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Il cammino del secondo Seminario internazionale degli editori paolini prosegue quasi per cerchi concentrici. Dal contesto della società attuale, fortemente influenzata dal digitale e dalla rete, al modo in cui la Chiesa, nella sua azione pastorale, si interfaccia con la realtà di oggi e con le persone che la compongono. Nel terzo giorno dei lavori l’attenzione si è focalizzata sul mondo editoriale odierno.

La prima relazione è stata del professor Mario Pireddu, docente di Nuovi media e società delle reti presso le università Iulm e Roma3. La rivoluzione digitale che stiamo vivendo, ha spiegato nel suo intervento, apre nuove prospettive e lancia nuove sfide al mondo editoriale. Sfide che che non sempre gli editori sanno cogliere. Infatti, «non siamo davanti a una lotta tra libro cartaceo e libro digitale, ma a un ecosistema editoriale che si fa di anno in anno più complesso e che vive di relazioni dinamiche tra le parti».

Nella successiva tavola rotonda sono stati proposti alcuni zoom sul mondo editoriale attuale. Il professor Giuliano Vigini, saggista e docente di Sociologia dell’editoria contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha illustrato alcune tendenze dell’editoria italiana, che si possono sintetizzare nella parola «cambiamento». Niente è più come prima «non solo perché si vende di meno a seguito di una lunga fase di stagnazione e perché sono cambiati i comportamenti d'acquisto del pubblico; non solo perché tutto si sta trasformando o rimodulando per effetto della digitalizzazione dell'editoria; non solo perché gli editori non sono più i soli a governare il mercato del libro... ma anche perché sono venuti al pettine all'interno delle aziende editoriali problemi economico-finanziari, organizzativi e gestionali».

Di grande impatto è stato l’intervento di Federico Badaloni, giornalista, responsabile dell’Area di architettura dell’informazione e graphic design del Gruppo Gedi (ex Gruppo L’Espresso). Ha invitato tutti a un cambio di mentalità e di prospettiva. «L’editore del futuro», ha affermato Badaloni, più che produrre contenuti, «produce relazioni». Si tratta di una logica di servizio che mette al centro la persona. In questo senso, la nostra identità di editori «è definita dalle persone che scegliamo di connettere in comunità, dalle comunità che scegliamo di servire, dai bisogni di cui decidiamo di occuparci e dalle soluzioni che identifichiamo. Il nostro ruolo è definito dalla trama delle connessioni che creiamo e abilitiamo».

Il terzo intervento nella tavola rotonda è stato proposto attraverso i video di due giovani booktubers: Isabella Lubrano, del canale "Ler antes de morrer" (leggere prima di morire) e Erika Romagnoli. Cosa sono i booktubers? Basta collegarsi sui rispettivi canali Youtube e si apre a chiunque non lo conosca un mondo impensabile e tutto da scoprire con al centro i libri (indifferentemente di carta o digitali).

La conferenza pomeridiana, pur soffermandosi sul fondamento biblico, si è dimostrata in stretta continuità con gli interventi precedenti. È stata tenuta dal professor Giuseppe Mazza, docente di Filosofia della comunicazione e Sociologia della religione al San’Anselmo di Roma, il quale ha offerto una riflessione non scontata su san Paolo modello di comunicatore. Mazza ha messo in rilievo soprattutto il «retroterra indicibile» della comunicazione paolina, che è l’essere preso da Cristo, illuminato, anzi “accecato” da lui. È l’esperienza indicibile della grazia, che fa comprendere come «la carta d’identità della comunicazione di Paolo è la dimensione dell’ascolto».