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Dom., Dez.

Quaresima è tempo di grazia. Tempo favorevole. Siamo invitati a salire con Cristo a Gerusalemme, il luogo dove lui soffrirà e morirà prima di risorgere il terzo giorno, nella gloria. Siamo chiamati a rinunciare al male che c'è dentro di noi e attorno a noi; a liberare il nostro cuore dalle cose che non ci aiutano a crescere come cristiani, come figli di Dio, che non ci aiutano a stare bene con Dio, con gli altri e con noi stessi. Come ha detto Gesù, «è dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, che escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza» (Mc 7,2-23).

La Quaresima ci offre un tempo in cui possiamo mettere a fuoco le cose che vanno cambiate; un tempo favorevole per aprire la porta del nostro cuore, perché Dio possa agire con la sua grazia e il suo amore; un tempo che ci fa "riconciliare con Dio" ed essere "ambasciatori in nome di Cristo", come ci esorta l'apostolo Paolo nella seconda lettura (2Cor 5,20-6,2). Un'apertura che ci libera; che ci porta a servire i nostri fratelli e le nostre sorelle e a creare "fraternità".

Questa apertura inizia "dal di dentro", nello svegliare la nostra umanità, magari addormentata. Si tratta di risvegliare la nostra umanità per comprenderla nel senso più profondo, quello voluto da Dio fin dall'inizio. Un'umanità, la nostra, da modellare sull'umanità di Gesù, che ci ha rivelato Dio Padre con azioni concrete, nel contatto vero con le persone: con i fatti Gesù ha detto accoglienza, rispetto, misericordia, compassione, condivisione...

La base della conversione sta nell'aprire il nostro cuore. È l'invito che ci viene dal profeta Gioèle nella prima lettura (2,12-18), quando chiama il popolo di Israele alla conversione: «Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male» .

Ce lo ripete anche Papa Francesco nel suo Messaggio per la Quaresima: Dio è sempre disponibile ad accogliere chi ritorna a lui. E sempre Papa Francesco ci ricorda nell'Evangelli Gaudium: «Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia». (EG 3)

Per questo ritorno a Dio Padre, Gesù ci indica, come abbiamo sentito nel Vangelo di Matteo (Mt 6,1-6.16-18), tre impegni fondamentali, che, in verità, danno un senso nuovo a tre opere principali della pietà giudaica: la preghiera, l'elemosina e il digiuno.

La preghiera non si riduce a "parlare" con Dio, ma consiste soprattutto nell' "ascoltarlo". È, prima di tutto, ascolto di Dio come risposta al suo amore smisurato verso di noi. Un amore che ci libera; che ci fa uscire dalla nostra autoreferenzialità. Soltanto nell'ascolto possiamo crescere nella comunicazione con Lui.

L'elemosina si realizza nel dare attenzione ai nostri fratelli con azioni concrete, che nascono da un amore che ci rende aperti, che ci porta a condividere quello che siamo e quello che abbiamo, vincendo la tentazione di mettere noi stessi al centro, isolandoci. L'elemosina ci fa crescere nella comunicazione con gli altri.

Il digiuno ci porta a controllare le nostre passioni, rinunciando al nostro egoismo. Ci porta a guardare noi stessi in modo positivo, ricordandoci che cosa è veramente essenziale nella nostra vita e per la nostra vita. Così il digiuno ci fa crescere nella comunicazione con noi stessi.

Ma non possiamo dimenticare l'elemento essenziale per entrare nel cammino di conversione, che è l'umiltà. L'umiltà è la porta per l'incontro con Dio e con i fratelli. Diceva il nostro Fondatore, il Beato Alberione: «L'umiltà è quella virtù per cui l'anima cerca Dio, si conforma a Dio, mette a servizio di Dio tutto quello che ha di salute, di intelligenza, di capacità, di tempo, di vita, lunga o breve, tutta a servizio di Dio» (Vademecum, n. 821). E, come sappiamo, il servizio a Dio comprende sempre il servizio all'umanità, come ha fatto Gesù.

L'umiltà è importante perché ci fa sentire quello che siamo: "humus" (terra). Le ceneri che oggi riceviamo ci ricordano proprio che siamo polvere; che la vita passa e che soltanto l'amore rimane.

Pertanto, in questa celebrazione, rinnoviamo il nostro impegno di seguire Gesù in un mondo, in una umanità, che ha voglia di speranza, di "allegria". Lasciamoci trasformare dal Mistero pasquale, per vincere il male e praticare il bene; per fare morire il nostro "uomo vecchio" legato al peccato (personale, comunitario, sociale) e fare nascere l'"uomo nuovo" trasformato dalla grazia. Infatti non potrà esserci una comunità "nuova", una Famiglia Paolina rinnovata; non potranno esserci progetti apostolici nuovi, e non ci sarà un mondo nuovo se non ci lasciamo trasformare da Gesù Maestro Via, Verità e Vita.

L'Eucaristia, che ora celebriamo, è il centro della nostra vita, come ci ha sempre indicato il nostro Fondatore: "è fonte, alimento, assicurazione dell'unità" (UPS, I, 287-288). Che ognuno di noi, fratelli e sorelle, possa scoprire nell'Eucaristia il cammino della vera conversione, che ci porta a una vita fraterna e a una missione sempre più feconda come Famiglia Paolina.

La Regina degli Apostoli e San Paolo ci aiutino nella sequela di Gesù Maestro Via, Verità e Vita, e a vivere in profondità questo tempo di grazia! Amen.

Don Valdir José De Castro, SSP
Mercoledì delle Ceneri

Cripta del Santuario Regina degli Apostoli
18 febbraio 2015

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