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Sam, Mar

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«Anno nuovo, vita nuova», dice il proverbio. Se da un lato i problemi e le difficoltà non spariscono d’incanto, dall’altro l’inizio di un nuovo anno ci riempie di speranza, di nuove prospettive e motivazioni. È un nuovo inizio, un nuovo ciclo, un’opportunità che non possiamo sprecare.

Colgo l’occasione di questo piccolo spazio per riflettere con voi sulla vita religiosa. Viviamo in un momento incerto della storia, in cui la vita consacrata sembra un po’ disorientata riguardo al suo posto e al suo destino. Alla vita religiosa attuale manca forse un po’ di animo e di credibilità. Predichiamo un sistema di valori che contraddice con il nostro modo di vivere. La mancanza di vocazioni sembra essere più una conseguenza che non una causa della crisi ed è bene tenerlo a mente se aspiriamo a un cambiamento. Non ci sono vocazioni perché i giovani non desiderano questa vita che vedono forse triste, borghese, amara, superficiale... È inutile andare a “caccia di farfalle” se il nostro giardino non produce frutti.

A volte è necessario fermarsi e persino tornare indietro per cercare l’essenziale, come fecero Maria e Giuseppe alla ricerca di Gesù dopo aver visitato Gerusalemme. Ricordiamo la scena biblica narrata da Luca (cfr Lc 2,41-52), l’unica sull’adolescenza di Gesù. Il ragazzo, insieme ai suoi genitori, alla famiglia e a un gruppo di pellegrini si recò a Gerusalemme, come erano soliti fare ogni anno. Dopo i festeggiamenti, inizia il cammino di ritorno a casa. Ma lungo la strada Giuseppe e Maria si rendono conto che manca lui. Cercano tra gli amici e i parenti ma non lo trovano. Questo accade alle volte anche nella vita di fede, e specialmente nella vita consacrata. I religiosi e le religiose pronunciano il loro “sì”, si consacrano... ma poi si gettano a capofitto nell’apostolato, lasciandosi travolgere dalle tante cose “da fare”, dai tanti impegni, dalle tante “opere” e iniziative di cui devono preoccuparsi... che a volte dimenticano proprio l’essenziale: il bambino Gesù. Sono così coinvolti in altre cose che dimenticano quella principale, colui che dà senso a tutto il resto. Lo cercano nei conventi, nei muri, nelle strutture, nelle attività... e spesso non lo trovano.

Cosa fare in questo momento? C'è solo un’alternativa: tornare indietro. Andare alla ricerca di Gesù, percorre il cammino indietro fino a trovarlo, come fecero Giuseppe e Maria. Gesù non si perde (il Vangelo dice che lui sta in realtà molto bene nella casa del Padre suo...), siamo noi che ci siamo persi e solo ci “riscopriremo” quando “troveremo Gesù”, quando rivedremo quello che è essenziale per la nostra missione, che non sono ovviamente i cammelli, gli oggetti, il cibo o il numero di membri che sono nella carovana, ma la persona stessa di Gesù Cristo. Troveremo il cammino solo quando torneremo a mettere Gesù Cristo al centro della nostra vita consacrata. Cosi saremo nuovamente “attraenti” e gioiosi.

Parlando specificamente ai religiosi durante l’Anno della vita consacrata, papa Francesco ci ha esortato: «Svegliate il mondo! Siate testimoni di un modo diverso di fare, di agire, di vivere!». Per andare avanti dobbiamo fermarci e riflettere. Che vita consacrata vogliamo? Il futuro ha certamente bisogno di una chiesa meno clericale e più evangelica e profetica. «I religiosi sono profeti. Sono coloro che hanno scelto una sequela di Gesù che imita la sua vita con l’obbedienza al Padre, la povertà, la vita di comunità e la castità. In questo senso i voti non possono finire per essere caricature, altrimenti, ad esempio, la vita di comunità diventa un inferno e la castità un modo di vivere da zitelloni. Il voto di castità deve essere un voto di fecondità. Nella Chiesa i religiosi sono chiamati in particolare ad essere profeti che testimoniano come Gesù è vissuto su questa terra, e che annunciano come il Regno di Dio sarà nella sua perfezione. Mai un religioso deve rinunciare alla profezia», insiste il Papa.

Per essere profetica, la nostra vita consacrata paolina deve dare spazio a una certa “pazzia”. Non può essere solo professionalità e razionalità, pura formalità che porta dritta alla vita comoda e, in definitiva, alla frustrazione. La vita consacrata deve bere alle fonti della Sacra Scrittura e con essa essere «scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani» (1Cor 1,23). Deve essere “scandalo e follia”, controcorrente, utopica, carismatica, proprio come l’esperienza del nostro Fondatore e dei primi Paolini.

Il rinnovamento viene da una certa “pazzia”, dal pensare e dal fare in modo diverso, dall’intuizione, perché l’immobilismo porta solo alla continuità e alla decadenza. Solo i “pazzi” possono essere solidali in una cultura individualistica, obbedienti in una cultura del protagonismo, spogliati e poveri in una cultura del consumo, casti in una cultura edonistica. Ma è proprio qui che risiede la differenza e il vero senso di essere Paolini e di ridire con la vita che la vita consacrata è importante, e quindi ha anche un futuro. Che è stata voluta da Cristo e che, quindi, avrà sempre posto nella Chiesa e nella società.

Siamo pronti e disponibili ad iniziare diversamente questo anno 2018?


*Fr. Darlei Zanon, Consigliere generale, è membro del CTIA e il responsabile per seguire la Comunicazione istituzionale nella SSP

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