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Seg., Fev.

La Famiglia Paolina festeggia quest’anno il centenario della nascita del nostro Venerabile Andrea Borello. Mi sembra un’occasione propizia per condividere con tutti voi una riflessione sui fratelli discepoli e sul valore carismatico della loro intima comunione con i sacerdoti paolini.

Il Fondatore, quando diede inizio al primo gruppo di Discepoli del Divin Maestro, voleva rispondere a un preciso progetto carismatico di complementarietà apostolica, fondata sull’intimità e la comunione profonda tra i vari carismi per il compimento della missione di annunciare il Vangelo. Perciò, è indispensabile arrivare alla vera comprensione dell’intima unione tra Discepoli e Sacerdoti all’interno della Società San Paolo e che lo spirito del “paolino” deve essere incarnato nelle due espressioni specifiche.

Oggi, alcune interpretazioni descrivono “il paolino” come un modello unico e astratto, riducendo la “specificità” del laico e del sacerdote a un qualcosa di strettamente riservato alla sfera personale, quasi secondario, dimenticando il suo valore eminentemente comunitario, di reciproco arricchimento. Siamo tutti “paolini”, ma quello che ci qualifica come discepoli o come sacerdoti è il modo particolare di vivere il nostro carisma. Oggi, non ci sono più distinzioni nelle attività apostoliche, nelle responsabilità, ma se perdiamo il senso della nostra specificità, è la congregazione che si smarrisce e s’impoverisce. Il Beato Alberione parlava d’intima collaborazione, di comunione tra sacerdote e discepolo, per lui si trattava di qualcosa di più che una buona intesa tra fratelli. Questa intimità è ontologica. Si tratta di due “anime” che vivono in simbiosi, ognuna dando nutrimento e solidità all’altra e insieme danno frutti di apostolato. Sarebbe un errore se ci distinguessimo solo per quello che facciamo quotidianamente o per quello che uno è autorizzato o no a fare come sacerdote o come discepolo.

Insieme al sacerdote, il discepolo porta a compimento la missione paolina: dare tutto Gesù, così come lo intendeva Paolo. Quando nel compimento del nostro apostolato si dà più importanza al produrre e al diffondere, dimenticando che la nostra missione comincia con l’imitare e vivere Gesù, svuotiamo la nostra vita della nostra specificità carismatica.

Il beato Alberione si rammaricava che, già ai suoi tempi, nella vita spirituale del discepolo non si dava più importanza alla riparazione. Eppure è una necessità vitale affinché sacerdoti e discepoli vivano in una complementarietà mistica: cioè pastoralità e riparazione. Queste sono le caratteristiche di un cuore misericordioso, tutto preso dal desiderio e dall’ansia per la salvezza delle anime. Questo è anche il cammino da percorrere uniti, accomunati da un unico obiettivo: condividere l’ansia pastorale, il desiderio di arrivare a tutti gli uomini e le donne di oggi, per comunicare loro il Cristo, che ci unisce e ci fa vivere come di fratelli in comunità.

Agenda Paulina

23 fevereiro 2020

VII del Tempo Ordinario (verde)
Lv 19,1-2.17-18; Sal 102; 1Cor 3,16-23; Mt 5,38-48

23 fevereiro 2020

* SSP: 1982 a Campinas (Brasile).

23 fevereiro 2020

SSP: D. Leo Sartor (2007) • FSP: Sr. M. Lilia Ranieri (1990) - Sr. M. Silvana Guerriero (1998) - Sr. Clelia Bianco (2000) - Sr. Concettina Borgogno (2003) - Sr. Stefanina Busso (2003) - Sr. Anna Maria Prandi (2010) • PD: Sr. M. Corradina Panella (1996) • IGS: D. Pietro Burgio (1999) - D. Nicola Rutzu (2005) • IMSA: Lina Conte (1983) • ISF: José Guadalupe Paredes (2008) - Maria Permunian (2015).