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Dom, Dic

Non è difficile inquadrare la vocazione di Giacomo Alberione sulla linea delle grandi vocazioni bibliche, in cui Dio chiama determinate persone, in momenti specifici della storia, a realizzare piani concreti entro l'eterno piano di salvezza destinato a tutti gli uomini e donne di ogni tempo.

I protagonisti sono sempre due: Dio, il principale, che ha l'iniziativa, e la persona che, con più o meno difficoltà, a seconda dei casi, accoglie l'invito e cerca di rispondere mettendo le proprie energie al servizio di Dio.

Nato in una famiglia di forti radici cristiane ed educato da bambino nella fede e nella pratica della vita cristiana, non sorprende che il quinto figlio della famiglia considerasse ad un certo punto la possibilità di diventare sacerdote. Il seminario di Bra fu il suo primo destino, sebbene non definitivo, poiché poco dopo dovette abbandonarlo: un duro colpo, che sicuramente fece nascere nel giovane Giacomo un forte senso di fallimento e un accumulo di dubbi sul suo futuro.

Dopo alcuni mesi di incertezza, grazie all'aiuto del suo buon parroco, passò al seminario di Alba, dove in seguito riceverebbe la rivelazione che avrebbe segnato tutta la sua risposta al piano di Dio per lui, chiamato a essere il padre di una moltitudine di uomini e donne che nel nuovo secolo avrebbero condiviso il suo carisma apostolico in ogni angolo del mondo. Dalla forte esperienza dell'invito di Gesù: "Venite a me tutti..." nella notte del passo del secolo (cfr. AD 15), si scatenò un processo di energie che avrebbe prodotto frutti molto diversificati nel tempo e nelle forme: tutte volte a dare una risposta concreta all'invito di Gesù.

In questo processo è possibile distinguere alcuni momenti chiave che hanno segnato la traiettoria della risposta del Fondatore e che, almeno in una certa misura, dovrebbero segnare la risposta di tutti coloro che "sentono quello che egli ha sentito" nella notte di luce, come egli la chiama. Si tratta di un itinerario, un tipico stile di risposta vocazionale, che gli aiuterà a evitare deviazioni, polarizzazioni o alterazioni nella scala dei valori, che avrebbero potuto fermare e persino annullare i frutti dello Spirito nella Famiglia Paolina.

Sintetizzando, possiamo dividere questo itinerario in quattro tappe. Il primo è il momento dell'esperienza della sfida: la realtà del mondo e della Chiesa richiedeva una mobilitazione per dare risposte concrete ai bisogni dell'umanità. Giacomo Alberione sentì che doveva "far qualcosa per il Signore e gli uomini del nuovo secolo con cui sarebbe vissuto" (AD 15). Così diede vita a tutta una Famiglia internamente coerente che non può essere spiegata se non con un ascolto attento della voce dello Spirito e una diligente volontà di rispondere alle sue ispirazioni. Sempre per dare una risposta, piena e totalizzante – Cristo totale per tutto l’uomo, per tutti gli uomini, con tutti i mezzi – all'invito di Gesù nella realtà attuale (missione, apostolato).

Una volta scoperto l'obiettivo, la prima urgenza che il giovane Alberione sentì fu la necessità di prepararsi bene per la missione che gli era stata affidata (cfr. AD 20) (formazione integrale, studio). Egli fu in grado di orientare tutto in tale direzione (cfr. AD 9). Si vedeva già a capo di un folto gruppo di persone entusiaste che, condividendo il suo ideale, lo avrebbero aiutato a realizzarlo per il bene della Chiesa e del mondo del suo tempo.

Ma a un certo punto si rese conto che se voleva dare unità, stabilità, continuità e soprannaturalità alla sua iniziativa, doveva fornirla di alcuni elementi che garantissero tutto ciò: la vita religiosa era la risposta. Persone che si donassero in corpo e anima, con totale spirito di gratuità, unite in comunità di persone consacrate, in uno stile di vita evangelico in fraternità (donazione totale, povertà).

Giacomo Alberione era profondamente convinto che una missione così importante, così innovativa e prevedibilmente difficile, avesse bisogno di una fonte di energia superiore al solito. Solo un profondo spirito di preghiera, una forte unione con la fonte della grazia potrebbe garantire il compimento del suo ideale apostolico e la sua continuità nel tempo (vita di preghiera, pietà).

Questo itinerario che il Fondatore visse nella sua risposta vocazionale, fu tradotto nel suo compito pedagogico nell'immagine delle "quattro ruote", i quattro elementi fondamentali della vita paolina che devono essere vissuti in equilibrio. A lui ciò che realmente interessava era l'integralità di tutte le dimensioni che, vissute con intensità e armonia, porteranno alla piena realizzazione della personalità, cioè la santità paolina, nel cui vertice c’è Gesù Cristo Maestro, via, verità e vita, che esprime "la piena maturità" di Cristo (cfr. Efesini 4,13) a cui tutti siamo chiamati.

Abbandonato a quella fonte di grazia, Giacomo Alberione ha ricevuto la grande ispirazione: Gesù, il Maestro, che è la via, e la verità, e la vita. Una scoperta da lui sempre considerata il culmine della sua ispirazione, che poi ha lasciato come preziosa eredità ai suoi figli e figlie (AD 93). Lui, insieme a san Paolo, il suo miglior interprete, la "forma" su cui deve essere modellato ogni Paolino, e insieme a Maria, che lo incarnò nel suo seno e nel suo cuore, e lo diede completo al mondo, sono le colonne che danno significato e profondità all'intero edificio. È la spiritualità paolina, che informa, dà vita, energia, coraggio, significato ed entusiasmo a tutte le dimensioni della vita: al rapporto con Dio, alla preparazione, alla donazione totale e alla missione specifica, a cui tutto è ordinato.

Accogliendo con animo aperto e generoso le successive ispirazioni dello Spirito, il beato Giacomo Alberione ha saputo rispondere integralmente al disegno di Dio su di lui, portando a pienezza la sua vita umile e nascosta, un capolavoro della grazia, che Paolo VI non ha esitato a qualificare come "una meraviglia del nostro secolo". Indubbiamente, una di quelle tre o quattro figure che Dio dona ogni secolo all'umanità per nobilitarla e rinnovarla.

 

Don José Antonio Pérez, ssp