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Gio, Ago

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“L’Istituto nostro è clericale e di vita comune. E di più ha la particolarità che sono legati assieme, per l’unico Apostolato e nel medesimo fine, i Sacerdoti e i Discepoli, formando un’unica classe” (UPS I p. 46-47). Così affermava il Fondatore nel 1960.

Ogni tanto sicuramente si riflette su questa realtà del carisma paolino presente nella Società San Paolo. Ci sono alcuni studi molto interessanti al riguardo. Ma, secondo me, non è arrivata ancora la riflessione definitiva che convinca del tutto, che chiarisca una volta per tutte questa unica identità nella sua duplice espressione, anche per presentare agli altri questa diversità. La scarsa presenza dei Discepoli nella Congregazione, in particolare in alcune circoscrizioni, ne è sicuramente una prova.

E’ vero che in alcuni paesi ha un peso la cultura e la mentalità; ma penso che la ragione principale della scarsità di candidati alla vocazione dei Discepoli, dove ancora ci sono le vocazioni, sia la mancanza di conoscenza e di comprensione di questa vocazione e la scarsa promozione che di essa si fa nelle comunità; in modo che quasi per inerzia si segue l’itinerario del cammino verso il presbiterato.

Non ho nessun dubbio che la Società San Paolo è nata come Congregazione clericale e deve continuare ad esserlo; non solo per i vantaggi giuridici che comporta questa condizione, ma anche perché, da congregazione docente, il sacerdozio garantisce l’autorevolezza e la continuità della missione nella linea degli Apostoli, anche se a volte i laici sono più preparati dei chierici.

Ambedue espressioni sono necessarie e complementari, ma i Discepoli sono “la spina dorsale della Congregazione”. Davanti al popolo di Dio forse sarebbe più difficile “giustificare” la vocazione del Sacerdote che quella del Discepolo.

Tra di noi è abituale parlare di “sacerdoti e discepoli”, e capiamo subito a che cosa vogliamo riferirci. Ma forse di fronte alla gente esterna dovremmo essere più precisi, e parlare di Discepoli del Divin Maestro, per evitare che si possa capire: i sacerdoti e i loro discepoli. Sarebbe un grave impoverimento, perché la dignità più grande dei cristiani è quella di essere discepoli dell’unico Maestro.

E poi, attuare in coerenza. È da anni che io vengo segnalando l’incoerenza che suppone, ad esempio, la discriminazione che si fa tra chierici perpetui e discepoli perpetui, oppure la differenziazione che si fa nella celebrazione dei “giubilei”. Come si può parlare di uguaglianza celebrando la diversità? Ciò che ci fa paolini è la professione, non l’ordinazione: l’ordinazione sacerdotale dentro della Congregazione è una aggiunta che non ci fa né più né meno paolini; è semplicemente l’aggiunta di un ministero di servizio alla Congregazione e a tutta la Famiglia Paolina, che si deve svolgere con coscienza e disponibilità, e con un’ottima preparazione. È una responsabilità che dovremmo tener sempre presente e sentire fortemente tutti i sacerdoti paolini: ne hanno diritto i membri della Famiglia Paolina, e in particolare i fratelli discepoli.

 

Don José Antonio Pérez, sacerdote paolino spagnolo, è membro del Centro Internazionale Spiritualità Paolina

 

Agenda Paolina

21 Agosto 2019

Memoria di S. Pio X, papa (bianco)
Gdc 9,6-15; Sal 20; Mt 20,1-16

21 Agosto 2019

* Nessun evento particolare.

21 Agosto 2019

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