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Sex., Set.

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A febbraio 2018, si celebrerà l’Intercapitolo ad Aparecida (Brasile). È dunque giunto il momento di fare il punto sul cammino percorso in questi ultimi tre anni. Mi sembra opportuno che, insieme a chi ricopre il servizio dell’autorità nella congregazione, ogni Paolino si senta stimolato a fare altrettanto nel proprio ambito e secondo le proprie responsabilità. Infatti, il X Capitolo generale ha offerto spunti di rinnovamento e di impegno per tutti i membri. In questo “dialogo”, vorrei proporre una riflessione sulla Priorità 4.1: “Agire con professionalità e povertà paolina in tutti i settori della nostra amministrazione e lavorare in équipe per salvaguardare trasparenza, corresponsabilità e accuratezza”. Si tratta di una sintesi appropriata di qualità e atteggiamenti che ogni Paolino deve avere nello svolgimento della sua missione. Questa Priorità ci ricorda che per svolgere l’apostolato paolino è necessario agire nell’unità organica di tutti i membri. Sottolinea lo stretto legame tra autorità e obbedienza; tra povertà paolina, beni, risorse umane, amministrazione e organizzazione. Ritorna come un eco quanto già si affermava nel documento “A proposito della 3° Priorità” (frutto di una riflessione sul VI Capitolo generale, 1992), cioè, che «la centralità della missione comporta l’orientamento di tutti e di tutto all’apostolato» e che «la missione ingloba soggetti operanti e opere».

«Oggi, più che mai, ciò che conta è l’organizzazione», ci ha ripetuto più volte il nostro Fondatore, ma oggi più che mai la parola “organizzazione” ha acquisito un senso negativo in molti dei nostri ambienti e in modo trasversale anche tra le varie generazioni. Perché questa avversione? Si possono trovare molte ragioni che hanno come causa la cultura dominante, basata sull’autoreferenzialità e su una visione della vita che si limita al “presente”. Però per molti si tratta anche di esperienze negative e di delusioni personali, dove la frase “lavorare in équipe” risveglia fantasmi e ferite non ancora rimarginate. In molti casi, si tratta di esperienze generate da impreparazione e mancanza di un cammino formativo adeguato rispetto ai tempi e ai ritmi dell’organizzazione paolina. Questo non riguarda solo chi spesso si sente messo ai margini, ma anche chi si sente all’apice del successo e dimentica che collaborazione e sussidiarietà sono elementi basilari per portare a compimento un qualsiasi progetto.

L’autorità, infatti, non è sinonimo di potere, ma un servizio che ha come primo scopo quello di aiutare e permettere a tutti di vivere il carisma paolino. «È compito di ogni autorità promuovere il cammino vocazionale dei fratelli, affinché nella complementarietà dei doni e dei ruoli tutti tendano alla realizzazione del fine specifico dell’Istituto» (cfr. SdAM 017). In questo senso è molto importante capire la differenza tra governare e gestire. C’è infatti un’autorità “ordinaria” che ha il compito di dare l’indirizzo di fondo alle persone, alle comunità e alle opere. Essa ha carattere “politico” e decisionale. Vi è poi un’autorità “delegata”, che riceve la nomina dall’autorità ordinaria e ha carattere esecutivo e di gestione. È, quindi, indispensabile per la nostra missione che tra le due forme di autorità vi sia sussidiarietà e piena collaborazione.

Perché ognuno si inserisca “organicamente” nella missione della congregazione è necessaria una mentalità di squadra, dove per tutti sono chiari gli obiettivi, le strategie e il metodo di lavoro. Il lavoro in équipe non si improvvisa, né si realizza con una semplice decisione dei superiori o di alcuni membri, ma è il frutto di un apprendimento e di un lavoro assiduo sulla propria persona, per giungere a una solida maturità umana. La capacità di lavorare con gli altri esige lo sviluppo di qualità umane, quali: saper ascoltare, aver rispetto di ogni persona, saper condividere gli ideali, agire con onestà e vivere con fedeltà gli impegni assunti. Nella nostra missione non è possibile camminare da soli, procedendo a caso, ricercando interessi particolari estranei ai progetti della Congregazione e della Circoscrizione. Inoltre, chi ha compiti direttivi non può pretendere di saper tutto, ma deve esser in grado di suscitare creatività, deve essere testimone. Non possiamo ridurci a semplici manager. Per questo, nell’elaborazione di progetti organizzativi, di piani strategici e organigrammi, non dobbiamo mai dimenticare che non siamo semplici pezzi di ricambio di una macchina, ma “membra vive”. In tutto ciò che facciamo dobbiamo metterci un’anima. Il problema della nostra efficacia apostolica non è tanto (o non solo) di ordine tecnico, quanto piuttosto di sensibilità pastorale: sentire i bisogni dell’umanità, capirla, entrare in relazione con i destinatari, come ha fatto Paolo; essere in ascolto dello Spirito, vivendo nella storia. Vivendo nel cuore del mondo.


* Fr. Luigi Bofelli è Consigliere generale e segue in modo particolare le questioni economiche della SSP 

La sezione "In Dialogo" vuole essere uno spazio di formazione, dialogo e interazione tra i membri della Famiglia Paolina di tutto il mondo. Invitiamo, quindi, tutti voi a commentare gli articoli qui pubblicati e anche, per chi se la sente, a inviare un testo da pubblicare. Questi contributi saranno sempre benvenuti per arricchire il nostro... dialogo!

 

Agenda Paulina

25 setembro 2020

Feria (verde)
Qo 3,1-11; Sal 143; Lc 9,18-22

25 setembro 2020

* FSP: 1979 Casa Alberione a S. Paulo (Brasile) • SJBP: 1965 a Sestri Levante (Italia).

25 setembro 2020

FSP: Sr. Rosa M. Onofre (1989) - Sr. M. Giovanna Nicosia (1993) - Sr. Emiliana Miserere (2008) - Sr. M. Carmine Kumaki (2014) • IMSA: Maria Concetta Citarda (1974) - Gloria García Sanchez (2015) • ISF: Paolo Bacci (2016) - Gino Eriani (2017).