 9,6-11; Sal 111; Mt 6,1-6.16-18

16 juin 2021

* SSP: 1955 inizio in Germania, Remscheid • FSP: 1967 a New Delhi (India) - 1969 a Mangalore (India).

16 juin 2021

FSP: Sr. Lina Zoppi (1985) - Sr. M. Olga Ambrosi (1997) - Sr. Beniamina Maria Miletta (2001) - Sr. M. Giuliana Dalese (2009) - Sr. Faustina Giaretta Parodi (2010) - Sr. M. Carmine Pellicano (2020) • SJBP: Sr. Beatrice Censi (2007) • ISF: Teresa Ceppa (2006).