07
Ven, Ago

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Il titolo dato a questa riflessione potrebbe trarre in inganno e far pensare a uno scritto riservato e rivolto solo ai Paolini. La ricerca costante della propria identità riguarda ogni persona a cui sta a cuore dare un senso alla propria vita e far sì che essa venga vissuta e spesa sulla base di una decisione personale responsabile, non massificata o umorale. Qualcuno ha definito la vita come il tempo trascorso tra una decisione e l’altra, e quello che stiamo vivendo oggi è, appunto, il tempo delle decisioni. Viviamo un periodo in cui è facile smarrirsi, non capire cosa sta succedendo, dove stiamo andando. A livello sociale con la pandemia, ma anche a livello ecclesiale, congregazionale si stanno verificando eventi che ci pongono interrogativi esistenziali ma anche possono offuscare e rendere fragili i pilastri sui quali abbiamo fino ad ora costruito le ragioni di senso della nostra vita e del nostro essere nel mondo. Ma ci rendiamo anche conto che la crisi generalizzata che stiamo vivendo in tutti gli  ambiti ci offre ed è foriera di opportunità e di cambiamenti che possono determinare una nuova rinascita della persona, della società, della Chiesa, della congregazione. E’ tempo di svegliarvi, è questo il giorno fatto dal Signore, è questo il tempo di seminare una nuova stagione.

Papa Francesco nella esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” al n° 26 riprende un pensiero di Paolo VI che dice: “La Chiesa deve approfondire la coscienza di se stessa, meditare sul mistero che le è proprio … Deriva da questa coscienza un desiderio di confrontare l’immagine ideale della Chiesa, quale Cristo vide, volle ed amò … e il volto reale, quale oggi la Chiesa presenta”.

Questo stesso pensiero va applicato in modo costante e illuminativo anche alla nostra realtà congregazionale, per mantenere viva la fonte del nostro carisma fondazionale ma, nello stesso tempo, dare concretezza a ciò che rischia di rimanere solo uno slogan, cioè, la lettura dei segni dei tempi, l’incarnazione oggi del nostro carisma per la Chiesa e per l’umanità.

Tutto questo richiama e porta la nostra riflessione sulla coscienza che abbiamo della nostra identità personale, perché se non c’è una chiara, trasparente, visibile e credibile identità non ci può essere fervore apostolico né profondità spirituale. Quando l’identità personale e la missione non si radicano nell’“io” della persona, la missione diventa un’appendice subordinata a molte altre esigenze personali. Questo sincretismo di tante pulsioni che possono governare la persona impedisce di dedicarsi interamente alla vocazione scelta, ne smorza l’entusiasmo poiché è vissuta senza una ferma e chiara decisione. E con le sfide che la contemporaneità ci presenta, a volte ci sembra che tutto stia andando in rovina, che non valga la pena di impegnarsi, che non ci sentiamo pronti ad affrontare il cambiamento d’epoca. Ci si rassegna, allora, dicendoci che quanto noi possiamo fare è ben poca cosa e che non saremo noi a cambiare il mondo.

In questo tempo incerto, precario e confuso, laddove può prevalere la scelta di stare alla finestra a guardare la storia che passa o cosa fanno gli altri, è indispensabile che ciascuno riconosca e assuma la specifica missione che Dio gli ha affidato, consapevole che tale missione è necessaria al mondo e alla sua comunità di appartenenza.

Parlando di consapevolezza della propria missione e di chiara identità personale dobbiamo riportare la riflessione nel nostro ambito paolino. E il Paolino si definisce per la risposta ad una chiamata fatta da Dio nei suoi confronti fin dal seno di sua madre: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. Tale risposta si concretizza in una vita di consacrazione, vissuta in comunità, per la missione paolina, con uno stile di vita trasparente, coerente e credibile.

Questa è e rimane l’opzione fondamentale di vita. Ma sappiamo bene che dentro questa risposta vocazionale, il Signore chiama ciascuno di noi ad altre “missioni” che, per comodità, chiamo “occasionali” non per diminuirne la portata ma per dire che spesso queste missioni dipendono e sono richieste dalle circostanze, dall’ambiente … in cui ciascuno di noi è chiamato a vivere la propria realtà quotidiana, che completano la grande opzione fondamentale paolina che ciascuno di noi ha fatto. Per esempio, ci possono essere fratture in una comunità per le quali uno è chiamato a dare il suo contributo fattivo per farle superare; ci possono essere due confratelli che non si parlano da molto tempo per cui uno è chiamato come missione a farli riconciliare; c’è la missione di diffondere la gioia e il sorriso in un ambiente triste e nervoso; c’è la missione di dar valore e accogliere ogni persona in un ambiente anonimo e scorbutico.

Non pensiamo solo alla grande “missione paolina” che, certo, deve dare il colore a tutto; individuiamo e riscopriamo anche le missioni specifiche particolari cui uno è chiamato personalmente perché ha talenti particolari, perché ha sensibilità che altri non hanno, e tutto questo come iniziativa e decisione personale nascosta, senza molti strombazzamenti, convinti che il bene fatto, pur se piccolo, è contagioso, migliora la qualità della vita nostra, della comunità, della società.

A nessuno si può chiedere che risponda a tutte le attese e le necessità della congregazione, della comunità, dell’umanità; ma ognuno deve poter dare il proprio contributo con generosità, in forza di una convinta opzione che fa mettere in campo tutte le energie disponibili, evitando chiusure in se stessi che non generano vita.

“Solo mettendo a fuoco la questione dell’identità, per assumerla a fondo, potremo caricare di profondità spirituale e di fervore le nostre attività. Infatti, questa qualità spirituale emerge solo quando un compito è assunto come una missione importante per il mondo, e lo si vive come parte integrante, fondamentale della propria identità personale” (Victor Manuel Fernàndez: Contemplativi nell’azione, attivi nella contemplazione, Edizioni San Paolo, 2014, pag. 118).

 

* Don Vito Fracchiolla, Vicario generale, è il Delegato generale per gli Istituti Aggregati e i Cooperatori Paolini.

 

Agenda Paolina

07 Agosto 2020

Feria (verde)
San Sisto II, papa, e compagni, martiri
S. Gaetano da Thiene, sacerdote

Na 2,1.3; 3,1-3.6-7; Cant. Dt 32,35-36.39.41; Mt 16,24-28

07 Agosto 2020

* 1915 ad Alba benedizione del primo Tabernacolo della Famiglia Paolina.

07 Agosto 2020

SSP: D. Stanislao Crovella (1999) - D. Miguel Fernández (2001) - D. José João Crisóstomo Pereira (2011) • FSP: Sr. M. Silvana Zappellini (1978) - Sr. M. Attilia Messina (2003) - Sr. Lorencina Smiderle (2004) - Sr. M. Laura Ossoli (2013) • SJBP: Sr. Bernardetta Olivieri (2002) - Sr. Franca Bartolini (2012) • IGS: D. Antonio Mazzitti (2019) • IMSA: Pilar Mancenido (1990) • ISF: Maria Matticchio (2009) - Antonino Micco (2011).