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Jue, May

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Incontro dei responsabili dei Centri di Spiritualità Paolina – Roma 14-17/09/2019

SPIRITUALITÀ PAOLINA – PUNTI ESSENZIALI E IL SUO RUOLO NELLA VITA APOSTOLICA PAOLINA

 


 

Don Bogusław nell’affidarmi questo tema chiedeva di dare “qualche indicazioni per riscoprire la nostra proposta carismatica per formare paolini-apostoli” e “per formare i membri della Famiglia Paolina e altri cristiani alla base dell’eredità del nostro Fondatore”.

Ha anche precisato che “tutti i presenti alla riunione conosceranno già la nostra spiritualità” e “quindi non cerchiamo una lezione della spiritualità paolina come tale, ma la sua importanza nel mondo di oggi e la risposta che dà agli uomini e donne di oggi”.

Ho pensato subito che non ero capace di affrontare tale tema così arduo, sia per la mia impreparazione, sia per gli impegni che già avevo preso in questo tempo.

Per non declinare subito l’invito mi son detto che il mio contributo poteva solo ricordare alcune coordinate della nostra spiritualità in vista degli apporti che i partecipanti all’incontro potrebbero offrire sul tema e costituirebbero alcuni dei frutti dell’intero convegno.

I - Punti essenziali della spiritualità paolina

In primo luogo l’espressione spiritualità paolina in una verifica negli scritti del Beato Giacomo Alberione.

I.1 – La terminologia in uso

È necessaria l’avvertenza che l’uso della denominazione “spiritualità paolina” è piuttosto recente negli scritti di Don Alberione e ha una frequenza inferiore a quella di altre espressioni come “vita spirituale”, “vita interiore” “spirito paolino”. Pur con alcuni limiti, l’Opera Omnia Multimediale ne permette una provvisoria rassegna.

Considerando isolatamente i vocaboli: vita occorre 20.083 volte; spirituale, 3.840; interiore, 1.207; spiritualità, 399; paolina, 1.310; spirito, 9.695; paolino, 715.

Oltre i singoli vocaboli, si può verificare anche le espressioni qui in riferimento, secondo i destinatari degli insegnamenti del Fondatore. È da notarsi che, nell’Opera Omnia, i totali di occorrenze sono, alle volte, discordanti, quando si fa la ricerca per gruppi (= qui, totale gruppi) o quando si fa solo la “ricerca nel testo” (= qui, totale generale):

 

 

SSP

FSP

PDDM

SJBP

AP

FP

TOTALE GRUPPI

TOTALE GENERALE.

Vita spirituale

161

152

70

84

41

64

542

551

Vita interiore

78

123

66

58

31

36

392

384

Spirito paolino

39

158

12

3

9

15

236

228

Spiritualità paolina

6

24

4

4

9

4

51

44

Pietà paolina

19

30

1

1

 

 

51

56

 

SSP

FSP

PDDM

SJBP

AP

FP

TOTALE GRUPPI

TOTALE GENERALE.

Pietà

1270

1119

339

518

227

691

4164

3875

Lavoro spirituale

62

190

44

83

37

33

449

434

Gradi di orazione

4

4

14

6

2

 

30

30

Scuola di spiritualità

 

1[1]

 

2

 

 

3

3

Via, verità,vita

1153

829

280

158

106

553

3079

2969

Metodo paolino

4

10

1

 

 

 

 

 

 

In questa tabella non è stato incluso il termine “carisma” poiché a quanto sembra il Fondatore l’ha usato un'unica volta, nei suoi appunti nell’Aula Conciliare[2].

I.2 – I punti essenziali

Un quadro di riferimento circa i punti essenziali della Spiritualità paolina lo troviamo in Abundantes divitiae gratiae suae, nei numeri 93-100, sullo Spirito paolino.

Questo testo presenta per primo la fondamentale sintesi: “La Famiglia Paolina aspira a vivere integralmente il Vangelo di Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, nello spirito di San Paolo, sotto lo sguardo della Regina Apostolorum” (AD 93). Specifica subito che si tratta della ‘vita in Cristo-Maestro e nella Chiesa”, nutrendosi della Parola e dell’Eucaristia, secondo lo Spirito di San Paolo, che “si rileva dalla sua vita, dalle sue lettere, dal suo apostolato” ed “Egli è sempre vivo nella Dogmatica, nella Morale, nel culto, nell’organizzazione della Chiesa” (Cfr AD 94-95).

Don Alberione indica in seguito che questo “Spirito paolino” si trova codificato in tre fondamentali articoli delle Costituzioni: art. 154, sulla Pietà (AD 97); art. 177, sullo Studio (AD 98); art. 224, sull’Apostolato (AD 99).

Il n. 100 di AD, invece, rimanda implicitamente ai due primi articoli delle Costituzioni, sulla consacrazione e la missione, aggiungendo anche l’immagine pedagogica delle quattro ruote.

I primi due articoli delle Costituzioni, insieme quelli citati esplicitamente in AD 93-100, ci rimandano ai punti essenziali propri della spiritualità e della vita apostolica paolina, richiamati con forza già nell’udienza concessa da Pio XII al Fondatore, il 12/07/1941, subito dopo il Decretum Laudis e l’approvazione delle Costituzioni, il 10 maggio di quell’anno.

Don Alberione stesso racconta i vari passaggi dell’udienza e termina con un’esortazione di grande attualità per il nostro incontro:

«Sono venuto a compiere per la Pia Società S. Paolo e per me il dovere di ringraziare V. Santità per averci benevolmente accordato il “Decretum Laudis” e l'approvazione pontificia delle Costituzioni». [….] Di queste Vi offriamo una copia in omaggio, giacché racchiude i propositi e la volontà nostra che mettiamo nelle mani di Colui che è il Massimo Superiore sul piccolo nostro Istituto e su ciascuno di noi».

Il Papa gradì l'omaggio... diede uno sguardo generale, poi si fermò sui primi due articoli che riguardano il primo e secondo fine della Pia Società S. Paolo, e disse: «L'apostolato della stampa è molto necessario! che sia sempre apostolato...So dei periodici e dei libri vostri e mi compiaccio tanto, tanto. Servite bene il Signore e la Chiesa». «La stampa nostra ha carattere morale - religioso, come quella che viene da Sacerdoti e da Istituto religioso», dissi. […]

Inoltre manifestai al Santo Padre quanto nella Pia Società S. Paolo si preghi, si studi e si ispiri l'apostolato al Divino Maestro, Via, Verità, Vita. Molto approvò ed incoraggiò l'ora di adorazione che si pratica nella Pia Società S. Paolo ad onore del Maestro Divino. […]

Domandai quindi al S. Padre una parola che ci servisse come direttiva in tutta la nostra vita, e da riferire ai Fratelli: «Sì, – rispose con energia, e guardando con quegli occhi scintillanti e penetranti, suoi proprii, – ricordate: vita interiore, coltivare lo spirito di pietà, soprattutto la vostra santificazione». Gli assicurai che i Sacerdoti riuniti per gli Esercizi Spirituali pochi giorni prima a Roma ed Alba avevano appunto presa questa risoluzione: «Ne sono molto contento», continuò con il fervore onde Pio XII appare animato nelle sue ispirate omelie e discorsi; «Vita vestra est abscondita in Christo, secondo S. Paolo; qui sta il principio dell'Apostolato; da questa vita interiore prende vigore ed efficacia ogni opera di zelo; ed essa ancora ne assicura il frutto eterno per noi e per le anime. Se vi è questa vita, ancorché si faccia un po’ di meno, si ottiene di più... che se pure si ottenesse poco, voi avreste sempre il vostro merito ed il vostro premio eterno: meditatelo, praticatelo, predicatelo sempre a tutti ed ai vostri specialmente: “Vita interiore” prima di tutto e soprattutto». Risposi: «Se tale fu la conclusione dei nostri Esercizi SS. e tale è il pensiero che subito V. Santità sentì di doverci dire, è facile comprendere che ciò è opera dello Spirito Santo che ispira il Papa e parla a ciascuno nel raccoglimento degli Esercizi. Ascoltiamo con gioia, Santità». [...]

Cari Fratelli, questa cronaca è tutto un insegnamento ed una vita. «Vita interiore» sia la nostra luce, conforto santificazione; e come la parola d'ordine per la Pia Società San Paolo e per ciascuno di noi, sempre»[3].

Con questo stesso spirito fu accolta da Don Alberione l’approvazione definitiva delle Costituzioni, avvenuta il 27 giugno 1949, e lo manifestò in una Accademia celebrativa il 25 gennaio 1950:

“Il principio informativo: Congregazione si può paragonare ad un carro che cammina sopra quattro ruote: pietà, studio, apostolato, povertà.

Egli [San Paolo] è Dottore delle Genti. Nazioni passate e odierne. Da Casa Madre, in Alba, avevamo di mira specialmente l’Italia. La ragione per cui ci siamo trasferiti a Roma è questa: stare vicini alla Cattedra di Pietro, nel centro della Cristianità, guardando alle altre nazioni.

Docete omnes gentes con i mezzi moderni: non lo sviluppo di una industria o di un commercio, ma l’apostolato, seguendo e dando Gesù Cristo Via, Verità, Vita.

L’Istituto, secondo lo spirito dichiarato meglio nelle definitive Costituzioni, segue i tempi, si ispira ad una sana modernità, nello spirito di Gesù Maestro: in Christo et in Ecclesia: cerca le anime[4].

Vediamo, perciò, che fin dalla prima Approvazione e dalla Approvazione definitiva delle Costituzioni sono ben evidenziati i punti essenziali della spiritualità paolina: ispirandosi ad una sana modernità e seguendo e dando Gesù Cristo Via, Verità e Vita, evangelizzare tutti i popoli, sulle orme di San Paolo, “in santità, in Cristo e nella Chiesa” (AD 30.

I.3 – Il metodo paolino di spiritualità e vita apostolica

Dopo un lungo itinerario d’insegnamenti e proposte, a partire dal Mese a San Paolo (1918), al Mese al Divin Maestro (1924), ai libri del Canonico Francesco Chiesa (1926 in poi), all’itinerario spirituale del Donec formetur (1927 in poi), all’Apostolato stampa (1931 in poi), al Via Vitae Via Humanitatis (1947), all’Introduzione al libro Gesù Maestro, di don Lamera (1949), all’Abundantes divitiae (1954), al Progetto di Enciclopedia (1959), Don Alberione ha potuto ribadire con forza il Metodo Paolino:

“Cominciamo stamattina a trattare l'argomento che mediteremo anche nei giorni seguenti: come seguire Gesù Maestro Via, Verità e Vita. Come seguirlo nella nostra pietà, nella formazione religiosa paolina, nell'apostolato. Il nostro metodo non è il «nostro» soltanto, perché non è un metodo riservato, ma è il Metodo, quello che Nostro Signore ha insegnato con la sua vita stessa. Noi abbiamo da portare tutto l'uomo a Dio. Non possiamo farlo cristiano soltanto nella mente, o cristiano solo nei sentimenti, o cristiano soltanto nella preghiera o nelle opere. È necessario che l'uomo viva Gesù Cristo con tutto il suo essere e in tutto il suo essere, giacché Cristo è l'unica Via per andare al Padre. Dobbiamo fare cristiano tutto l'uomo!...

Il metodo paolino è il Metodo Unico. Abbiamo poi da considerare come il modo di pensare, di operare e di vivere la vita paolina è per noi obbligatorio anche in forza delle Costituzioni. Nelle Costituzioni si dice, infatti, che tutta la pietà deve essere informata a Gesù Maestro Via, Verità e Vita; così la vita stessa religiosa; così lo studio; così l'apostolato, ecc. Questo è lo spirito della Congregazione! Questo è lo spirito paolino. Noi, nella vita paolina, dobbiamo soltanto (e non è poco) realizzare la vita di Gesù Cristo nel modo più perfetto possibile. Non abbiamo delle specialità, ma dobbiamo soltanto vivere e far vivere Gesù Cristo così com'è: Via, Verità e Vita!”[5].

I.4 –Il metodo paolino e il modello triadico del Fondatore

Percorrendo gli insegnamenti del Fondatore è fuori dubbio che un modello triadico informa il suo pensiero e struttura il metodo paolino[6].

Questo metodo, infatti, fondato in Gv 14,6, ha per centro Cristo Verità, Via,Vita e informa tutte le dimensioni della vita paolina, ad esempio:

  • Il Metodo: VERITÀ – VIA – VITA;
  • Che informa la pietà, lo studio, l’apostolato;
  • La persona che si compone di mente – volontà – cuore;
  • Il cammino spirituale visto come Via Purgativa – Illuminativa – Unitiva;
  • L’apostolato che si compone de tre parti: redazione – tecnica – propaganda;
  • Oggetto dell’apostolato: il dogma – la morale – il culto;
  • Tre esigenze dell’apostolato: sentire con Gesù – con la Chiesa – con San Paolo.

Una presentazione sintetica, molto significativa, del modello trinitario-triadico di Alberione si trova nel libro Gesù Maestro Via Verità e Vita, di Stefano Lamera, che più volte a assicurato che lo schema riassuntivo sia stato composto da don Alberione (V. allegato N. 1).

Essendo fuori dubbio la struttura triadica del pensiero e del metodo paolino, nasce, per la ricezione della spiritualità paolina, la questione di come comporre nella pedagogia del metodo l’immagine quadripartita del carro: pietà, studio, apostolato, povertà.

II – L’itinerario di ricezione della spiritualità paolina

Per tratteggiare il ruolo dei punti essenziali del metodo paolino nella vita spirituale e apostolica paolina oggi sembra importante considerare il suo itinerario di ricezione nel dopo Fondatore.

II.1 – L’avviamento della Famiglia al dopo Fondatore

Alle porte dell’apertura del Concilio Vaticano II, Don Alberione ha applicato il metodo paolino per presentare i grandi punti a essere presi in considerazione dai Padri Conciliari:

“Questo Concilio è il grande fatto storico religioso del nostro secolo. È un esame che la Cristianità fa su di sé stessa: riflettendo su molti punti; ma che possono ridursi a tre:

  1. a) Quanto oggi la vita cristiana è praticata, conformata al Vangelo; quanto questa vita è oggi vissuta nel mondo; quanto ancora manca; quali mezzi per una santa purificazione ed elevazione in Gesù Cristo Maestro: «Siate perfetti come è perfetto il Padre Celeste»; «Imparate da me; «Io sono la Via».
  2. b) Quanto è diffusa la dottrina di Gesù Cristo, come accettata, come intesa e conservata nella sua integrità e purezza del mondo; quali i mezzi perché conquisti tutte le menti, secondo il mandato di Gesù Cristo Maestro alla Chiesa «docete omnes gentes»; «haec est vita aeterna ut cognoscant te, solum Deum verum, et quem misisti Iesum Christum; «Ego sum Veritas».
  3. c) Quanto e come si prega in Christo et in Ecclesia, in «spiritu et veritate»; quanto e come produca frutti di vita di grazia, di veri figli di Dio e suoi eredi, coeredi di Gesù Cristo; come si realizzi sempre più «Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà». Difficoltà, perfezionamento, attuazione pratica. «Oportet semper orare et numquam deficere»; «Quodcumque petieritis Patrem in nomine meo hoc faciam». «Ego sum Vita»[7]

Abbiamo, ad opera di don Andrea Damino[8], una preziosa presentazione del lavoro del Fondatore come Padre Conciliare.

In realtà il Concilio Vaticano II coincideva con gli ultimi tempi della vita di Don Alberione, aprendo il difficile passaggio al dopo Fondatore, affidato al Capitolo Generale Speciale e Ordinario 1969-1971. I Capitolari si sono trovati totalmente impreparati quanto alla documentazione carismatica e all’applicazione del metodo paolino nella rilettura del carisma. Ciononostante, essi hanno consegnato dei Documenti capitolari assolutamente notevoli. Ma già durante i lavori capitolari si è manifestata una crise esattamente quanto al metodo paolino, diffusa e duratura, anche in altre congregazioni della nostra Famiglia Paolina. Anche la figura del Fondatore, dopo la morte, è entrata in un lungo purgatorio. Da allora ad oggi si è fatto un buon cammino, con l’allestimento degli archivi, con l’Opera Omnia Multimediale, la pubblicazione dei volumi dell’Opera Omnia, i Corsi sul Carisma e la realizzazione del Seminario sull’Eredità carismatica, su Gesù Maestro, su San Paolo, sull’editoria paolina.

II.2 – Don Alberione come “San Paolo oggi vivente”.

Il superamento della crisi sul metodo paolino ha avuto un buon incentivo negli insegnamenti di Giovanni Paolo II e nelle pubblicazioni, in Italia, su Gesù come Via, Verità e Vita. La crisi su la figura di Don Alberione ha avuto un momento di affievolimento in occasione della beatificazione. Ma non si è fatto molto perché crescesse il movimento di gruppi che venivano a venerarlo nella Sotto cripta del Santuario Basilica Regina Apostolorum, così non ha avuto seguito duraturo. Magari sia arrivato il tempo per la Famiglia Paolina di ritrovare “il nocciolo della spiritualità delle generazioni”, per “essere radicali nella profezia”, trovandola nel nostro Fondatore, come esorta Papa Francesco:

“La radicalità della profezia dobbiamo trovarla nei nostri fondatori. Loro ci ricordano che siamo chiamati a uscire dalle nostre zone di conforto e sicurezza, da tutto quello che è mondanità: nel modo di vivere, ma anche nel pensare strade nuove per i nostri Istituti. Le strade nuove vanno cercate nel carisma fondazionale e nella profezia iniziale. La radicalità della profezia dobbiamo trovarla nei nostri fondatori. Loro ci ricordano che siamo chiamati a uscire dalle nostre zone di conforto e sicurezza, da tutto quello che è mondanità: nel modo di vivere, ma anche nel pensare strade nuove per i nostri Istituti. Le strade nuove vanno cercate nel carisma fondazionale e nella profezia iniziale”[9].

Quale la profezia di Don Giacomo Alberione?

Quella di essere San Paolo oggi vivente nella Chiesa[10]. Possiamo interpretare in questo senso quella “beatificazione ante litteram” da parte di Paolo VI:

“Sorge spontanea la domanda: come ha fatto la Pia Società San Paolo ad affermarsi in modo così cospicuo ed in un tempo così breve?

Ci sembra facile la risposta, anche se rimane sempre ancora piena di segreti; i segreti delle opere del regno di Dio. Due fattori, pare a Noi, hanno concorso ad ottenere questo magnifico risultato, che altri ne promette: due volontà, quella d’un uomo e quella di Dio, quella d’un umile e fedele servitore e quella paterna e prodiga del Signore, il Quale ha certo benedetto in misura singolare la grande impresa della Pia Società San Paolo. E poi voi Ci capite: dobbiamo al vostro fondatore, qui presente, al caro e venerato Don Giacomo Alberione, la costruzione del vostro monumentale Istituto. Nel nome di Cristo, Noi lo ringraziamo e lo benediciamo. Eccolo: umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera all’opera (secondo la formola tradizionale: «ora et labora»), sempre intento a scrutare i «segni dei tempi», cioè le più geniali forme di arrivare alle anime, il nostro Don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con mezzi moderni. Lasci, caro Don Alberione, che il Papa goda di codesta lunga, fedele e indefessa fatica e dei frutti da essa prodotti a gloria di Dio ed a bene della Chiesa; lasci che i suoi figli godano con Noi e che oggi le esprimano, come forse non mai, la loro affezione e la loro promessa di perseverare nell’opera intrapresa[11].

Per la Famiglia Paolina le “strade nuove vanno cercate nel carisma fondazionale e nella profezia iniziale”, vissuta dal Fondatore: la sua santità da essere accolta, coltivata, testimoniata, anche mediante un grande impegno nel promuovere la sua causa di canonizzazione. La santità di Don Alberione trova il suo migliore volto se caratterizzata come chiamata personale ad “essere San Paolo oggi vivente” e, a sua volta, impegno a trasmetterla alla sua famiglia religiosa:

“La riconoscenza più viva va a Gesù, Maestro Divino, nel suo Sacramento di luce e di amore; alla Regina Apostolorum Madre nostra e di ogni apostolato; a S. Paolo Apostolo, che è il vero Fondatore dell’Istituzione. Infatti egli ne è il Padre, Maestro, esemplare, protettore. Egli si è fatta questa famiglia con un intervento così fisico e spirituale che neppure ora, a rifletterci, si può intendere bene; e tanto meno spiegare.

Tutto è suo. Di Lui, il più completo interprete del Maestro Divino, che applicò il Vangelo alle nazioni e chiamò le nazioni a Cristo. Di Lui, la cui presenza nella teologia, nella morale, nell’organizzazione della Chiesa, nelle adattabilità dell’apostolato e dei suoi mezzi ai tempi è vivissima e sostanziale; e rimarrà tale sino alla fine dei secoli. Tutto mosse, tutto illuminò, tutto nutrì; ne fu la guida, l’economo, la difesa, il sostegno; ovunque la Famiglia Paolina si è stabilita”.

Non è avvenuto come quando si elegge un protettore per una persona, o istituzione. Non è che noi lo abbiamo eletto; è, invece, San Paolo che ha eletto noi. La Famiglia Paolina deve essere San Paolo oggi vivente, secondo la mente del Maestro Divino; operante sotto lo sguardo e con la grazia di Maria Regina Apostolorum” [12].

II.3 – Don Alberione docente nella Chiesa

Papa Giovanni XXIII, nell’udienza a Don Alberione e ai Paolini, al termine dei trenta giorni di Esercizi Spirituali, il 30 aprile 1960, ha affermato che “Le opere della Società S. Paolo camminano sulla scia del Cottolengo, con la differenza che, mentre quelle erano ispirate alla carità, queste si volgono di preferenza all’intelligenza. Sono ispirate all’amore per la verità”[13].

A questo proposito Don Alberione ha insegnato con forza che “L’Istituto nostro è docente. […] mirando alle anime: “Veritatem facientes in caritate[14] e che “l’apostolato paolino deve “dare la dottrina di Gesù Cristo, perché la carità della Verità è la più sublime delle carità”[15].

È arrivato il tempo nel quale l’apostolato paolino faccia la carità della verità offrendo alla Chiesa la testimonianza e il magistero del Beato Giacomo Alberione per mezzo di della divulgazione di tutto il patrimonio carismatico che ci ha lasciato. E in questo patrimonio è dovere includere anche l’opera del Canonico Francesco Chiesa:

“Padrino della Famiglia Paolina è stato il Can. Francesco Chiesa. Da lui si è ricevuto l’insegnamento, lo spirito, la guida; l’aiuto quotidiano di molti anni, sotto molte forme. La sua vita fu eccezionale ed eroica in ogni virtù; il suo zelo rivolto ad ogni persona ed a ogni iniziativa; maestro che con la scienza comunicava lo spirito; parroco modello”[16].

Certamente la vita, l’opera e l’insegnamento del Beato Giacomo Alberione lo pongono come docente nella Chiesa. Un giorno, finalmente canonizzato, non verrà forse dichiarato Dottore della Chiesa?

Ad ogni caso queste considerazioni ci pongono davanti alla preziosità del patrimonio carismatico della Famiglia Paolina, in tutto ciò che si riferisce al Beato Giacomo Alberione, specialmente al suo insegnamento.

Entra qui il compito specialmente dell’Opera Omnia e dell’Opera Omnia Multimediale, con tutti i mezzi offerti dalle risorse digitali, per rendere Don Alberione conosciuto e studiato, come docente nella Chiesa.

Sembra questa la missione del Centro Internazionale di Spiritualità Paolina e di tutti i Centri di Spiritualità sparsi nel mondo.

II.4 – Pedagogia del metodo paolino

Data l’importanza del metodo paolino per la vita spirituale e apostolica paolina, si pone la necessità di approfondirne la pedagogia.

Nella seconda edizione del libro Appunti di Teologia Pastorale, Don Alberione ha introdotto un testo fondamentale sulla pietà come una vita, in cui l’attività interna si manifesta all’esterno con la fecondità delle opere, partendo dallo spirito che contempla, per passare al cuore che si lascia condurre all’amore e all’unione con Dio, per giungere alle risoluzioni della volontà e operare vigorosamente[17].

Nella pratica del metodo VERITÀ – VIA -VITA, le triadi del metodo di Alberione sono state quasi sempre considerate come giustapposizione di atti propri delle parti e meno come momenti di un processo esperienziale. La visione trinitaria di Alberione, ispirata all’esemplarismo, porta invece con sé un aspetto uno-e-trino, ossia, un’esigenza di unificazione (uno) e di analisi (trino). Ma non si può dimenticare l’aspetto dinamico che feconda il rapporto tra le tre parti: nella prima parte (verità, mente, dogma) si pone il fondamento, che nella seconda parte (via, volontà, morale) deve interpretare operativamente la realtà e fare discernimento, in vista di passare nella terza parte (vita, cuore, culto) a produrre frutti nell’azione[18].

Il paradigma olistico, ad esempio, ci viene incontro coll’avvertirci che il tutto è più della somma delle sue parti; principio, perciò, che spinge a considerare ogni sistema nella sua globalità e complessità, non limitandosi a studiarne separatamente alcune componenti. Anche il modello triadico alberioniano richiede una pedagogia che metta in evidenza l’esigenza di giungere alla sintesi, passando attraverso le tre parti, ma interconnesse dalla dinamica che regge e feconda il loro rapporto.

Per concludere, è importante rallegrarci con l’applicazione del metodo paolino in almeno tre iniziative importanti: la rivista Credere, impostata secondo Verità – Via – Vita; la Bibbia Via, Verità e Vita; e il sorgere dell’esperienza del mese di Esercizi Spirituali secondo Verità – Via – Vita. Certo, resta aperta la via ad un bilancio più accurato.

Una domanda inevitabile a questo punto è se l’immagine agricola o tecno/meccanica delle “quatto ruote del carro” non abbia messo in ombra il dinamismo triadico della pedagogia paolina.

“Rifarsi agli inizi ed ai principi, per meglio conoscerli e meglio viverli”

Questo indirizzo Don Alberione ce lo ha dato mentre si accingeva a presentarci la Tametsi futura, verso la conclusione dell’anno a San Paolo: “La Famiglia Paolina l'ha accolta come una sacra eredità; sapendo che ricevere Gesù Cristo secondo i «tre principi necessari per la salvezza» è questione di vita o di perdizione per tutti e riceverlo più pienamente significa essere paolino” [19].

Possiamo considerare che la Famiglia Paolina dell’America Latina, e non solo, ha avuto in dono, un secolo più tardi, nel 2007, di una “Nuova Tametsi Futura”, nel Documento di Aparecida, che è il documento conclusivo della V Assemblea dell’Episcopato Latino Americano[20], redatto sotto il coordinamento del Cardinale Jorge Bergoglio.

In questo documento, davanti alla chiamata ad evangelizzare tutto il Continente, l’Episcopato afferma:

“Guardiamo a Gesù, il Maestro che formò personalmente i suoi Apostoli e i suoi discepoli. Cristo ci dà il metodo: «Venite e vedrete» (Gv 1,39), «Io sono la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14,6). Con Lui possiamo sviluppare le potenzialità presenti nelle persone e formare discepoli missionari” (DAp 276. Cf anche nn. 136 e 137).

Come si sa per tutti i lavori di questa Assemblea è stato adottato il metodo “vedere – giudicare – agire”, moltissimo adoperato in America Latina e, alle volte, all’interno della Famiglia Paolina.

Nell’incontro con con i Vescovi responsabili del Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.A.M.), a Rio de Janeiro, il 28 luglio 2013, Papa Francesco ha fato alcune precisazioni sulla tentazione di ideologizzazione del messaggio evangelico, derivata dal metodo usato. Precisazioni che valgono anche per il nostro metodo paolino:

“È una tentazione che si ebbe nella Chiesa fin dal principio: cercare un’ermeneutica di interpretazione evangelica al di fuori dello stesso messaggio del Vangelo e al di fuori della Chiesa. Un esempio: Aparecida, in un certo momento, soffrì questa tentazione sotto forma di “asepsi”. Si utilizzò, e va bene, il metodo di «vedere, giudicare, agire» (cfr. n. 19). La tentazione risiedeva nell’optare per un “vedere” totalmente asettico, un “vedere” neutro, il che è irrealizzabile. Sempre il vedere è influenzato dallo sguardo. Non esiste un’ermeneutica asettica. La domanda era, allora: Con quale sguardo andiamo a vedere la realtà? Aparecida rispose: con sguardo di discepolo” [21].

Le precisazioni di Papa Francesco sono talmente opportune anche per l’attualizzazione e applicazione del metodo paolino che sembra importante riportarle, almeno in parte, in allegato (Cfr. Allegato n. 2).

Sono però convinto che il nostro Fondatore sottoscriverebbe questo testo del Documento di Aparecida sulla vocazione della vita religiosa in America Latina, che calza anche molto bene come indicazione per le ricerche del nostro presente incontro:

 “Nell’attualità dell’America Latina e dei Caraibi, la vita consacrata è chiamata ad essere una vita discepola, appassionata di Gesù-Via al Padre misericordioso e, perciò, con caratteristiche profondamente mistiche e comunitarie. È chiamata a essere una vita missionaria, appassionata dell’annuncio di Gesù-Verità del Padre e, perciò, radicalmente profetica, capace di mostrare, alla luce di Cristo, le ombre del mondo attuale e i sentirei di una vita nuova; per questo si richiede un profetismo che arrivi fino alla donazione della vita, in continuità con la tradizione di santità e martirio di tante e tanti consacrati, lungo la storia del Continente. Infine è chiamata al servizio del mondo, appassionata per Gesù-Vita del Padre, che si fa presente nei più piccoli e negli ultimi, dei quali si fa serva secondo il proprio carisma e la propria spiritualità” (DAp 220).

Pe. Antonio Francisco da Silva, ssp

 

 

Allegato n. 1

In S. Lamera, Gesù Maestro Via Verità e Vita, EP, Alba, 1949, pp. 51-52

********

Allegato n. 2

“4. Alcune tentazioni contro il discepolato missionario

“L’opzione per la missionarietà del discepolo sarà sottoposta a tentazione. E’ importante sapere capire la strategia dello spirito cattivo per aiutarci nel discernimento. Non si tratta di uscire a cacciare demoni, ma semplicemente di lucidità ed astuzia evangelica. Menziono solo alcune attitudini che configurano una Chiesa “tentata”. Si tratta di conoscere certe proposte attuali che possono mimetizzarsi nella dinamica del discepolato missionario e arrestare, fino a farlo fallire, il processo di conversione pastorale.

  1. La ideologizzazione del messaggio evangelico. È una tentazione che si ebbe nella Chiesa fin dal principio: cercare un’ermeneutica di interpretazione evangelica al di fuori dello stesso messaggio del Vangelo e al di fuori della Chiesa. Un esempio: Aparecida, in un certo momento, soffrì questa tentazione sotto forma di “asepsi”. Si utilizzò, e va bene, il metodo di «vedere, giudicare, agire» (cfr n. 19). La tentazione risiedeva nell’optare per un “vedere” totalmente asettico, un “vedere” neutro, il che è irrealizzabile. Sempre il vedere è influenzato dallo sguardo. Non esiste un’ermeneutica asettica. La domanda era, allora: Con quale sguardo andiamo a vedere la realtà? Aparecida rispose: con sguardo di discepolo. Così si intendono i numeri dal 20 al 32. Vi sono altre maniere di ideologizzazione del messaggio e, attualmente, appaiono nell’America Latina e nei Caraibi proposte di questa indole. Ne menziono solo alcune:
  2. a) Il riduzionismo socializzante. È la ideologizzazione più facile da scoprire. In alcuni momenti fu molto forte. Si tratta di una pretesa interpretativa in base a una ermeneutica secondo le scienze sociali. Comprende i campi più svariati: dal liberismo di mercato fino alle categorizzazioni marxiste.
  3. b) L’ideologizzazione psicologica. Si tratta di un’ermeneutica elitaria che, in definitiva, riduce l’”incontro con Gesù Cristo” e il suo ulteriore sviluppo, a una dinamica di autoconoscenza. Si è soliti fornirla principalmente in corsi di spiritualità, ritiri spirituali, ecc. Finisce col risultare un atteggiamento immanente autoreferenziale. Non sa di trascendenza e, pertanto, di missionarietà.
  4. c) La proposta gnostica. Abbastanza legata alla tentazione precedente. E’ solita verificarsi in gruppi di élites con una proposta di spiritualità superiore, abbastanza disincarnata, che finisce con l’approdare in atteggiamenti pastorali di “quaestiones disputatae”. Fu la prima deviazione della comunità primitiva e riappare, nel corso della storia della Chiesa, con edizioni rivedute e corrette. Volgarmente li si chiama “cattolici illuminati” (per essere attualmente eredi della cultura illuminista).
  5. d) La proposta pelagiana. Appare fondamentalmente sotto forma di restaurazione. Davanti ai mali della Chiesa si cerca una soluzione solo disciplinare, nella restaurazione di condotte e forme superate che, neppure culturalmente, hanno capacità di essere significative. In America Latina, si verifica in piccoli gruppi, in alcune nuove Congregazioni Religiose, in tendenze esagerate alla “sicurezza” dottrinale o disciplinare. Fondamentalmente è statica, sebbene possa ripromettersi una dinamica ad intra, che involuziona. Cerca di “recuperare” il passato perduto.
  6. Il funzionalismo. La sua azione nella Chiesa è paralizzante. Più che con la realtà del cammino, si entusiasma con “la tabella di marcia del cammino”. La concezione funzionalista non tollera il mistero, va alla efficacia. Riduce la realtà della Chiesa alla struttura di una ONG. Ciò che vale è il risultato constatabile e le statistiche. Da qui si va a tutte le modalità imprenditoriali di Chiesa. Costituisce una sorta di “teologia della prosperità” nell’aspetto organizzativo della Pastorale.
  7. Il clericalismo è anche una tentazione molto attuale nell’America Latina. Curiosamente, nella maggioranza dei casi, si tratta di una complicità peccatrice: il parroco clericalizza e il laico gli chiede per favore che lo clericalizzi, perché in fondo gli risulta più comodo. Il fenomeno del clericalismo spiega, in gran parte, la mancanza di maturità e di libertà cristiana in parte del laicato latinoamericano. O non cresce (la maggioranza), o si rannicchia sotto coperture di ideologizzazioni come quelle già viste, o in appartenenze parziali e limitate. Esiste nelle nostre terre una forma di libertà laicale attraverso esperienze di popolo: il cattolico come popolo. Qui si vede una maggiore autonomia, in generale sana, che si esprime fondamentalmente nella pietà popolare. Il capitolo di Aparecida sulla pietà popolare descrive con profondità questa dimensione. La proposta dei gruppi biblici, delle comunità ecclesiali di base e dei Consigli pastorali vanno nella linea del superamento del clericalismo e di una crescita della responsabilità laicale.

Potremmo proseguire descrivendo alcune altre tentazioni contro il discepolato missionario ma credo che queste siano le più importanti e con maggiore forza in questo momento in America Latina e nei Caraibi”.

(In http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2013/july/documents/papa-francesco_20130728_gmg-celam-rio.html. )

 

[1] Per quanto riguarda il tema “scuola di spiritualità paolina” conviene fare un confronto del testo seguente (febbraio 1949), che si trova in Considerate la vostra vocazione, e AD 159-160 (del 1953/1954):

A forma di intervista descrive in che cosa consiste la spiritualità paolina.

  1. In che cosa consiste propriamente la scuola di spiritualità paolina?

La scuola domenicana punta sulla conoscenza: lo studio di Gesù.

La scuola ignaziana punta sulla volontà: l'imitazione di Gesù.

La scuola francescana punta sull'amore al crocifisso.

La scuola paolina sulle parole di Gesù Maestro: «Io sono la Via, la Verità, e la Vita». Essa riunisce le tre scuole precedenti, orientando a Gesù Maestro l'intelletto, la volontà, il cuore.

È scuola che prende tutto l'uomo per portarlo tutto a Gesù completo, nostra Via, Verità e Vita, come Egli stesso si è autodefinito”.

A questo testo è aggiunta la seguente nota a piè pagina:

“149. St. In RA febbraio (1949)8 Testo non autografo, ma don Alberione lo ha rivisto e gli ha dato un particolare rilievo come dice la nota che lo introduce: «N.B. La presente domanda fu rivolta ad un sacerdote della Pia Soc. S. Paolo, il quale diede la risposta che segue, approvata dal Sig. Primo Maestro e da lui stesso inviata alle Figlie di S. Paolo, perché venisse pubblicata sulla circolare interna».

(G. Alberione. Circolare 149, in Considerate la vostra vocazione, Lettere circolari e direttive alle Figlie di San Paolo, EP, 1990, p. 324).

[2] “Usare prudentemente la parola carisma nel senso odierno: alquanto diverso dal tempo antico (primi secoli) = (vedere commenti a San Paolo) ai Corinti” (Cfr. OOM, Taccuino n. 8, 349)

[3] G. Alberione, Visita al S. Padre, 12-VII-1941, in San Paolo, 27/07/1941, pp.1-3.

[4] G. Alberione, Cose nostre, in San Paolo, febbraio 1950, p. 4. Il negrito è nostro.

[5] G. Alberione, in Convegno Catechistico Paolino. Ariccia 7-10 gennaio 1960; Tip.: Figlie di San Paolo. Dicembre 1960.

[6] Cf. A. F. da Silva, La Trinità alla base del “modello alberioniano”, La visione teologico-olistica (pléroma) in don Alberione, in http://www.paulus.net/incontri/2014/convegno_alberione/atti/atti_dasilva.pdf

[7] G. Alberione, Preparazione al Concilio Ecumenico, in San Paolo, settembre (?) 1962, pp. 1-2.

[8] A. Damino, Don Alberione al Concilio Vaticano II, Proposte, Interventi e ‘Appunti”, seconda edizione,solo digitale in  http://www.paulus.net/doc/archiviostorico/alberione_vaticanII.pdf

[9] Papa Francesco, Il Vangelo va preso senza calmanti, Conversazioni con i Superiori Generali, 25/11/2016, 88a. Assemblea dei Superiori Generali di Ordini e Congregazioni religiose maschili (USG). In https://www.laciviltacattolica.it/articolo/il-vangelo-va-preso-senza-calmanti/ .

[10] È necessario andare oltre i frutti del VIII Capitolo Generale del 2004, che a avuto per tema “Essere San Paolo vivo oggi”.

[11] Paolo VI, Discorso ai partecipanti al Capitolo Generale della Pia Società San Paolo, Sabato, 28 giugno 1969. https://w2.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1969/june/documents/hf_p-vi_spe_19690628_societa-san-paolo.html .

[12] G. Alberione, Nel Quarantennio, in San Paolo, Luglio-Agosto 1954, p.2.

[13] Papa Giovanni XXIII, UPS IV, pp. 281-282.

[14] G. Alberione, UPS II, p. 172. “Agendo secondo verità nella carità”.

[15] G. Alberione, Alle Figlie di San Paolo, 1955, pp. 419-420.

[16] G. Alberione, UPS IV, p. 7.

[17] G. ALBERIONE, Appunti di Teologia Pastorale, II ed., Pietro Marietti, editore, Torino 1915, p. 7.

[18] Nel capitolo Il metodo nell’apostolato dell’edizione, in L’Apostolato dell’Edizione (1944), scritto da G. Pelliccia, viene abbozzata la questione della dinamica tra le parti del metodo Via, Verità e Vita.

[19] G. ALBERIONE, Chiusura dell’anno a San Paolo, in San Paolo, gennaio 1958, p. 1.

[20] V Conferenza Generale dell’Episcopato Latino-americano e dei Caraibi, Discepoli e Missionari di Gesù Cristo, affinché in Lui abbiano Vita, Libreria Editrice Vaticana, 2012.

[21] http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2013/july/documents/papa-francesco_20130728_gmg-celam-rio.html .   Ultimo accesso il 12/09/2019.