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Non c’è dubbio che il beato Giacomo Alberione sia stato un uomo che ha vissuto personalmente una intensa vita spirituale, in un fortissimo rapporto con Dio in Cristo sotto la mozione dello Spirito Santo. E quanto ha esperimentato per primo, egli ha consegnato ai numerosi figli e figlie: un ricco patrimonio di vita spirituale-apostolica, espresso in una sintesi organica di contenuti e modalità che consentono di percorrere, con frutto e rapidità, i sentieri della santificazione.

Don Alberione invariabilmente sottolineava che la Famiglia Paolina ha una sola spiritualità: “vivere il Vangelo”, “vivere integralmente il Vangelo”, “vivere il Vangelo come lo ha interpretato san Paolo”. E precisava che vivere il vangelo significa vivere il Cristo Gesù, il Cristo completo come egli stesso si è rivelato, Via e Verità e Vita; o vivere in Cristo, nel Divino Maestro integrale.

Possiamo cercare di entrare nelle linee portanti della spiritualità di don Alberione servendoci della sintesi che lui stesso ha lasciato nell’opera Abundantes divitiæ gratiæ suæ (AD), testo che la Famiglia Paolina considera come propria “storia carismatica”:

«La Famiglia Paolina aspira a vivere integralmente il Vangelo di Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, nello spirito di San Paolo, sotto lo sguardo della Regina Apostolorum.

In essa non vi sono molte particolarità, né divozioni singolari, né soverchie formalità; ma si cerca la vita in Cristo-Maestro e nella Chiesa. Lo spirito di San Paolo si rileva dalla sua vita, dalle sue lettere, dal suo apostolato. Egli è sempre vivo nella dogmatica, nella morale, nel culto, nell’organizzazione della Chiesa.

Segreto di grandezza è modellarsi su Dio, vivendo in Cristo. Perciò sempre chiaro il pensiero di vivere ed operare nella Chiesa e per la Chiesa; di inserirsi come olivi selvatici nella vitale oliva, Cristo-Eucaristia; di pensare e nutrirsi di ogni frase del Vangelo, secondo lo spirito di San Paolo. (…).

Tutto l’uomo in Gesù Cristo, per un totale amore a Dio: intelligenza, volontà, cuore, forze fisiche. Tutto: natura, grazia, vocazione per l’apostolato. Carro che corre poggiato sulle quattro ruote: santità, studio, apostolato, povertà» (AD 93-100).

Questo brano evidenzia con chiarezza i tratti essenziali della spiritualità di Don Alberione:

  • un clima di vita: essere e vivere in Cristo;
  • un modo di essere davanti al Signore: nutrirsi di “ogni frase” del Cristo-Parola e derivare tutto dal Cristo-Eucaristico;
  • un luminoso orizzonte: tutto parte dalla Trinità e tutto ritorna alla Trinità;
  • una via: il discepolato, che si estende a tutte le facoltà della persona e a tutte le sue attività;
  • una chiara coscienza della missione: tutto: natura, grazia, vocazione per l’apostolato;
  • una norma: vivere ed operare nella Chiesa;
  • i modelli del discepolato: Maria Regina degli Apostoli e San Paolo apostolo.

 

  • Si cerca la vita in Cristo Maestro”.

Segreto e sintesi del cammino è il qualificato incontro con il Cristo: tutto il Cristo, il Maestro-Pastore Via e Verità e Vita, il Cristo completo che “restaura” la persona.

Don Alberione presenta questo dinamismo con la categoria della incarnazione di Gesù Cristo nell’anima. Analogicamente a quanto è avvenuto in Maria, il Cristo misticamente viene incarnato dallo Spirito Santo nell’anima del credente al momento del battesimo. L’itinerario di santificazione consiste nel consentire allo Spirito Santo di far crescere il Cristo Gesù incarnato nella persona, fino ad appropriarsi sempre più di tutta l’essere: il risultato sarà “l’uomo nuovo”, l’uomo che ha ormai abbandonato i parametri di pensiero, giudizio, comportamento solo umani o istintivi, e che gradualmente va consentendo al Maestro Divino di “prendere forma” in lui.

La progressiva crescita della Persona di Gesù “incarnato” in un’anima tende a costituire un nuovo essere: diminuisce la componente egoistica; aumenta la circolazione della linfa divina; la persona prende a pensare, volere, amare come Gesù. E maturano frutti buoni, cristiani, apostolici.

➡  Il Gabrielino…

Animato dal desiderio vivo di conformarsi a Gesù, vorrà dare attuazione al seguente orientamento del Fondatore: «Io credo che negli Istituti Secolari saliranno sugli altari tante anime. Anime umili, anime che non sono neppure riconosciute esternamente come persone consacrate a Dio perché non hanno abito particolare, perché vivono una vita simile ai civili. Ma, sotto sotto, quel cuore piace a Dio, e Dio abita in quel cuore. Quindi per l’entrata le condizioni sono queste: avere questo amor di Dio intenso e questo amore alle anime. Poi una farà l’apostolato in un modo e una in un altro modo; tuttavia la vita consacrata è tutta per il Signore, per le anime, si lavorerà e si metterà l’intenzione per le anime; si offrirà tutto con Gesù crocifisso, si darà buon esempio e questo farà spandere il profumo di Cristo attorno. Che vi sia questa intenzione» (MCS, 60).

«La santità sta nel cuore! […] Non vi impegno a nessun sacrificio particolare, perché le nostre penitenze sono tre: carità, cioè volersi molto bene; obbedienza alle persone che sono in autorità; lavoro di apostolato. Non vi sono penitenze né di cilici, né di asprezze particolari. C’è l’apostolato, e la penitenza che ha dato nostro Signore: mangerai il pane col sudore della fronte» (MCS 64-65).

 

  • Vivere integralmente il vangelo” e “inserirsi come olivi selvatici nella vitale oliva, Cristo Eucaristia”.

La vita-in-Cristo si alimenta attraverso un duplice dinamismo:

– il dinamismo della Parola di Dio, da conoscere e assimilare con una lettura “intelligente” (= intus-legere), adorante, contemplativa.

La persona è invitata a mettersi e a restare alla scuola di Gesù Verità. Il Maestro Verità raggiunge, illumina, riempie la intelligenza: secondo Don Alberione, il “primo ossequio” è aprire la mente all’ascolto attento e amoroso.

– il dinamismo dell’Eucaristia. “Tutta è venuta dall’Eucaristia la vita della Famiglia Paolina”, ripete spesso il Fondatore.

Per il fatto di essere “nata dall’Eucaristia” la Famiglia Paolina ha preso vita e consistenza presso il Tabernacolo, e la sua spiritualità deve essere qualificata da una preghiera centrata nell’Eucaristia.

Tale spiritualità eucaristica attinge a due sorgenti fondamentali:

La prima è la celebrazione eucaristica quotidiana. Il richiamo alla centralità della celebrazione eucaristica e l’invito a far diventare tutta la giornata una giornata eucaristica erano esortazione continua in don Alberione.

La seconda è la Visita eucaristica, intesa come Eucaristia adorata e come quotidiana ora di scuola ai piedi del Divin Maestro. La Visita è sentita come “caratteristica della pietà paolina”, luogo qualificato dell’incontro con Cristo: “È un incontro dell’anima e di tutto il nostro essere con Gesù... È l’amico che va al vero Amico...”.

Pertanto, ecco il binomio di sicura efficacia spirituale apostolica: Eucaristia-Bibbia: “Eucaristia e Bibbia formano l’apostolo della stampa. Siano queste due cose inseparabili e inseparate nei vostri cuori”.

 

➡  Il Gabrielino…

Si nutrirà ogni giorno della Parola di Dio, ben convinto di quanto afferma il Fondatore: «È pure necessario… lo studio della S. Scrittura: perché è il libro più bello, di Dio! Sta agli altri libri come il sole alla lucciola, come l’Eucaristia ad un’immagine di Gesù! perché è la parola che nella predicazione attrae più l’attenzione ed ha maggior efficacia; perché, se uno ne leggerà almeno qualche versetto ogni dì, prenderà lo spirito di giudicare più soprannaturalmente delle cose umane» (ATP2, 56).

«Direte che il vangelo è difficile. No, non lo è, perché il Signore lo ha fatto proprio per la nostra testa, come ha fatto il pane per lo stomaco. Come ha fatto l’eucaristia pane della nostra anima, così ha fatto il vangelo che è il pane del cuore. Senza la sacra Scrittura sarete sempre disorientate: sarebbe come se quelle suore destinate per il coro non vi andassero. Questa non è una di quelle cose che si dicono in blocco e poi si possono fare e non fare; dovete farne una legge» (1933, Prediche inedite, 28).

Il Gabrielino dedicherà abbondante tempo alla preghiera personale, fino a diventare “preghiera ambulante”: «Pregare molto! Si dirà che non c’è tempo, ma allora bisogna convertire tutto il tempo in preghiera. Vi sono anime che sono come una preghiera ambulante, che cammina. Fanno le cose in casa, fuori casa, allo stabilimento, oppure in chiesa; ma qualunque cosa la fanno per Dio, unite in spirito alle Messe che si celebrano sulla terra, offrendo sempre con Gesù Ostia se stesse. Allora non dobbiamo più lamentarci, il tempo per pregare c’è; ci sono le 24 ore della giornata; anche dormendo, perché alla sera si mette l’intenzione che tutti i respiri siano cambiati in atti di amor di Dio, e tutti i battiti del cuore che si succederanno durante il sonno siano atti di amor di Dio. Allora tutto avviene nel compimento del volere di Dio. Alla sera si chiede al Signore di preparare le grazie per l’indomani e di mandare, mentre si riposa, tante anime in cielo per il loro riposo eterno. Ci sono anime che si prefiggono di dare al Paradiso almeno un’anima nella giornata, e di liberare almeno un’anima dal Purgatorio. Così si fa l’apostolato e si hanno anche dei risultati. A volte però sembra che l’apostolato ottenga l’effetto contrario, o almeno che non dia risultato visibile. Quando però si continua a pregare, il risultato ci sarà sempre anche se sembra che si ottenga l’effetto contrario. È poi Dio che opera, e “se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?” (Rom 8,31). E se Dio è con noi, che cosa è che non possiamo aspettarci da Dio? Vi sono anime vittime, le quali trattengono la giustizia di Dio irritata; anime le quali non sanno pensare che del bene; anime che si tengono in contatto abituale con Dio dovunque si trovino: sul treno, sulla corriera, mentre cucinano o rigovernano, eccetera. In tutto quello che fanno c’è l’unione con Dio, che sarà più o meno sentita, ma che poco per volta diverrà sempre più sentita e renderà l’anima sempre più lieta, perché sentirà la sua unione col Signore sempre più viva» (MCS 56-57).

  • Tutto l’uomo in Cristo…: intelligenza, volontà, cuore, forze fisiche”.

Don Alberione ha sempre tenuto presente l’integralità della persona: “Tutto l’uomo in Cristo”. Il Cristo entra in tutta la persona, e ne informa tutti gli aspetti: facoltà, capacità, operosità, realtà storiche, socialità...

Se la grazia suppone la natura, occorre che vita cristiana e vita umana si armonizzino nel modo migliore. A questo contribuisce mirabilmente il “metodo paolino” che applica tutto il Cristo, Verità, Via e Vita, a tutto l’uomo, visto nelle sue componenti di mente, volontà, cuore, corpo.

 

 “Tutto l’uomo in Cristo per un totale amore a Dio”.

Il Cristo Gesù sempre è orientato al Padre e mosso dallo Spirito Santo. Di qui il luminoso orizzonte trinitario che qualifica la spiritualità di don Alberione.

È un aspetto su cui Don Alberione ha voluto porre un rilievo tutto particolare. La stessa affermazione “Cristo Via, Verità e Vita” è leggibile profondamente solo in senso trinitario.

Pertanto, per l’opera di Gesù, la persona riacquista la bellezza e la luminosità conferitele dalle tre Divine Persone; anzi ne deriva una “edizione” ancora migliorata: “l’immagine sfregiata dell’uomo è riparata nel Figlio di Dio, e supererà in bellezza la prima per lo Spirito Santo, per sovrabbondanza di grazia” (Donec formetur Christus in vobis, 35-36).

Tutto: natura, grazia, vocazione, per lapostolato”.

Il “totale amore a Dio” contiene una “insopprimibile tensione missionaria” (VC 77): tutti e tutto per la missione.

È la spontanea conseguenza e insieme la necessaria esplicitazione della dimensione eucaristica. L’assidua comunione con il Cristo-che-si-dona trasfonde nel credente lo stile del Pastore che “si commuove” per la folla (“pecore senza pastore”) e che come primo atto del suo intervento prende ad «insegnare loro molte cose» (cf Mc 6,34). Di qui il forte afflato pastorale che ha caratterizzato fin dall’inizio l’insegnamento di Don Alberione e l’attività di tutta la Famiglia Paolina.

Lo slancio apostolico è, pertanto, caratteristica irrinunciabile della Famiglia Paolina. Il Cristo Gesù che sceglie, che chiama a sé, che introduce nella sua intimità spinge a donarLo al mondo di oggi con tutte le potenzialità oggi a disposizione. La stessa vita spirituale ha come esito spontaneo l’annuncio apostolico, tanto da potersi affermare che la missione è la stessa via alla santificazione.

Nel pensiero del Fondatore, ogni membro della Famiglia Paolina non deve conoscere limiti allo zelo: considerando benefici inestimabili di Dio i progressi dell’arte, della scienza e della stessa perfezione tecnica e industria umana, egli li “piega” per farne efficaci strumenti di apostolato. Un apostolato che richiede “ampiezza di dottrina, di influenza, di grazia; continuità di lavoro; intensità di zelo, di sacrificio; spirito di preghiera fervente”.

“Consideriamo la Famiglia Paolina – sintetizza don Alberione – come un complesso di anime apostoliche che si dànno e che impiegano tutte le forze per gli uomini. Potessimo dire al termine della vita: nulla ho risparmiato per essi: né tempo, né salute, né ingegno, né comodità; nulla ho risparmiato per le anime, nulla” (Prediche, 1957, p.141).

Nel pensiero dell’Alberione l’apostolato non va inteso come ciò che noi operiamo per il Signore, ma ciò che il Signore Gesù, soggetto operante, compie servendosi di noi e dei nostri mezzi.

 

➡  Il Gabrielino…

Spinto dall’amor di Dio che lo abita, egli si impegnerà, con tutti i mezzi possibili, a far dono agli altri di quel che ha ricevuto: «L’Istituto di San Gabriele prende il nome da San Gabriele Arcangelo perché vuole formare e avviare i suoi membri ad una vita apostolica di penetrazione; professare in mezzo al mondo la totale consacrazione al Signore con la piena dedizione all’apostolato: servire e cooperare con la Chiesa nel dare all’umanità Gesù Cristo, Maestro, Via, Verità e Vita, con la diffusione del pensiero cristiano, della morale cristiana e di mezzi di elevazione della vita individuale e sociale, particolarmente in forme moderne. Ognuno può continuare il sistema di vita che occupa dove è. Il fine speciale dell’Istituto San Gabriele, infatti, è tale che si può zelare in qualsiasi luogo. Quindi i professionisti, gli impiegati, coloro che occupano posti importanti nella società, possono continuare a svolgere la loro attività, anzi in certe circostanze è bene che restino dove sono. La parola di Dio, infatti è libera da qualsiasi vincolo e può penetrare dappertutto, in forme diversissime» (Carissimi in San Paolo, 1302-1303).

«Oggi in tutte le nazioni, il laicato di ispirazione cattolica è in grande movimento: congressi nazionali, internazionali, convegni, settimane di studio, raduni, prese di posizione, contatti diretti o indiretti con la gerarchia cattolica, stanno ad indicare la necessità di nuove vie per salvare l’umanità dal materialismo, dall’ateismo e dai residui dell’anticlericalismo massonico. D’altra parte vi sono giovanotti e uomini che vogliono attendere alla santificazione propria in una vita stabile, organizzata religiosamente e guidata da obbedienza, senza entrare nella vita degli Istituti tradizionali» (San Paolo, aprile 1958).

 

  • Perciò sempre chiaro il pensiero di vivere ed operare nella Chiesa e per la Chiesa”.

L’assoluta necessità dell’aggancio della spiritualità con la Chiesa, nell’intero corpo ecclesiale, è stato un altro degli aspetti più ribaditi da Don Alberione.

“Si abbia cuore di figli verso Essa [la Chiesa], che ha cuore di Madre per noi: essendo nata dal Cuore di Gesù dormiente il sonno di morte sulla Croce. La Chiesa per noi non è una qualsiasi fazione: ma l’unica, santa, cattolica, apostolica, romana Chiesa: indefettibile, infallibile, visibile, istituita da Gesù Cristo”

➡  Il Gabrielino…

Ha compreso bene la parola del Fondatore: «Si può conseguire la perfezione cristiana anche nel mondo. Non bisogna pensare che soltanto nei conventi, nei monasteri si attenda a perfezionarsi nelle virtù e si arrivi ad una santità distinta. Vi sono persone che vivono nel mondo e fanno più sacrifici di noi; vi sono persone le quali vivono di Dio, vivono in totale dipendenza dal volere di Dio e, nello stesso tempo, gemono sui mali presenti nell’umanità, riparano i peccati che si commettono contro Dio, contro Gesù Cristo, e zelano l’onore di Dio, il bene delle anime e l’amore alla Chiesa Cattolica. Non perché siamo in uno stato di perfezione siamo perfetti, ecco. Lo stato è una cosa, la perfezione, poi, dell’anima è un’altra. E siamo perfetti in quanto c’è profondità di fede, c’è profondità di amore a Dio e alle anime e c’è una speranza ferma nei beni futuri, un amore fermo ai beni spirituali, una fiducia serena nella grazia di Dio per corrispondere alla nostra vocazione speciale” (2 giugno 1958, Alle Pie Discepole III, 180s).

 

l Infine, ecco gli eccelsi modelli cui la Famiglia Paolina vuole ispirarsi.

Sotto lo sguardo della Regina Apostolorum”.

Maria SS.ma, venerata come Regina degli Apostoli e Madre del Buon Pastore, è la prima guida e il modello datoci dal Padre per condurci a Gesù. Don Alberione ricorda che la prima devozione verso Maria fu quella di Gesù che la onorò come Madre; e che la seconda devozione a Maria fu quella degli Apostoli che l’amavano, veneravano, imitavano... Pertanto, Maria va accolta come la formatrice dell’apostolo di ogni tempo e luogo.

➡  Il Gabrielino…

Nutre profondo attaccamento a Maria: « L’Angelo annuncia, Maria accoglie. San Gabriele Arcangelo è l’annunziatore ed è chiamato l’Angelo della Redenzione e della Incarnazione. Maria rappresenta l’umanità che accetta. Così è rappresentata la Chiesa che annuncia e comunica i frutti della Redenzione e nello stesso tempo è rappresentato chi accetta questo annuncio (Alle Figlie di san Paolo, 30 luglio 1958)».

Nello spirito di San Paolo”.

Un luminoso interprete di questo spirito è San Paolo. L’apostolo per eccellenza entusiasmò l’Alberione soprattutto per due motivi:

– la profondità spirituale: un uomo “stabilito decisamente” in Cristo Gesù, divenuto punto di riferimento unico e centro propulsore di tutto il suo essere (Fil 1,21);

– l’incontenibile slancio apostolico: generare uomini in Cristo. Di qui la vocazione della Famiglia Paolina tutta orientata alla missione.

Ispirarci a San Paolo significa pertanto far nostri, assumendoli in maniera piena e fattiva, gli aneliti più forti – i “grandi amori” come vengono chiamati – dell’Apostolo: Cristo Gesù (“mio Signore”, Fil 3,8) e i fratelli/sorelle cui si è inviati, con il suo medesimo orizzonte universale.

➡  Il Gabrielino…

In conformità con la consegna del Fondatore anch’egli intende essere “san Paolo vivente oggi”: «Se San Paolo vivesse, continuerebbe ad ardere di quella duplice fiamma, di un medesimo incendio, lo zelo per Dio ed il suo Cristo, e per gli uomini d’ogni paese. E per farsi sentire salirebbe sui pulpiti più elevati e moltiplicherebbe la sua parola con i mezzi del progresso attuale: stampa, cine, radio, televisione. Non sarebbe la sua dottrina fredda ed astratta. Quando egli arrivava, non compariva per una conferenza occasionale: ma si fermava e formava: ottenere il consenso dell’intelletto, persuadere, convertire, unire a Cristo, avviare ad una vita pienamente cristiana. Non partiva che quando vi era la morale certezza della perseveranza nei suoi. Lasciava dei presbiteri a continuare la sua opera; vi ritornava spesso con la parola e con lo scritto; voleva notizie, stava con loro in spirito, pregava per essi.

Egli dice ai Paolini: Conoscete, amate, seguite il Divino Maestro Gesù. “Siate miei imitatori come io lo sono di Cristo” [1Cor 11,1]. Questo invito è generale, per tutti i fedeli e devoti suoi. Per noi vi è di più, giacché siamo figli. I figli hanno la vita dal padre; vivere perciò in lui, da lui, per lui, per vivere Gesù Cristo. Sono per noi appropriate le parole ai suoi figli di Tessalonica, ai quali ricorda di essersi fatto per loro forma: «per darvi noi stessi come esempio da imitare» [2Ts 3,9].[1] Gesù Cristo è il perfetto originale; Paolo fu fatto e si fece per noi forma; onde in lui veniamo forgiati, per riprodurre Gesù Cristo. San Paolo-forma non lo è per una riproduzione fisica di sembianze corporali, ma per comunicarci al massimo la sua personalità: mentalità, virtù, zelo, pietà... tutto. La famiglia paolina, composta di molti mem­bri, sia Paolo-vivente in un corpo sociale.

Conoscere e meditare San Paolo nella vita, opere, lettere; onde pensare, ragionare, parlare, operare secondo lui; e invocare la sua paterna assistenza» (San Paolo, ottobre 1954).

Ma la “paolinità” sarebbe incompleta (o addirittura fuorviante) se non tenesse nel debito conto la presenza di Pietro, con il conseguente “sentire cum Ecclesia”, tanto inculcato da Don Alberione.

Pertanto, la Famiglia Paolina vorrà tenersi fedele alla via che Don Alberione le ha indicato con tanta chiarezza e forza: «È questa la strada tracciata ai Paolini: sempre discepoli del Maestro; sempre vivere il Maestro; sempre sentire il Maestro; sempre rivelare il Maestro. Col Maestro e in dipendenza dal Maestro saranno maestri di sapere, di perfezione, di vita» (Don Alberione, Presentazione, in: DRAGONE C.T., "Maestro Via Verità e Vita", vol I, p 5-6, 1961).

È questo l’orizzonte, è questa la meta: la santità apostolica!

 

Guido Gandolfo, ssp

 

 

[1] Nel testo citato dalla Vulgata: «ut nosmet ipsos formam daremus vobis...».

Agenda Paolina

December 04, 2020

Feria (viola)
S. Giovanni Damasceno, sacerdote e dottore della Chiesa
Is 29,17-24; Sal 26; Mt 9,27-31

December 04, 2020

* SSP: 2007 a S. Paulo, Ibirapuera (Brasile) • FSP: 1938 a Lipa (Filippine) • SJBP: 1955 arrivo in Australia.

December 04, 2020

SSP: Fr. Giuseppe Solero (1974) - Fr. Silvano M. De Blasio (1994) - Fr. Dominic Lakra (2008) - Fr. Ottorino Gandellini (2010) • PD: Nov. Maria Nobile (1948) - Sr. M. Joseph Pagamocan (2015) • SJBP: Sr. Ignazia Armani (1993).

Thoughts

December 04, 2020

Se il cuore si innamora di Dio, se il cuore è teso verso lo Sposo celeste, le altre cose si adoperano in quanto ci servono a meglio conoscere, a meglio amare, a meglio servire Dio, e solo in questo senso (FSP57, p. 438).

December 04, 2020

Si el corazón se enamora de Dios, si el corazón tiende hacia el Esposo celeste, las demás cosas se usarán en cuanto nos sirvan para mejor conocer, mejor amar, mejor servir a Dios, y solo en eso (FSP57, p. 438).

December 04, 2020

If your heart loves God, if your heart tends toward your heavenly Spouse, the other things are used inasmuch as they help us to better know, love and serve God, and only in this sense (FSP57, p. 438).