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Sam, Mar

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Sembra che il tema dei laici torna di moda ogni volta che prendiamo coscienza che le nostre forze “clericali” diminuiscono e non ce la facciamo più a mantenere in vita le nostre molteplici attività e strutture. Quando questo succede, allora ne parliamo e cerchiamo anche di dare ai laici un valore ecclesiale, un ruolo e un “abito nuovo”.

Ci ricorda Papa Francesco che “ … tutti facciamo il nostro ingresso nella Chiesa come laici. … Nessuno è stato battezzato prete né vescovo”. E’ a partire da questa base comune che possiamo evitare contrapposizioni non costruttive o gerarchie frutto di un retaggio storico di potere e infallibilità.

Altro elemento che potrebbe aiutare a valorizzare l’identità specifica del laico è la dimensione di servizio, applicato sia al laicato che al clero. Ogni identità presente nel popolo di Dio si caratterizza come servizio da svolgere a favore di tutto il popolo di Dio e non sopra il popolo di Dio, pur nella sua diversità e molteplicità.

Se volessimo fare una panoramica molto generale dei rapporti che la Società San Paolo ha avuto nella sua storia con i laici, potremmo affermare che da parte dei Paolini c’è stata una valorizzazione professionale dei laici. Quando poi ci si è impegnati a trasferire “lo spirito paolino” non si è trovata altra forma che quella di una “clericalizzazione” del laicato. Dice Papa Francesco:

Devo al contempo aggiungere un altro elemento che considero frutto di un modo sbagliato di vivere l’ecclesiologia proposta dal Vaticano II. Non possiamo riflettere sul tema del laicato ignorando una delle deformazioni più grandi … a cui vi chiedo di rivolgere un’attenzione particolare: il clericalismo. Questo atteggiamento non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente. Il clericalismo porta a una omologazione del laicato; trattandolo come “mandatario” limita le diverse iniziative e sforzi e, oserei dire, le audacie necessarie per poter portare la Buona Novella del Vangelo a tutti gli ambiti dell’attività sociale e soprattutto politica. Il clericalismo, lungi dal dare impulso ai diversi contributi e proposte, va spegnendo poco a poco il fuoco profetico di cui l’intera Chiesa è chiamata a rendere testimonianza nel cuore dei suoi popoli. Il clericalismo dimentica che la visibilità e la sacramentalità della Chiesa appartengono a tutto il popolo di Dio (cfr. Lumen gentium, nn. 9-14), e non solo a pochi eletti e illuminati”. (Lettera al Cardinale Marc Ouellet del 19 marzo 2016).

Pur coscienti di dover allargare e approfondire la nostra visione ecclesiale e dare ai laici lo spazio e il ruolo che gli è proprio, non abbiamo ancora individuato un percorso armonico e soddisfacente per le parti in causa. C’è ancora molta paura di perdere spazi di autorità insieme ad una difficoltà a sostenere un dialogo e un confronto aperto e costruttivo tra noi e i laici.

L’elemento che più, secondo me, dovrebbe preoccuparci è il chiederci se noi religiosi siamo pronti e in grado di metterci in discussione e rivedere le nostre impostazioni e i nostri stili di vita.

Certamente, in un percorso di maturazione comune, non ci si potrà accontentare, né basterà mettere pezze nuove su un abito vecchio, ma ci vorrà vino nuovo in otri nuovi.

Ma per fare questo percorso, che rispecchi l’ecclesiologia di oggi, dobbiamo metterci insieme, laici e paolini, e studiare contenuti e forme nuove di integrazione e collaborazione, orientati all’obiettivo comune dell’evangelizzazione.


Don Vito Fracchiolla, Vicario generale, è il Delegato generale per gli Istituti Paolini di Vita Secolare Consacrata e i Cooperatori Paolini

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