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Mon, Feb

Il nostro Fondatore, il Beato Giacomo Alberione, ci ricorda che «Gesù, prima d’iniziare il suo apostolato, la sua predicazione si cercò dunque le vocazioni. Fece il primo gruppo, costituì il primo gruppo di apostoli: Pietro, Giacomo, Andrea, poi Bartolomeo, Filippo, ecc.; perché? Perché questi dovevano imparare da lui» (AAP57, 267). Da loro stesse, queste parole, soprattutto «imparare da lui», indicano l’importanza della formazione. È necessario formarsi per compiere la missione, il nostro apostolato, per vivere e dare il Cristo integrale al mondo intero.

È proprio per questo motivo che, dopo il Seminario Internazionale sulla Formazione paolina per la missione (1994) e dopo quello 2º Seminario Internazionale degli Editori Paolini (2017), il Governo generale ha organizzato il 2º Seminario Internazionale sulla Formazione Paolina per la Missione, ad Ariccia, dal 4 all’8 novembre 2019. Il suo obiettivo è stato di «promuovere la formazione integrale del Paolino, “apostolo comunicatore e consacrato”, per un rinnovato slancio apostolico della nostra missione a partire dall’attuale contesto comunicativo evidenziato durante il 2° Seminario Internazionale degli Editori Paolini».

Vista l’importanza di un tale evento congregazionale, vi hanno preso parte non meno di ottanta confratelli, tra cui il Governo generale, i Superiori maggiori, i Coordinatori generali della formazione, i Direttori generali dell’apostolato e altri invitati. Tra questi ultimi, notiamo la ricca partecipazione dei novizi e degli juniores che si preparano alla professione perpetua ad Albano.

Dalle conferenze, tavole rotonde e anche dai gruppi di lavoro come dai lavori personali, abbiamo sentito veramente la necessità di una formazione integrale per la nostra missione. C’è bisogno «di formare un uomo, un cristiano, un religioso, un apostolo» (UPS II, 62), il paolino per l’oggi. E, come sostiene San Giovanni Paolo II in Vita consecrata 67: «Poiché la formazione deve essere anche comunitaria, il suo luogo privilegiato è la comunità». È nella comunità che si forma o è la comunità che forma. Come diceva don Valdir José De Castro, nostro Superiore generale, nel suo discorso conclusivo: «dobbiamo far diventare le nostre comunità vere comunità formative» e anche «multiculturali»!

E non possiamo dimenticare il ruolo dei formatori, anche se è la comunità tutta che forma. Ecco perché il 2°SIFPAM ha insistito sulla formazione dei formatori. Infatti, se vogliamo formare dei Paolini degni di questo nome, dobbiamo rispondere all’invito di Vita consecrata 66 che ribadisce: «sarà opportuno creare adeguate strutture per la formazione dei formatori». Tali formatori, proprio perché formati, potranno aiutare i giovani ad essere veri «editori del futuro» che sappiano creare «relazioni» (Linee editoriali), «affrontare l’ambiente digitale» (don Valdir) e anche far sì che siano trasformati in Cristo. Perché, come dice l’Alberione, «il perfetto Maestro formerà uomini perfetti in Gesù Cristo» (UPS II, 191).

Inoltre, la formazione permanente dev’essere obbligatoria e da non trascurare per nessun motivo. Perché «la formazione permanente, sia per gli Istituti di vita apostolica come per quelli di vita contemplativa, è un’esigenza intrinseca alla consacrazione religiosa» (Vita consecrata, 69).

E nello spirito alberioniano, c’è il «Noviziato per il Paradiso» che richiama la formazione permanente; perché, per il Fondatore, «dopo la professione perpetua viene il noviziato per la professione eterna» (UPS I, 258).

E perché tutto quanto detto sopra sia realizzabile, occorre avanzare in sinodalità. Oltre ad essere il metodo scelto per prepararci al prossimo Capitolo generale, essendo anche promossa da Papa Francesco, la sinodalità è di aiuto per la formazione integrale del Paolino. Perché «se camminiamo insieme, giovani e anziani, potremo essere ben radicati nel presente e, da questa posizione, frequentare il passato e il futuro» (Christus vivit, 199). Allora, come voleva il Fondatore, auguriamoci di «protenderci in avanti ogni giorno, mai fermarsi» (FSP55, p. 185), visto che «l’impegno formativo non cessa mai» (Vita consecrata, 65)!

Per finire, la formazione, essendo una partecipazione all’azione del Padre, il formatore per eccellenza di chi si consacra a lui (cf. Vita consecrata, 66), richiede che noi contiamo anche sullo Spirito Santo giorno dopo giorno; e da Paolini, lo faremo meglio anche pregando il Patto o Segreto di riuscita e ravvivando continuamente il dono ricevuto da Dio (cf. 2 Tm 1, 6), come vuole quest’Anno vocazionale della Famiglia Paolina che stiamo vivendo.

 

* Patrick Nshole, sacerdote paolino congolese.