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SIGLE BIBLIOGRAFICHE

usate nelle citazioni dei pensieri

AD    =   Abundantes divitiae gratiae suae: testo di don G. Alberione (1953). Edizione e note illustrative in Opera Omnia, Roma 1998.

AE     =   L’Apostolato dell’Edizione: manuale direttivo di formazione e di apostolato. Lezioni tenute da don G. Alberione e riprese dalle alunne Figlie di San Paolo. Edizione e note illustrative in Opera Omnia, Roma 2000.

APim =   L’Apostolo Paolo ispiratore e modello: annotazioni personali di don G. Alberione. Edizione e note illu­strative in Opera Omnia, Roma 2008.

ATP   =   Appunti di Teologia Pastorale: testo di don G. Albe­rione, pubblicato in prima edizione (fotostatica) nel 1912 e successivamente rimaneggiato. Edizione e no­te illustrative in Opera Omnia, Roma 2002.

BM2  =   Brevi meditazioni per ogni giorno dell’anno, di don G. Alberione, volume II, Alba 1948.

CISP  =   Carissimi in San Paolo: lettere, articoli, opuscoli, scritti inediti di don G. Alberione dal 1933 al 1969, a cura di Rosario Esposito ssp, EP, Roma 1971.

CS     =   Catechismo sociale, Elementi di sociologia cristia­na. Edizione e note illustrative in Opera Omnia, Roma 1985.

DA    =   La Donna associata allo zelo sacerdotale: per il clero e per la donna. Edizione e note illustrative in Opera Omnia, Roma 2001.

ECM  =   Eco di Casa Madre, bollettino d’informazioni e di direttive.

EMC  =   Esercizi e meditazioni del Primo Maestro e Conferenze della Prima Maestra nelle case d’America, Figlie di San Paolo, Derby, NY 1952.

ER     =   Esercizi e Ritiri: meditazioni di don G. Alberione, vol. I, Figlie di San Paolo, Alba 1935.

FP     =   Alle Famiglie Paoline: raccolta di cinque articoli di don G. Alberione: Formazione umana. Formazione sociale, Il lavoro, La Provvidenza, «Portate Dio nel vostro corpo»; EP, Roma 1954.

FSP   =   Fedeltà allo spirito paolino: meditazioni, EP, Roma 1965.

HM   =   Haec meditare: raccolta di meditazioni in vari vo­lumi, Figlie di San Paolo, Alba-Roma 1939.

IA      =   Ipsum audite: serie di opuscoli contenenti esercizi spirituali, ritiri, meditazioni tenute da don G. Albe­rione alle Pie Discepole del Divin Maestro, Alba-Roma.

LMT  =   Lettere a Maestra Tecla Merlo, Figlie di San Paolo, Roma 1987.

Pr      =   Predicazione: ampia raccolta dattiloscritta conte­nente soprattutto meditazioni e prediche di don G. Alberione, messa insieme dalle Figlie di San Paolo, a Grottaferrata, in vista del capitolo generale specia­le 1969-71. La raccolta è ordinata per argomenti, dei quali con diverse sigle citiamo: A (apostolato) - D (diffusione, propaganda) - E (esame di coscienza) - PB (pietà biblica) - PR (pratiche religiose, sot­todivisa in più fascicoli) - VR (vita religiosa, sot­todivisa in a: parte ascetica, e g: generale).

              Nota. - Il riferimento alle pagine riguardanti questa raccolta o repertorio sistematico è alquanto approssi­mativo perché ci sono stati diversi cambiamenti col pas­sare da un supporto (fogli) ad un altro (quadernetti) o al digitale. Inoltre in alcuni casi (nn. 149, 253, 276 e 341) non si è riusciti a risalire alla fonte originale e perciò si rimanda a passi in certo modo di contenuto equivalente; detti nn. vanno segnalati con un asterisco (*).

SCS    =   Strumenti della comunicazione sociale: serie di conferenze su questo tema. EP, Roma 1964.

RSP   =   Per un rinnovamento spirituale, Predicazione alle comunità paoline di Roma 1952-1954. Edizione e note illustrative in Opera Omnia, Roma 2006.

SdC   =   Spiegazione delle Costituzioni: istruzioni tenute da don G. Alberione durante gli esercizi straordinari delle Figlie di S.P. (Ariccia, 1961), Figlie di San Paolo, Roma 1962.

SdM  =   Santificazione della mente: raccolta di articoli formativi di don G. Alberione, EP, Roma 1956 (uso manoscritto).

SE      =   Ss. Spirituali Esercizi, Istruzioni alle Maestre [ottobre 1936], vol. 2, Figlie di San Paolo, Roma – Alba 1937.

SP     =   San Paolo, Bollettino interno della Società San Paolo.

SPa    =   Spiritualita paolina, Devozioni della prima settimana del mese, Figlie di San Paolo, Roma 1962.

UPS   =   Ut Perfectus sit Homo Dei: raccolta delle istruzioni normative di don G. Alberione durante il corso di Esercizi spirituali di un mese (aprile 1960). Pubbli­cata in 4 volumi, ora (senza le meditazioni tenute da altri sacerdoti paolini) concentrati in unico volume: Edizione e note illustrative in Opera Omnia, Roma 1998.

V       =   Vademecum, Selezione di brani sulle linee qualificanti del suo carisma, a cura di Angelo Colacrai, EP, Roma 1992.

VCG  =   Viviamo in Cristo Gesù: due corsi di Esercizi (Si vis perfectus esse, 1933; e Mihi vivere Christus est, 1938). Edizione e note illustrative in Opera Omnia, Roma 2008.

 

 

 

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Vi è una linea retta tra “in principio erat Verbum; et Verbum erat apud Deum” [in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio: Gv 1,1] e la consumazione dei tempi e l’eternità nostra in Dio per Gesù Cristo. Questa linea (o via) è Gesù Cristo, Via, Verità e Vita [cf Gv 14,6].

Dio è uno nella natura, trino nelle Persone: e, per attribu­zione, si dànno la potenza al Padre, la sapienza al Figlio, l’amore allo Spirito Santo.

Le opere di Dio ad extra sono delle tre Persone. Disse Dio: «Facciamo l’uomo ad immagine e somiglianza nostra» [Gn 1,26]. Ma ognuna delle tre divine Persone ha comuni­cato qualcosa della sua proprietà. Il disegno si attribuisce al Figlio: “Per quem omnia facta sunt” [tutto è stato fatto per mezzo di lui: Gv 1,3; cf Col 1,16]. Come Dio è uno, così l’uomo è uno; ma vi sono in lui tre facoltà: la volontà, rifles­so dell’onnipotenza del Padre; l’intelligenza, riflesso della sapienza del Figlio; il sentimento, riflesso dell’amore dello Spirito Santo.

Dio elevò l’uomo all’ordine soprannaturale, conferendogli la grazia divina; dono gratuito, appunto perché è grazia. E questa, riflettendosi sull’intelligenza produsse la fede; riflet­tendosi sul sentimento, comunicò un amore soprannaturale; ri­­flettendosi sulla volontà, comunicò una particolare fortezza. Dio “erat simul condens naturam et fondens gratiam” [stava allo stesso tempo fondando la natura e infondendo la grazia].[1]

Adamo peccò. Perdette la grazia che lo costituiva amico di Dio; e rimase in deterius commutatus [mutato in peggio][2] anche quanto alla mente, sentimento, volontà. Aveva bisogno di essere riabilitato nel suo stato primitivo mediante la grazia ed i beni con essa connessi. Il Figlio di Dio venne a riparare la primitiva costruzione, restaurare l’uomo e le sue facoltà.

Per questo restaurò la mente (è Verità), restaurò la volontà (è Via), restaurò il sentimento (è Vita).

Gesù Cristo vive nel cristiano, rifatto immagine e somi­glianza di Dio Uno e Trino: in Gesù Cristo in cielo, in Gesù Cristo di cui è membro; si immergerà per il Cristo in Dio Uno e Trino; ogni Persona divina contribuisce alla beatitudi­ne dell’uomo, delle sue tre facoltà. Perché sia piena la felici­tà, ogni facoltà sarà appagata nelle sue aspirazioni.

Incomincia l’eternità felice; la via è stata Gesù Cristo; la retta ha il compimento.

Tutto il mondo è un intero esemplare di Dio Uno e Trino.

[1960: UPS I, 368-369]

 

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Venne Gesù Cristo, mandato dal Padre, che restaurò l’uomo, facendone una seconda edizione, tanto migliorata. Così l’uomo, passando attraverso a Gesù Cristo Mediatore, si presenterà a Dio purificato e santo nella sua mente, volontà, sentimento.

Qui sta tutto il Cristianesimo: la fede in Gesù Cristo; la morale in Gesù Cristo; il culto in Gesù Cristo. Qui è tutta la nostra santissima religione: dogma, morale e culto.

L’uomo diviene nuovamente l’immagine restaurata di Dio Uno e Trino.

La divozione a Gesù Maestro Via, Verità e Vita porta al perfetto culto a Dio.

Quanto più il Paolino la vive, tanto più è simile al Divin Esemplare Gesù Cristo.

Gesù Cristo è la vite, noi i tralci; da Lui arriva a noi la lin­fa divina per i frutti. Chi è unito alla Vite-Cristo “hic fert fructum multum” [questi porta molto frutto: Gv 15,5].

Tutto l’uomo va a Dio; Dio per mezzo di Gesù Cristo si unisce all’uomo.

Lo studio del catechismo e della teologia ci fa apprendere il dogma, la morale, il culto; significa conoscere sempre me­glio Gesù Cristo Via, Verità e Vita ed il suo Corpo Mistico che è la Chiesa.

Lo studio stesso è ordinato alla pietà.

La preghiera teologale e che porta alla vita teologale è contenuta negli atti di fede, speranza, carità; con estrema chiarezza e brevità.

[1960: UPS II, 149-150]

 

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Gesù Cristo è il Maestro che meglio ha rispettato la per­sona umana, la sviluppa nelle sue facoltà naturali e sopranna­turali, la eleva e dirige a partecipare di Dio nel tempo e nel­l’eternità.

[1954: FP, 36]

 

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La Famiglia Paolina aspira a vivere integralmente il Vangelo di Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, nello spirito di san Paolo, sotto lo sguardo della Regina degli Apostoli. In essa non vi sono molte particolarità né devozioni singolari, né soverchie formalità; ma si cerca la vita in Cristo Maestro e nella Chiesa... Segreto di grandezza è modellarsi su Dio, vi­vendo in Cristo.

Perciò sempre chiaro il pensiero di vivere e operare nella Chiesa e per la Chiesa; di inserirsi come olivi selvatici nella vitale oliva, Cristo-Eucaristia [cf Rm 11,24]; di pensare e nutrirsi di ogni frase del Vangelo, secondo lo spirito di san Paolo... Tutto l’uomo in Gesù Cristo, per un totale amore a Dio: intelligenza, volontà, cuore, forze fisiche. Tutto: natura, grazia, vocazione per l’apostolato. Carro che corre poggiato sulle quattro ruote; santità, studio, apostolato, povertà.

[1954: AD 93-95; 100]

 

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«Richiede il bene comune che si ricorra a Gesù Cristo Via, Verità e Vita» (Leone XIII, enc. Tametsi futura).

Il Papa dice che la vera pietà manifestata nell’Anno Santo [1900] è di buon auspicio per il nuovo secolo: è la pietà ver­so Gesù Cristo Via, Verità e Vita.

La Famiglia Paolina l’ha accolta come una sacra eredità, sapendo che ricevere Gesù Cristo secondo i «tre principi ne­cessari per la salvezza» è questione di vita o di perdizione per tutti; e riceverlo più pienamente significa essere paolino: «Non vi è in nessun altro la salvezza. Non esiste infatti sotto il cielo altro nome dato agli uomini per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvi» [At 4,12]. Se Gesù Cristo è la salute unica e piena, è necessario in Lui solo cercarla; e quanto più si parteciperà di Lui, si vivrà in sanità spirituale. Vivendo il Cristo integralmente, tutto l’uomo sarà sano: sana la mente, sano il cuore, sana la volontà, il corpo sano moralmente: «ci è dato il pegno della gloria futura».

[1958: CISP, 1224]

 

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Non ho né oro né argento, ma vi dono di quello che ho: Gesù Cristo, Via, Verità e Vita [cf At 3,6].

[1936: CISP, 63]

 

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Questo Concilio (Vaticano II) è il grande fatto storico re­ligioso del nostro tempo. È un esame che la cristianità fa su se stessa, riflettendo su molti punti, che possono ridursi a tre:

  1. a) Quanto oggi la vita cristiana è praticata, in conformità con il Vangelo; quanto questa vita è oggi vissuta nel mondo; quanto ancora manca; quali mezzi per una santa purificazio­ne ed elevazione in Gesù Cristo Maestro: «Siate perfetti co­me è perfetto il Padre celeste» [Mt 5,48]; «Imparate da me» [Mt 11,29]. «Io sono la Via» [Gv 14,6].
  2. b) Quanto è diffusa la dottrina di Gesù Cristo, come accet­tata, come intesa e conservata nella sua integralità e purezza dal mondo; quali i mezzi perché conquisti tutte le menti, se­condo il mandato di Gesù Cristo Maestro alla Chiesa: «Am­maestrate tutte le genti» [Mt 28,19]; «questa è la vita eterna, che conoscano te unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo» [Gv 17,3]. «Io sono la Verità» [Gv 14,6].
  3. c) Quanto e come si prega in Christo et in Ecclesia, «in spirito e verità» [Gv 4,24]; quanto e come produce frutti di vita, di grazia, di veri figli di Dio e suoi eredi, coeredi di Ge­sù Cristo [cf Rm 8,17]; come si realizza sempre più «Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà» [Mt 6,9-10; Lc 11,2]. Dif­ficoltà, perfezionamento, attuazione pratica. «Bisogna sem­pre pregare e mai venir meno» [Lc 18,1]; «Qualunque cosa chiederete al Padre in nome mio, lo farò» [Gv 14,13]. «Io sono la Vita» [Gv 14,6].

[1962: CISP, 315]

 

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Facciamoci penna e bocca di Dio, per Gesù Cristo, nostro Maestro!

[1936: CISP, 53]

 

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Il processo di santificazione è un processo di cristifica­zione: «finché sia formato il Cristo in voi» [Gal 4,19]. Perciò saremo santi nella misura in cui viviamo la vita di Gesù Cristo; o meglio, secondo la misura in cui Gesù Cristo vive in noi: «Il cristiano è un altro Cristo»; ed è quello che san Paolo dice di sè: «Vivo io, ma non più io, bensì vive in me il Cristo» [Gal 2,20].

Questo si forma in noi gradatamente fino «all’età virile di Gesù Cristo» [Ef 4,13]: come gradatamente cresce il bam­bino sino a uomo adulto.

Gesù Cristo è Via, Verità e Vita. Nel lavoro spirituale vi è l’impegno: a) di imitare la santità di Gesù Cristo che ci segnò la via con i suoi esempi e con l’insegnamento: «siate perfet­ti» [Mt 5,48]; b) nello spirito di fede secondo Gesù Cristo-Verità: pensare secondo il Vangelo, il nuovo Testamento, la Chiesa che ce lo comunica; c) nella grazia che è partecipa­zione della vita di Gesù Cristo, nei sacramenti e in tutti i mezzi di grazia. Così si forma in noi il Cristo Via, Verità e Vita: «divenire conformi» [Rm 8,29]: così Gesù Cristo ali­menta la nostra anima nelle sue facoltà; volontà, intelligenza, sentimento.

[1934: CISP, 11-12]

 

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La nostra adorazione fu impostata sullo schema di Gesù Maestro, «Via, Verità e Vita». Gesù formò i suoi apostoli comunicando loro una dottrina celeste, interponendo l’e­sempio di una vita santa e pregando incessantemente per loro [cf Gv 17,9; Lc 22,32]. La condotta e il modo di fare di Gesù debbono essere la condotta e il modo di fare di tutti i maestri [cf 1Ts 1,2; 5,17; Fil 1,3; Ef 1,16].

[1961: CISP, 778]

 

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Al mattino dunque sediamoci ai piedi di Lui [cf Lc 10,39] e diciamogli: Tu sei la Via, io voglio ricalcare le tue orme, e voglio imitare i tuoi esempi. Tu sei la Verità: illumi­nami! Tu sei la Vita: dammi la grazia!

[1935: ER, 132]

 

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Ricorrendo al Divino Maestro, non troviamo una legge, ma una Persona, sebbene operi al modo di una legge: «la legge dello spirito della vita, in Cristo Gesù» [Rm 8,2].

[1946 (?): CISP, 133]

 

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Gesù Cristo, apostolo del Padre, fu prima perfectus homo; anche qui egli è Via. Il concetto di «uomo perfetto» non impli­ca soltanto che egli ebbe anima razionale e corpo organico, ma significa il perfetto ordinamento delle sue facoltà: da una parte secondo Dio, dall’altra ed insieme secondo ragione. Chi lo poté accusare di peccato su qualche punto? [cf Gv 8,46].

Fu il perfetto figlio di famiglia, il perfetto fanciullo, il per­fetto giovane, il perfetto operaio, il perfetto cittadino, il per­fetto suddito, il perfetto re; fu perfetto in casa, in società, nel tratto, nella preghiera, nella solitudine; fu perfetto nella pru­denza, giustizia, fortezza, temperanza; fu perfetto nell’ap­prendere come discepolo e perfetto nell’insegnare come ma­estro, nel cercare la gloria di Dio e la salvezza dell’uomo come apostolo. 

[1954: FP, 5-6; cf CISP, 755]

 

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In questo sta la perfezione cristiana, religiosa, sacerdota­le: stabilirsi totalmente in Gesù Maestro Via (volontà), Verità (mente), e Vita (sentimento); anzi arrivare alla suprema altez­za della nostra personalità: io che penso in Gesù Cristo, io che amo in Gesù Cristo, io che voglio in Gesù Cristo; o Cristo che pensa in me, che ama in me, che vuole in me.

[1960: UPS I, 187]

 

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Mutare radicalmente il modo di pensare, del vivere e morire: è il capovolgimento meraviglioso, voluto e compiuto da Gesù Cristo. Risulta specialmente dalle Beatitudini.

[1963: CISP, 1396]

 

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Nel Vangelo vi sono due parole che si ripetono molto spesso: «vita» e «morte». Le anime spirituali e gli scrittori di spiritualità hanno preso più l’una o l’altra secondo il tempe­ramento o l’educazione. Dicono alcuni: Il sacro testo è un «Vangelo di vita»; e in esso infatti dal principio alla fine si respira il vigore di una vita nuova in Cristo. «In Lui era la vita; e la vita fu la luce degli uomini» [Gv 1,4].

Dicono altri: Il Vangelo di Gesù Cristo è un «vangelo di morte»: «Se il grano, cadendo nella terra, non muore, rimarrà solo; ma se muore porterà molto frutto» [Gv 12,24]; «Io muoio ogni giorno» – dice san Paolo [1Cor 15,31)] –, «io porto nel mio corpo la morte del Signore Gesù» [Gal 6,17].

Ambedue queste classi di uomini posseggono solo una parte del Vangelo. Morte e vita nel Vangelo sono sempre unite: si muore in Cristo per vivere gioiosamente in Cristo [cf 2Tm 2,11]. «Chi sacrifica la vita, la ritroverà» [Mt 10,39]. Vita e morte risuonano assieme, si alternano con ritmo rego­lare; si rinnega il nostro io per vivere Dio [cf Mt 16,24; Lc 9,23]; si lasciano beni per acquistarne dei superiori [cf Mt 19,29]: la castità è il sacrificare una vita di egoismo per una vita apostolica e divina; è l’amore più grande; l’obbedienza è la più grande libertà; la povertà è la massima ricchezza.

[1946 (?): CISP, 132]

 

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Ogni fatica, associata alla passione di Gesù Cristo, divie­ne elemento di redenzione individuale e sociale.

[1954: FP 51; cf CISP, 1077]

 

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Molti vollero riformare la Chiesa, ma non riformare pri­ma se stessi; non possedevano né missione né virtù né vera pietà. Gesù Cristo precedette con l’esempio, predicò con la parola [cf At 1,1], morì per acquistarci la grazia.

[1960: UPS I, 516]

 

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Si dice da taluni: «Oggi ci vuole altra educazione, altro modo di vivere, altra forma di disciplina».

Rispondo: La santità è e consiste sempre nel vivere Gesù Cristo come è presentato nel Vangelo: Via, Verità e Vita. Il male è sempre nel distaccarsi dal Vangelo, da Gesù Cristo, dagli esempi dei Santi, dalla Teologia.

La vita religiosa è sempre quella che ha insegnato Gesù Cristo, che propone la Chiesa, che hanno vissuto i Religiosi santi, che è indicata dalle Costituzioni.

La delicatezza non è rigorismo; il lassismo non è moder­nità, ma mondanità del cuore.

[1950: CISP, 264]

 

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Il mistero di Cristo-operaio ci sembra più profondo del mistero della Passione e Morte. Tanti anni al banco di fale­gname! «Non è forse questo il figlio del fabbro?» [Mt 13,55], «Non è il fabbro?» [Mc 6,3]. Il sudore della sua fronte a Na­zareth non era meno redentivo che il sudore di sangue nel Getsemani!

[1954: FP, 53; cf CISP, 1079]

 

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Le fatiche dell’apostolato vanno unite a quelle di Gesù. L’apostolato ha le sue stanchezze, gli scoraggiamenti, le de­lusioni. Vi è chi non lo comprende. Ma comprendevano tutti l’apostolato di Gesù? [cf Mc 3,20; 5,40]. Pensiamo a Lui.

[1941: HM II (1), 82]

 

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Gran parte del mondo oggi è scarsa di pane materiale. Manca anche di più quel pane spirituale che Gesù Cristo ci ha portato dal cielo, e che è Egli stesso: «Io sono il pane della vita» [Gv 6,35.48]. Innumerevoli uomini vivono total­mente dimentichi del loro destino. Non pensano che al tem­po presente, mentre in breve la morte li getta nell’eternità. Non vi è chi dia questo pane. «Non vi era chi lo spezzasse» [Lam 4,4]. Muoiono di fame; neppure capiscono la loro fame. Gesù Cristo è il pane-verità. L’apostolo delle edizioni è un altro Gesù Cristo che ripete agli uomini di ogni tempo e di ogni luogo quanto Gesù Cristo predicò nella sua vita temporale.

[1946: CISP, 124]

 

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Gesù Cristo si è forse fermato innanzi alle difficoltà?

[1954: CISP, 276]

 

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In Gesù Cristo vi è il vino puro, i vari autori danno un po’ di vino con molta acqua. Qualche volta si sostituiscono al Vangelo stesso; orgoglio umano! con speculazioni, ragiona­menti, sapere proprio: gli uomini si sostituiscono a Dio, o almeno pretendono di mettervi qualcosa di proprio. Allora: per capirli, leggere la Scrittura.

[1936: CISP, 1367]

 

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Avviene che in libri vari, o di predicazione, poco si dà risalto alla preponderante parte della persona di Cristo nella nostra santificazione. La devozione a Nostro Signore viene talora presentata come uno dei tanti mezzi.

La nostra devozione e incorporazione a Cristo è l’inizio e il fine e la sostanza stessa della nostra vita soprannaturale: qui sta l’ascetica e la mistica. Le pratiche sono aiuti o conse­guenze. Volendo davvero santificarci, evitare dispute e con­troversie delle diverse scuole di spiritualità, per dedicarci in­vece a vivere in forma sempre più piena la vita di Cristo. Raggiungeremo presto il nostro fine della santificazione. Non deformare la pietà dei fedeli e non favorire idee che confondono il progresso spirituale.

Si può riassumere nelle sue idee fondamentali la dottrina cristologica in relazione alla vita spirituale: cioè vivere il Cristo secondo che Egli stesso si è definito: «Io sono la Via, la Verità e la Vita» [Gv 14,6].

[1963: CISP, 1379]

 

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L’opera di religione e di civiltà dei missionari è ben de­gna dell’entusiasmo santo e dell’ammirazione dei giovani, dei fedeli e di ogni uomo ragionevole: conquistare il mondo con la verità e con l’amore; dare Gesù Cristo agli uomini; da­re gli uomini a Gesù Cristo.

[1935: CISP, 47]

 

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La prima cosa che si attua nella pietà è il processo di formazione personale. Ognuno va a Cristo col grande problema di se stesso: un problema sempre urgente, imprescindibile: prendere la giusta 'via', inquadrarsi esattamente nella 'verità', per un sicuro e pieno sviluppo della 'vita'. Ognuno va al Maestro disponendo di un potenziale notevole, che chiede solo di essere messo in atto con grande pienezza: mente volontà e cuore dei singoli devono essere messi in atto affinché tutto l'uomo, nel contatto formativo col Maestro, ottenga quel processo evolutivo quadrato e completo che è nella profonda aspirazione di ogni vita. E' a questo intento di completezza che si ispira ogni atto della pietà paolina.

[1962: UPS II, 10-11; v. V 208]

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Noi dobbiamo formarci sopra Gesù Cristo, anzi questa è la vera formazione in Cristo: vivere Gesù Cristo, viverlo come egli è, Via, Verità e Vita.

[1954: Pr 5, 123; v. V 212]

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Per salvarsi è del tutto necessario stabilirsi in Gesù Cristo Via, Verità e Vita; per essere cristiani è del tutto necessario vivere in Gesù Cristo Via, Verità e Vita; per essere Religioso e paolino è del tutto necessario vivere meglio in Gesù Cristo Via, Verità e Vita; per fare l'apostolato è del tutto necessario dare Gesù Cristo Via, Verità e Vita. […] Il Papa [Leone XIII] stabilisce o meglio interpreta e propone ciò che ha stabilito Gesù Cristo: i tre principi. Chi dunque vuol vivere "in Christo et in Ecclesia" ha da uniformarsi nei costumi, nei pensieri, nei mezzi di grazia e vita eterna: potrà affermare: “vivit in me Christus” [Galati 2.20]. Questo spirito è entrato nella vita paolina: la pietà secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; lo studio secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; l'apostolato secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; la disciplina religiosa secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita.

[1971: CISP, 1219; v. V 220]

 

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Quando Gesù dice: "Magister vester unus est, Christus", significa che Egli non è solo insegnante, ma vero e unico Maestro, il Maestro perfetto: precede per l'esempio: "Vi ho dato l'esempio"; vi do la mia verità: "doctrina mea"; dà la vita: "Io sono la Vita; […] Io sono la vite, voi i tralci;[…] siano tutti una sola cosa, come tu sei in me, o Padre, ed io in te; che siano anch'essi una sola cosa in noi". […] E' questa la strada tracciata ai Paolini: sempre discepoli del Maestro; sempre vivere il Maestro; sempre sentire il Maestro; sempre rivelare il Maestro. Col Maestro e in dipendenza dal Maestro saranno Maestri di sapere, di perfezione, di vita.

[1961: cf C.T. Dragone, "Maestro Via Verità e Vita" vol 1, 5-6; v. V 226]

 

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Tutta la teologia è una luce potente che si sprigiona dal Sole di verità, Gesù Cristo: "Io sono la Verità". […] da chi dipende il Catechismo, il Diritto canonico, ogni scienza sacra? L'insegnamento dei sacerdoti, dei vescovi, dei papi? Dal santo Vangelo, cioè da Gesù Cristo.

[1936: SE, p 122-123; v. V 234]

 

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Lo studio: ogni verità ha tre momenti storici: tesi, crisi, sintesi. Oggi troppi sono travagliati dalla crisi. Sintetizzare e universalizzare vuol dire trovare Dio, Gesù Cristo, la Chiesa, la grazia. In Gesù Via, Verità e Vita.

[1971: CISP, 85; v. V 235]

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Per quanto siano sorte o stiano per sorgere filosofie, noi dobbiamo sempre confrontarle con la dottrina di Gesù Cristo e accettarle solo se conformi ad essa. Per quanto passino i tempi e per quanto progrediscano gli studi, Gesù rimane sempre il Maestro unico, infallibile, la cui dottrina è eminente, certa, indistruttibile. […] Il nostro secolo è il secolo del progresso materiale, ma quanto alla conoscenza della dottrina di Gesù Cristo, non ha fatto molto cammino.

[1948?: Spa, p 267; v. V 237]

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Tutto ciò si trova nel Maestro Divino: scienze naturali che si conoscono per il lume naturale della ragione, scienze teologiche rivelate da Gesù Cristo che si accettano per il lume della fede; visione di tutto in Dio, nell'eterna vita per il lume della gloria.

[1953: AD, 194; v. V 242]

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Vi è un disorientamento sempre più forte, oggi: è la malattia dello scientismo e del tecnicismo. Ciascuna e tutte le scienze, invenzioni e scoperte sono capitoli del gran libro della creazione; ognuna è la conoscenza dell'opera creatrice di Dio, ognuna deve servire come mezzo all'uomo per andare a Dio, come serve l'occhio, la lingua, la volontà per l'uomo […]. Tutto deve servire all'uomo in ordine a Gesù Cristo, a Dio, secondo san Paolo: “omnia vestra sunt, vos autem Christi, Christus autem Dei”.

Le scienze approfondite conducono a Gesù Cristo, che è la via a Dio; preparano cioè a ricevere la rivelazione di Gesù Cristo; il quale, come Dio, mentre creando le cose illuminò l'uomo a conoscerle, volle aggiungere per elevare e nobilitare l'uomo altre verità non impresse nella natura, per preparare l'uomo a vedere Dio.

[1953: AD, 185-186; v. V 243]

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Il fine dello studio è la glorificazione di Gesù Cristo Maestro; Maestro in quanto è insieme Via, Verità e Vita; in cui ogni uomo raggiunge la sua più alta personalità e la umanità trova verità, giustizia e pace.

[1959: SP, agosto-settembre, 1; v. V 262]

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E' sommamente utile l'unificazione delle scienze naturali e soprannaturali in un corpo completo che ha Gesù Cristo come Capo al quale ogni uomo deve rendere ossequio come deve amare i suoi simili, secondo il detto: "veritatem facientes in charitate"; […]. Questa è la 'summa vitae' assolutamente necessaria, divisa ed espressa dalle parole: via, verità e vita, così come visse e insegnò Gesù Cristo e come vive e opera la Chiesa suo Corpo Mistico. L'educazione della nostra Madre Chiesa chiamasi ed è cristocentrica.

[1960: UPS II, 195; v. V 265]

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Mirare all'unità o sintesi, che è tutta e solo in Cristo Maestro. E' un fatto che molto hanno progredito gli studi in ogni parte: ma è pure un fatto che le varie scienze si mostrano come membra sparse, tra le quali non si riconosce né la parentela, né un ordine. Occorre unire queste membra, dando a ciascuna il suo posto e la sua funzione; così da risultarne un corpo unico, il cui capo sarà, non può essere altro, e deve esserlo, Gesù Cristo Divino Maestro, in cui vi è tutta la pienezza. Scienza naturale che porta alla scienza soprannaturale: per aprire la porta alla fede a Lui che è la Verità, tutta la Verità, l'Eterna Verità.

 [1961: cf C.T. Dragone, "Maestro Via Verità e Vita" vol 1, 6; v. V 270]

***

Non si è Paolini se non si ha il cuore largo, la mente larga per pensare a tutti gli uomini e neppure si ha lo spirito di Gesù Cristo, il quale venne a dare la sua vita per tutti e "Deus vult omnes homines salvos fieri et ad agnitionem veritatis venire" (1Tim 2,4).

[1954: Pr 5, 155; v. V 283]

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Gesù ha voluto lavorare. E che lavoro? Falegname, il lavoro umile. Il Padre celeste che manda il Figlio suo per tanti anni a fare il falegname sulla terra. Che mistero è questo? E che mistero è pensare che Gesù è vissuto 33 anni circa e ne ha spesi 30 nella vita privata? Non era mandato per comunicare il messaggio della salvezza? Prima fare e poi insegnare. E quindi ci ha insegnato a esercitare l'umiltà, esercitare gli apostolati umili, perché il nostro apostolato non è solo santificativo, non è solo opera di zelo; ma l'apostolato è anche redentivo delle anime.

[1963: APD VIII, 487:491; v. V 304]

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L'uomo è una proiezione meravigliosa della santissima Trinità, quindi fatto ad immagine e somiglianza di Dio uno e Trino: Padre, Figlio e Spirito santo. Nella caduta di Adamo hanno concorso le tre facoltà, e le tre facoltà ebbero a subirne le conseguenze. Nella redenzione Gesù Cristo venne a ristorare l'uomo, rifare la parte soprannaturale delle sue facoltà. Perciò Gesù Cristo è Verità, Via e Vita. Ed ecco che venne ridata luce alla mente, elevandola, anzi, a conoscenza di misteri altissimi; fu corroborata la volontà, rimessa sul trono e resa capace di una perfezione umano-divina; fu nobilitato il sentimento che può conformarsi al Cuore stesso di Gesù Cristo.

[1948: BM2, p 49; v. V 318]

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Gesù Cristo è il Maestro che meglio ha rispettato la persona umana, la sviluppa nelle sue facoltà naturali e soprannaturali, la eleva e dirige a partecipare di Dio nel tempo e nell'eternità.

[1954: FP, 36; v. V 326]

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E' facile intendere che la vita cristiana deve innestarsi in Cristo: ora Cristo è verità, via, vita: la mente innestata nella mente di Cristo, la volontà nella volontà di Cristo, il cuore innestato nel cuore di Cristo. Così l'uomo al giudizio sarà trovato conforme all'immagine di Cristo: “Conformes fieri imaginis Filii sui”.

[1954: CISP, 1132; v. V 327]

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Cristo mente perfetta, sentimento perfetto, volontà perfetta: Egli è divenuto per l'uomo causa esemplare, causa meritoria e causa comunicante. Così l'uomo diviene per Cristo, con Cristo, in Cristo il virum perfectum; la più sublime personalità. Fuori di tale personalità vi è orgoglio, bizzarria, deviazione e perciò vera mancanza di personalità per un Religioso.

[1957: CISP, 162; v. V 332]

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Formare la personalità dell'Istituto: cioè formare la personalità in Gesù Maestro, secondo l'esempio di san Paolo: incanalare, cioè indirizzare tutte le attitudini, qualità, attività, forze, in una personalità che è propria dell'Istituto.

[1959: Pr DM 77-78 (Archivio Generale Figlie di San Paolo); v. V 333]

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San Leone Magno scrive: "Invano ci diremmo cristiani se non ci conformassimo a Gesù Cristo il quale si è dichiarato Via perché la vita del Maestro divenisse forma al Discepolo". […] Questa conformità a Gesù Cristo, "conformes fieri imagini Filii sui", comprende tutto l'uomo: intelligenza, sentimento, volontà. Clemente Alessandrino parlando dell'educazione osserva che se si va da Platone s'impara a diventare filosofi; se si va da Gesù Cristo si avrà una formazione perfetta su l'immagine del Maestro Divino e si giungerà a vivere come il Dio-Uomo.

[1959: SP, novembre – dicembre, 1; cf CISP, 1332]

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Uno insiste su una cosa e vede solo quello e basta! Essere equilibrati come Gesù Cristo! Che l'equilibrio sia perfetto: perfectus Deus, ma anche perfectus homo, dice il simbolo atanasiano.

[1960: Pr A 441 (Archivio Figlie di San Paolo); v. V 335]

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In questo sta la perfezione cristiana, religiosa, sacerdotale: stabilirsi totalmente in Gesù Maestro Via (volontà), Verità (mente), e Vita (sentimento); anzi arrivare alla suprema altezza della nostra personalità: io che penso in Gesù Cristo, io che amo in Gesù Cristo, io che voglio in Gesù Cristo; o Cristo che pensa in me, che ama in me, che vuole in me.

[1960: UPS I, 187; v. V 339]

 

[1] È una frase di S. Agostino (La Città di Dio, libro XII, cap. 9) ripe­tuta da S. Tomaso d’Aquino nella Somma Teologica I, q. 62, a. III-3.

[2] Anche questa frase è di S. Agostino ed è stata poi ripetuta in di­versi concili, particolarmente in quello di Trento, nel trattare il tema del peccato originale.

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October 23, 2020

Feria (verde)
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October 23, 2020

* FSP: 1985 a S. Paulo, V. Humberto I (Brasile).

October 23, 2020

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Thoughts

October 23, 2020

San Paolo dice che quelli che corrono nello stadio non si caricano di fagotti e valigie, ma vestono solo il necessario per essere più spediti nella corsa. Le anime che amano veramente la povertà, corrono più spedite verso il cielo, perché accompagnano Gesù (FSP42, p. 390).

October 23, 2020

San Pablo dice que quienes corren en el estadio no se cargan con fardos y bultos sino que visten apenas lo imprescindible para estar más ligeros en la carrera. Las almas que aman de veras la pobreza corren con mayor ligereza hacia el cielo, pues acompañan a Jesús (FSP42, p. 390).

October 23, 2020

Saint Paul says that those who run in the stadium do not burden themselves with bundles and suitcases, but they dress themselves only with what is necessary to run faster in the course. Souls who truly love poverty run faster towards heaven, because they accompany Jesus (FSP42, p. 390).