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Dom, Giu

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Fin dall’inizio (come movimento storico nella Chiesa) l’essenza della vita consacrata (VC) era chiara ai Padri del deserto. Volevano semplicemente vivere la loro alleanza battesimale in modo radicale. Il secondo momento della loro riflessione è stato sulle quattro basi indispensabili, su cui intendevano edificare la loro vita per attuare il loro progetto di consacrazione. Ciò che dà senso a queste fondamenta è l’essenza stessa della VC, cioè l’alleanza del battesimo vissuta nella radicalità. I quattro pilastri sono: l’esperienza del primato di Dio nella vita del consacrato espressa attraverso la consacrazione religiosa; la missione profetica nella Chiesa; la vita fraterna in comunità; la professione pubblica della consacrazione religiosa. Una conseguenza di questo desiderio di vivere il primato di Dio nella vita della persona consacrata è che un tale impegno è per la vita. È radicale. Questo concetto di “permanenza fino alla morte” è più difficile da comprendere per alcuni giovani religiosi e per i formandi, perché non ci sono segni di permanenza e stabilità nella nostra società attuale. Tutti i formandi conoscono parenti divorziati, o sacerdoti, o religiosi che abbandonano i loro impegni assunti. I formandi non hanno chiari riferimenti di permanenza e impegno per la vita. Inoltre alcuni teologi presentano una forma di VC temporanea come una possibile alternativa alla VC nella Chiesa post-moderna. E bisogna dirlo: questa opinione non è ancora stata accettata in generale tra i teologi della VC. L’idea che la VC sia liberamente assunta a vita ancora oggi è la più accettata.

Nella Società di San Paolo è notevole il numero degli abbandoni da parte degli juniores e dei sacerdoti appena ordinati. Occorre analizzare con un sano realismo queste defezioni, senza colpevolizzare od accusare direttamente nessuno, o cercare il classico «capro espiatorio». È importante invece analizzare le cause principali di questi abbandoni dopo il processo iniziale formativo o anche in età avanzata. È un fenomeno che costatiamo in tutte le aree geografiche dove è presente la nostra Congregazione.

Deve apparire con chiarezza che non si tratta sempre e soltanto di crisi affettive, le quali, peraltro, tante volte sono conseguenza di una remota delusione causata da una vita comunitaria senza autenticità. Il distacco tra ciò che viene proposto a livello di valori e ciò che invece si vive realmente può portare addirittura ad una crisi di fede.

Meritano una attenzione speciale due aspetti della nostra forma di vita comunitaria riguardo alla formazione:

  1. La eccessiva quantità di attività esageratamente urgenti crea il pericolo di non permettere una vita spirituale soda e capace di nutrire e sostentare il desiderio di vivere in fedeltà la VC.
  2. In alcune Circoscrizioni si dà quasi un totale isolamento dei juniores in comunità prevalentemente di persone anziane e/o malate che provano delle difficoltà ad entrare in uno stile di spiritualità, di preghiera, di attività apostoliche secondo le esigenze della nuova evangelizzazione. Ciò porta a minare la speranza dei giovani in una buona prospettiva della vocazione, e tale frustrazione fa sì che, tante volte, il formando veda come unica strada possibile l’abbandonarci.

Ogni richiesta di abbandonare la comunità dovrebbe essere una occasione per domandarsi seriamente sulle responsabilità dell’insieme di tutta la comunità e, in particolare, dei superiori e dei formatori ai vari livelli. Non è casuale che tra i motivi principali degli abbandoni si presentino in evidenza: un vissuto comunitario della fede assai debole, i conflitti nella vita fraterna o il tenore di questa stessa vita fraterna molto scadente, il che non costituisce «una scuola di esperti in umanità» (Paolo VI); e possiamo aggiungere la costatazione di fornire formazione piatta, senza colore paolino che non attira e motiva nessuno. Si registra anche il fatto che oggi le opzioni vocazionali sono fragili e tante volte basate su motivazioni alquanto incoerenti con la VC. Papa Francesco, parlando ai seminaristi, novizi e novizie diceva loro: «Non rimprovero voi, rimprovero questa cultura del provvisorio che colpisce tutti … Perché una elezione definitiva oggi è molto difficile. Siamo vittime di una cultura del provvisorio» (6 luglio 2013).

P. José Salud Paredes

Agenda Paolina

07 Giugno 2020

Solennità della SS. Trinità (bianco)
Es 34,4-6.8-9; Cant. Dn 3,52-56; 2Cor 13,11-13; Gv 3,16-18

07 Giugno 2020

* SJBP: 1986 a S. Fernando, La Union (Filippine) - 2002 a Saipan, Northern Mariana Islands (USA).

07 Giugno 2020

FSP: Sr. M. Teresa Voltarelli (2016) • PD: Sr. M. Albertina Gemin (1977) - Sr. M. Liliana Favaro (2015) • AP: Sr. Cecilia Andorno (1999) • IMSA: Maddalena Terzo (2012) • ISF: Maria Bianchini (1983) - Mary Jane Leahy (2006) - Concetta D’Eugenio (2012) - Giovanni Dalla Vecchia (2017).