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Alle 0.55 del 4 aprile 2018, nel momento in cui la nostra Famiglia religiosa si apprestava a ricordare il dies natalis del nostro beato Fondatore, si è spento nella comunità paolina di Madrid – Vizconde de los Asilos il nostro fratello sacerdote

DON CECILIO FRANCISCO ORTIZ MARROQUÍN
83 anni di età, 71 di vita paolina, 63 di professione e 56 di sacerdozio

Cecilio nasce a Zuñeda, villaggio della Castiglia spagnola, il 15 maggio 1934 da una famiglia molto religiosa, quinto di otto fratelli tra maschi (quattro) e femmine (quattro). Viene battezzato solo dieci giorni dopo nella locale parrocchia dedicata all’apostolo Andrea. Siamo alla vigilia della terribile Guerra Civile (1936-1939), che lascerà ferite enormi nel tessuto sociale e umano del Paese. Papà Francisco e mamma Constantina, agricoltori e persone molto religiose, vivono una vita semplice, molto dedita al lavoro e all’educazione dei figli, tre dei quali seguiranno la via della vita consacrata. Oltre a Cecilio, altre due sorelle si faranno religiose: una (Maria Cecilia) tra le Figlie di San Paolo (oggi residente nella comunità di Madrid) e l’altra tra le Serve di Gesù.

A 14 anni il giovane entra nella Società San Paolo: è il 18 settembre 1946 quando varca la soglia della comunità di Zalla, non lontano da Bilbao, nei Paesi Baschi. Decisione coraggiosa, se si pensa che a casa solo pochi mesi prima, il 9 aprile, era morto improvvisamente il padre. A  Zalla negli anni della prima formazione Cecilio consegue il diploma di maturità, prima della vestizione (25 gennaio 1952) e del noviziato, che vivrà poi a Deusto (Bilbao). L’8 settembre Cecilio 1954 emette la prima professione, assumendo il nome paterno di Francisco.

Seguono gli studi filosofici e, successivamente, quelli teologici presso il Collegio internazionale paolino di Roma. Qui l’8 settembre 1958 professa in perpetuo i voti religiosi, atto che lo introduce all’ammissione al presbiterato, che riceverà, sempre a Roma, il 2 luglio 1961 per l’imposizione delle mani del Cardinale Luigi Traglia.

Rientrato in Spagna, dal 1962 al 1968 inizia la sua intensa missione paolina nella comunità madridista di Coslada, dove svolge il suo apostolato dapprima in libreria, seguendone anche l’amministrazione, e poi come Maestro degli aspiranti. Dal 1968 al 1978, sempre a Madrid, si occupa della locale agenzia della San Paolo Film (incarico che ricoprirà ancora dal 1986 al 1991), prima di essere trasferito a Oviedo, dove per due anni è libraio. Seguono due mandati, dal 1980 al 1986, come Superiore locale della nuova comunità di Barcellona, dove offre la sua collaborazione anche nella libreria della capitale catalana. Dal 1991 al 2002 lo ritroviamo – ancora a seguire l’amministrazione della libreria e per due mandati come Superiore – nella comunità paolina di Las Rozas (Madrid). Qui offrirà il suo contributo anche nell’assistenza dei malati. Nel 2004, fino al 2009, viene trasferito a Siviglia per due mandati come Superiore locale. Il medesimo compito svolgerà poi nella comunità di Madrid – Las Rozas (2009-2012).

A partire dal 2010 don Cecilio comincia a soffrire di insufficienza renale, che lo costringerà prima a un delicato intervento chirurgico e poi a un inevitabile e progressivo degrado delle condizioni fisiche, che lo costringeranno al ricovero per qualche anno nell’infermeria di Madrid – Vizconde, dove nella notte tra il 3 e il 4 aprile ha reso l’anima a Dio.

Come tanti Paolini di un tempo lontano che ha conosciuto un’espansione apostolica rapida e straordinaria, anche don Cecilio non ha goduto di un formazione tecnica adeguata rispetto ai compiti che poi è stato chiamato ad assumere, facendosi sempre bastare, in fedeltà al Segreto di riuscita, il bagaglio che aveva ricevuto nella formazione iniziale. Il ricordo di lui è di un uomo sempre impegnato, dedito con fedeltà all’apostolato, sempre allegro e collaborativo con tutti, incapace di fare del male ad alcuno. Sempre gentile e allo stesso tempo esigente, soprattutto quando ha ricoperto compiti formativi.

Ammiriamo in lui, come testimoniano i fratelli spagnoli, la capacità che ha sempre avuto di vivere serenamente e con pazienza cristiana la sua malattia, che lo ha accompagnato per quasi dieci anni. Negli ultimi mesi era consapevole del suo delicato stato di salute e ha vissuto serenamente il trapasso, confortato dall’Unzione degli infermi che ha ricevuto con piena lucidità e serenità qualche giorno prima di rendere al sua anima a Dio.

Nell’affidare questo fedele apostolo alla misericordia di Dio, chiediamo ora la sua intercessione presso il Maestro Divino perché la Provincia Spagna e tutta la Congregazione sappiano affrontare con coraggio questo delicato passaggio storico della nostra pur breve vita.

Roma, 4 aprile 2018                               

Don Stefano Stimamiglio, ssp
Segretario generale


Le esequie saranno celebrate giovedì 5 aprile 2018 alle ore 11. Il corpo verrà tumulato sabato 7 aprile nella tomba di famiglia del cimitero di Zuñeda.

I Superiori di Circoscrizione informino le loro comunità per i suffragi prescritti (Cost. 65 e 65.1).


ITAESPENG

Agenda Paolina

February 18, 2020

Feria (verde)
Gc 1,12-18; Sal 93; Mc 8,14-21

February 18, 2020

* PD: 2017 a Codajás (Brasile) • SJBP: 2007 a Londrina (Brasile).

February 18, 2020

SSP: Nov. Ildebrando Pelliccia (1935) - D. Giovanni Battista Di Cesare (2011) - Fr. Amorino Remelli (2014) - Fr. Vicente Ramón Hernández Muñoz (2019) • FSP: Sr. M. Cecilia Calabresi (1999) - Sr. Maria de Lourdes Belém (2009) - Sr. M. Assunta Cantone (2015) • PD: Sr. M. Auxilia Fernández (2011).

Thoughts

February 18, 2020

La povertà è la tendenza a ciò che è più povero, più semplice. È il distacco da quelle cose che formano la comodità, l’agiatezza, il benessere della vita presente. È virtù che inclina il cuore, la volontà verso quello che è più povero. Notate che vi è la povertà di effetto e la povertà di affetto. La prima è quella di chi non ha; la seconda è quella di chi ha ma è distaccato (FSP46, p. 144).

February 18, 2020

La pobreza es la tendencia a lo que es más pobre, más sencillo. Es el desapego de las cosas que conforman la comodidad, el confort, el bienestar de la vida presente. Es una virtud que inclina el corazón y la voluntad hacia lo que es más pobre. Notad que hay una pobreza efectiva y una pobreza afectiva. La primera es la de quien no tiene; la segunda es la de quien tiene pero se muestra desprendido (FSP46, p. 144).

February 18, 2020

Poverty is the tendency to what is poorest, simplest. It is the detachment from those things that form the comfort, the well-being of the present life. It is a virtue that inclines the heart, the will towards the poorest. Note that there is the poverty of effect and poverty of affection. The first is that of those who do not have it; the second is that of those who have it but are detached (FSP46, p. 144).