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Qui., Set.

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Un giorno speciale per le Annunziatine e tutta la Famiglia Paolina quello dell’8 gennaio 2020 per l’inizio del processo diocesano per la canonizzazione di Antonietta Guadalupi (1947-2001), Annunziatina che per molti anni ha lavorato all’Istituto nazionale dei tumori di Milano, vivendo di fatto ciò che papa Francesco chiama la “cultura dell’incontro”, avvicinando cioè malati e familiari per accompagnarli dal punto di vista umano e in un cammino di fede all’interno della malattia.

Una donna vivace e creativa, capace di dare vita a una delle prime strutture di accoglienza di qualità dei malati, vera novità negli anni ’80 in Italia, quando cioè non esistevano realtà capaci di un simile e fondamentale aiuto. Antonietta è stata capace di comunicare in modo interpersonale, tanto da favorire una vera comunione con le molte persone incontrate. Sono proprio queste persone a testimoniare la sua fama di santità, il bene ricevuto e le grazie ricevute in dono dal Signore…

L’apertura del processo diocesano è stata presieduta da mons. Domenico Caliandro, Arcivescovo di Brindisi-Ostuni, che ha evidenziato come Antonietta ha assecondato l’opera sempre nuova e creatrice dello Spirito, che dove trova creature aperte e disponibili, le plasma secondo l’immagine di Cristo, rendendole a lui conformi anche nel modo di donare la vita per gli altri. Una donna che aveva come segreto della sua missione l’unione con il Cristo. Le sue parole scritte nel diario dopo 25 anni di professione ne sono una vera testimonianza: «E Gesù venne… Bussò al mio cuore e io l’apersi a Lui. Mi disse in modo dolcissimo: “E perché non sposi me?”. Il mio cuore era ancora spalancato e Lui dal di dentro lo possedeva tutto. Come un uomo che ha appena dichiarato il suo amore alla donna amata, aspettava una risposta, aspettava trepidante il sospirato “sì”».

Una cattedrale piena di fedeli ha reso questo momento una festa, dove numerosi sono stati i membri della Famiglia Paolina presenti: le Annunziatine prima di tutto e il loro delegato nazionale don Gino Valeretto, don Vito Fracchiolla Vicario generale e Delegato generale per gli Istituti Paolini di Vita Consacrata, i membri della comunità paolina di Bari, don Domenico Soliman Postulatore generale della Famiglia Paolina, la comunità delle Pie Discepole di Bari, molte famiglie dell’Istituto Santa Famiglia insieme al loro Delegato nazionale don Roberto Roveran e alcuni sacerdoti dell’Istituto Gesù Sacerdote.

Ringraziamo la Trinità per il dono di Antonietta e per come ha interpretato il carisma paolino sulle orme del Beato Giacomo Alberione, lui che per Dio e per gli uomini del nuovo secolo ha consacrato tutta la vita.




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