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Sab, Lug

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«Non siamo tutti nella stessa barca», questo il titolo del post digitale del mese scorso scritto da uno che ovviamente è in quarantena. Questo articolo ha generato molte e diverse riflessioni. Molto è stato detto sullo slogan ormai inflazionato: «siamo tutti nella stessa barca». Ma è proprio vero o è vero il contrario che «non siamo tutti nella stessa barca»? Mi pare che siamo su barche diverse ma sotto la stessa tempesta. Ecco la composizione della mia flotta composta dalla diversa tipologia di “barche”.

La “barca che è la persona”. «Genti diverse, carezze particolari». La persona essendo unica ha il proprio modo di affrontare e reagire al virus che ci ha portato alla quarantena. L’individualità e l’unicità della persona svolgono un ruolo decisivo. La quarantena potrebbe essere un’occasione per essere “migliori” di ciò che siamo, oppure potrebbe essere il contrario.

La “barca della famiglia”. Mentre lo stato socioeconomico della famiglia sembra preoccupato maggiormente nell’affrontare la quarantena, con le risorse più o meno disponibili, bisogna tener conto che oltre alle necessità di base della vita, ci sono anche quelle emotive e spirituali che influenzano i membri della famiglia. Accenno ad alcuni elementi positivi: membri della famiglia che si avvicinano molto di più, più premurosi e comunicativi tra loro, senza i loro gadget digitali; la preghiera come famiglia o come individuo diventa vitale; le ricreazioni e i giochi vissuti insieme più volte al giorno. In effetti, la famiglia che prega e gioca insieme si ama. A questa particolare “barca della famiglia” si possono aggiungere e riflettere su altre barche più ampie: “barca del quartiere, della nazione, del mondo”.

La “barca delle persone in prima linea”. Molto è stato detto sulle categorie di persone emergenti in questo periodo, in particolare i medici e le infermiere, che vanno in guerra contro un nemico invisibile, senza armi, elmetti, carri armati e auto blindate. Questi nuovi eroi si muovono con fede e coraggio per salvare vite, nonostante la paura di essere contaminati dal virus, indossando DPI (dispositivi di protezione individuale) spesso inadeguati e dando conforto e sostegno morale ai malati che vivono in una dolorosa solitudine. Ringraziamo di cuore e salutiamo questi combattenti — molti dei quali sono già caduti — pregando per loro, sostenendoli anche nei loro bisogni materiali come cibo e riparo. Tra i buoni samaritani, in molti luoghi del mondo, contiamo anche i molti paolini e paoline che, oltre a pregare, hanno contribuito secondo le loro possibilità nel preparare cibo, maschere e scudi per il viso e, forse, dare alcuni alloggi sicuri per soggiornare, per evitare, a questi “santi della porta accanto”, di contaminare le loro rispettive famiglie.

La “barca dell’affiliazione religiosa”. La pandemia è la punizione di Dio? E’ un campanello d’allarme su come dovremmo comportarci con Dio, con le persone e la natura? Coloro che hanno fede si aspettano che i miracoli accadano anche oggi; per gli altri il peggio deve ancora venire. Mi piace quello che ha detto Papa Francesco in quella serata indimenticabile del 27 marzo durante il “Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia”: «“Convertitevi”, “ritornate a me con tutto il cuore” (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del Tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri».

La “barca della politica”. Dalle informazioni mediali e dall’esperienza personale, come possiamo valutare i nostri politici, indipendentemente dalla nazione di appartenenza, indipendentemente se appartengono a paesi meno sviluppati, in via di sviluppo o ben sviluppati? “Chi”, “quali” sono le loro priorità: le persone o la loro carriera; il bene comune o la loro agenda personale? La politica intesa nella sua forma ideale di governo delle persone, impegni le risorse, le conoscenze e le tecnologie disponibili perché possano essere al servizio delle persone e del bene comune, estendendosi persino in tutto il mondo, nello spirito di giustizia e di amore. I beni da condividere devono essere anche una pandemia. Basta pensare a come un virus originato in un luogo isolato potrebbe affliggere il mondo intero!

Le “barche dell’egoismo, del potere e della ricchezza”. Possiamo connettere queste tre alle tentazioni di Gesù. Avendo così tanto tempo durante la quarantena, possiamo cercare su “google” migliori riflessioni e commenti su tali argomenti. Queste tre “barche” riguardano anche tutti noi, a tutti i livelli: personale-individuale, sociale-comunitario, ecclesiale-congregazionale e ambientale-universale.

La “barca della missione paolina”. Oggi tutti, persone e istituzioni, si interessano ai media digitali, in particolare ai social media. Per quanto riguarda la nostra missione specifica, specialmente nell’ambiente digitale, cosa rende i nostri “media” paolini diversi dagli altri? Possa non essere semplicemente pandemica, cioè generica ma contrassegnata dal colore che è di Paolo.

In realtà, noi tutti siamo davvero nella stessa barca, la barca che è la nostra “casa comune”, assediata dalla stessa tempesta. Dobbiamo prenderci cura di essa come la desiderava Dio sin dalla creazione del mondo in modo che diventi molto più pura, tranquilla e vivibile per tutti. Il virus è temporaneo, ma la Misericordia pandemica di Dio per tutti è per sempre.