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Dom, Dic

«Stabilisco che la III Domenica del Tempo Ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio. Questa Domenica della Parola di Dio verrà così a collocarsi in un momento opportuno di quel periodo dell’anno, quando siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani. Non si tratta di una mera coincidenza temporale: celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, perché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida. Le comunità troveranno il modo per vivere questa Domenica come un giorno solenne» (n. 3).

Così Papa Francesco, con la Lettera Apostolica Aperuit illis, istituisce per tutta la Chiesa la «Domenica della Parola di Dio», fissandola alla III Domenica del Tempo Ordinario (nel 2020 cade il 26 gennaio) e stimolando tutta una serie di iniziative che hanno come scopo quello di ricollocare al centro della vita cristiana, accanto al radicamento nell’Eucarestia, la familiarità con la Scrittura.

Nel documento pontificio ricorrono più volte sostantivi come “familiarità”, “rapporto vitale”, “intimità”, relazione viva”… termini che spingono a scorgere nella Bibbia non solo un libro permeato dal dinamismo vivo dello Spirito, ma anche e soprattutto il volto di quel Padre che ha accompagnato la storia della salvezza facendo sì che la memoria dell’uomo divenisse prima testo scritto e poi carne viva nella persona del Figlio suo Gesù Cristo.

Firmata il 30 settembre, a 1600 anni esatti dalla morte di San Girolamo, la Lettera Apostolica invita a riprendere in mano la Costituzione dogmatica Dei Verbum (tra i frutti più significativi del Concilio Vaticano II) ed esorta le comunità cristiane a dare visibilità alla centralità della Parola. In che modo? Intronizzando la Parola durante la celebrazione, conferendo il ministero del lettorato o un ministero affine a quanti svolgono il servizio dell’annuncio, invitando a celebrare il rito della consegna della Bibbia o di uno dei suoi libri, stimolando a rinnovare la catechesi alla luce della Parola, a vivere con assiduità la lectio divina, a curare le omelie, a creare occasioni di approfondimento e di festa attorno alla Parola, a ritrovare il legame inscindibile tra Scrittura ed Eucarestia… Il tutto con una sottolineatura significativa: «Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non “una volta all’anno”, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto» (n. 8).

Non mancano nel Motu proprio preoccupazioni pastorali che fanno riflettere. Per esempio, si nota la preoccupazione per una certa trascuratezza dell’Antico Testamento: «L’Antico Testamento non è mai vecchio una volta che è parte del Nuovo, perché tutto è trasformato dall’unico Spirito che lo ispira. L’intero testo sacro possiede una funzione profetica» (n. 12). Similmente, si nota il timore che, nella percezione dei fedeli, la Bibbia rimanga un testo “da esperti”, come se l’accesso ad essa fosse riservato a pochi: «Spesso, si verificano tendenze che cercano di monopolizzare il testo sacro relegandolo ad alcuni circoli o a gruppi prescelti. Non può essere così. La Bibbia è il libro del popolo del Signore che nel suo ascolto passa dalla dispersione e dalla divisione all’unità. La Parola di Dio unisce i credenti e li rende un solo popolo» (n. 4). Ancora, si respira la preoccupazione che i credenti smarriscano il carattere ispirato del testo e il significato di tale ispirazione, perdendo quella “lettura nello Spirito” che assicura frutti abbondanti: «Senza il Signore che ci introduce è impossibile comprendere in profondità la Sacra Scrittura, ma è altrettanto vero il contrario: senza la Sacra Scrittura restano indecifrabili gli eventi della missione di Gesù e della sua Chiesa nel mondo» (n. 1).

Per tutta la Famiglia Paolina l’Aperuit illis è un documento che apre il cuore alla riconoscenza e allo slancio apostolico: vi troviamo la conferma di tante stupende intuizioni del nostro Fondatore come pure stimoli per un rinnovato servizio alla Parola di Dio che, come ricorda Papa Francesco, ha un «carattere performativo», capace di toccare e plasmare la vita concreta di ogni persona.

*Giacomo Perego, sacerdote paolino italiano, è il Coordinatore internazionale del Centro Biblico San Paolo.