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Seg., Fev.

Il “Progetto di Pastorale Biblica” e il profumo della Parola

La dimensione dell’ascolto, nella spiritualità biblica, è la prima condizione perché la Parola possa essere accolta, interiorizzata e condivisa. È interessante notare il variegato mondo di immagini utilizzato dagli agiografi per sottolineare l’importanza dell’ascolto: Geremia, per esempio, sottolinea la necessità di avere delle “orecchie circoncise” (cfr. 6,10), il Salterio usa l’immagine dell’“orecchio forato” (cfr. Sal 40,7), altri ancora parlano di “orecchie grandi”, di “orecchie aperte” all’ascolto di Dio… un universo di simboli che trova il suo punto di incontro in un principio chiave: l’accoglienza della Parola. La Vita che rigenera passa da qui (cfr. 2Pt 1,23).

Il Progetto di Pastorale Biblica, recentemente approvato dal CTIA e dal Governo Generale, ridisegna, per certi aspetti, il nostro profilo di “apostoli della comunicazione”: proprio perché tali, il nostro essere “apostoli” si deve caratterizzare per la capacità di rimanere “in ascolto”. Di Dio e dell’uomo. Tale dimensione è possibile solo se la Parola pulsa in noi, conformando i nostri pensieri, le nostre scelte e la nostra passione apostolica a quelli del Verbo che si fa carne.

Il “Progetto” – pensato come una serie di orientamenti destinati a rimanere aperti all’azione dello Spirito e al contributo delle singole Circoscrizioni – tocca i diversi ambiti della nostra vita di consacrati, traducendosi in linee concrete (oserei quasi dire: “fin troppo concrete!”) che coinvolgono le varie dimensioni della nostra missione: la dimensione editoriale, quella formativa, quella pastorale, quella spirituale e quella ecclesiale. Per ogni ambito viene suggerito un obiettivo, non troppo alto ma nemmeno troppo basso, in modo che la Parola possa abitare l’esistenza di chi annuncia e di chi riceve l’annuncio, comunicando la Vita di cui è ricolma. Non mancano alcune “raccomandazioni” rivolte soprattutto a noi, al nostro crescere insieme, come Famiglia Paolina e come membra vive della Chiesa.

Il vero apostolo della Parola non può avere la freddezza dello studioso da tavolino né può limitarsi all’applicazione di metodologie diacroniche o sincroniche. Perché la Parola sia accolta come “protagonista”, non è sufficiente avere una Concordanza o un buon Commentario esegetico. Come insegna l’apostolo Paolo, occorre la disponibilità a lasciarci plasmare da essa, a lasciarci coinvolgere, fino al punto di “profumare di Parola” (cfr. 2Cor 2,14-16). Forse, anche per questo, don Alberione ebbe a dire: «Se non fate centro dell’apostolato la Bibbia, l’apostolato non lo capirete mai: è come se uno volesse avere la fonte senza avere l’acqua» (Alle FSP, 1933).


* Giacomo Perego, sacerdote paolino italiano, è il superiore della comunità di Cinisello-Balsamo e Coordinatore internazionale del Centro Biblico San Paolo.

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