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Mer, Jui

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Nel nostro cammino verso la celebrazione dell’XI Capitolo generale è opportuno che arriviamo a questo evento con delle certezze, meditate e condivise tra noi paolini. Ci sono elementi nuovi di riferimento che stanno fermentando nell’umanità e nella Chiesa di oggi, da cui può e deve nascere una nuova visione e impostazione della vita religiosa, della missione paolina, in altre parole, una nuova rinascita della Società San Paolo. Ma questi nuovi elementi vanno approfonditi, assimilati e condivisi per tradursi in un progetto congregazionale.

Una cosa è certa. Viviamo in una epoca nuova, che risale a molto tempo prima della pandemia in atto. Conseguentemente, anche la visione del Paolino e della Società San Paolo deve rinnovarsi. Il modello fino ad ora costruito è diventato poco significativo sia a livello di percezione personale che di presenza nella Chiesa e nell’umanità. Non possiamo fare finta di non accorgerci del grande cambiamento in atto che ci interroga, né dobbiamo sottovalutarlo non dedicandogli una giusta e adeguata riflessione.

In questo processo di “metànoia”, non partiamo sprovvisti di indicazioni e di proposte. Tutta l’azione di Papa Francesco, nel discernere il cammino della Chiesa e dell’umanità di oggi, ci offre percorsi nuovi che dobbiamo assumere, se vogliamo continuare a vivere, ad essere voci profetiche e non stanze da museo. Certo, il cambiamento richiesto è radicale, richiede l’acquisizione di una nuova mentalità, richiede processi di sinodalità cui non siamo abituati a vivere, richiede pensiero nuovo, confronti, … Ma questo è vitalità, cioè vivere e non lasciarsi vivere.

Ormai è uso comune parlare di Congregazione in uscita, di Chiesa in uscita. Proviamo a elaborare un percorso che realizzi questa dimensione, senza ridurla ad un semplice slogan.

L’essere in uscita indica e richiede un movimento permanente. Ma ciò che ci fa stare in movimento è l’amore, la passione per Dio e per gli uomini di oggi.

In un cambiamento d’epoca come quello che stiamo vivendo, l’essere in movimento si traduce nella ricerca di un nuovo modello di Congregazione e di Chiesa da creare, un prototipo significativo e comprensibile dell’identità e della missione della Congregazione, della Chiesa, in ascolto dell’umanità di oggi.

E’ un processo nuovo da creare e da avviare e come ogni processo ha i suoi tempi lunghi e ha bisogno di riferimenti e fondamenti su cui costruire questo nuovo modello. Bisogna, però, volerlo. Non nasce spontaneamente solo perché ci ripetiamo continuamente lo slogan, ma va sviluppato con una lenta riflessione su quegli elementi che possono avviare il cambiamento. E tale riflessione va condivisa, va cioè arricchita e sostenuta da tutti quelli che fanno parte della Congregazione o della Chiesa. Sono le persone che vanno rigenerate.

Scopriamo, allora, il primo fondamento di questa nuova visione: considerarsi ed essere un popolo, un corpo unico. Ci dobbiamo chiedere se come Congregazione ci sentiamo e siamo un popolo, un corpo unitario, qual è la qualità della nostra appartenenza a questo corpo unico, cosa ci manca e cosa dobbiamo attivare per sentirci parte di questo popolo unico. La riflessione su questo tema non è marginale ma dà fondamento al nuovo che si vuole costruire. La Chiesa stessa volendo rigenerarsi è partita dal presentarsi e identificarsi come popolo di Dio, rifacendosi alla storia della Salvezza, nella quale Dio si sceglie e comunica con il “suo popolo”. Il modello nuovo di Congregazione che si vorrà costruire trova in questa dimensione il fondamento e il senso profondo di tutti quegli elementi di novità che la dovranno caratterizzare, di cui tanto si parla: sinodalità, ascolto, confronto, dialogo …

Il secondo elemento, che è connaturale e si innesta sul primo, è quello di vivere, essendo un corpo unico, nella piena comunione tra tutti i suoi membri.

Non può esserci una Congregazione “in uscita” se prima non vive la comunione al suo interno, comunione che nasce, si crea e viene donata frequentando la duplice mensa della Parola e dell’Eucaristia, con un movimento di andata e ritorno: alla Parola e all’Eucaristia portare il nostro vissuto e discernerlo alla sua presenza; dalla Parola e dall’Eucaristia far sgorgare la nuova vita e le nuove relazioni del quotidiano. Prima di “uscire” bisogna “entrare”, cioè stare dentro, coltivare questa intimità con Dio e stare dentro a ciò che passa nell’animo dell’uomo di oggi.

Prima di “uscire” bisogna “entrare” e dimorare nella Parola e nell’Eucaristia, che sono a fondamento per creare vera unità e comunione.

Solo se questo avviene, potremo: 1° avere qualcosa da comunicare all’umanità, perché prima la stiamo vivendo e sperimentando dentro la Congregazione e 2° avere quello zelo e quello spirito missionario, di cui San Paolo ne è il campione, per uscire e comunicare all’umanità l’esperienza buona che abbiamo sperimentato e vissuto in comunità.

 

* Don Vito Fracchiolla, Vicario generale della Società San Paolo

 

Agenda Paolina

16 juin 2021

Feria (v)
2Cor 9,6-11; Sal 111; Mt 6,1-6.16-18

16 juin 2021

* SSP: 1955 inizio in Germania, Remscheid • FSP: 1967 a New Delhi (India) - 1969 a Mangalore (India).

16 juin 2021

FSP: Sr. Lina Zoppi (1985) - Sr. M. Olga Ambrosi (1997) - Sr. Beniamina Maria Miletta (2001) - Sr. M. Giuliana Dalese (2009) - Sr. Faustina Giaretta Parodi (2010) - Sr. M. Carmine Pellicano (2020) • SJBP: Sr. Beatrice Censi (2007) • ISF: Teresa Ceppa (2006).