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Nella mattinata del 18 marzo 2019 la comunità di Casa generalizia, in rete con l’UCSI Lazio e il CORECOM Lazio, ha organizzato a Roma un convegno dedicato al Messaggio di Papa Francesco per la 53ª Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali, il cui titolo quest’anno suona così: «“Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana».

Il saluto iniziale è stato affidato a Michele Petrucci del CORECOM Lazio, Saverio Simonelli, responsabile dei programmi culturali di Tv2000, e al nostro Superiore generale, don Valdir José De Castro. Don Valdir ha ribadito la necessità per tutti gli operatori della Chiesa di contribuire a un uso dei social media in senso “comunionale”. Il professor Giampiero Gamaleri, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università Telematica Internazionale “Uninettuno”, ha messo in guardia da una «falsa “comunitarietà” a cui potrebbero illudere i social media: il farci pensare di essere collegati con molti “amici” e invece l’essere drammaticamente soli». A questo pericolo, pur presente, il giovane scrittore Paolo Di Paolo ha risposto, ricordando che il Messaggio di Francesco indica un antidoto contro l’imbarbarimento dei social, causato dal venir meno del rispetto e dell’amore per la verità e che porta ad attaccare chi la pensa diversamente (soprattutto in campo religioso e politico), atteggiamento favorito dall’assenza fisica dell’interlocutore/“nemico”. Questo antidoto, sperimentato da lui sul campo e spiegato anche con qualche esempio, è “il volto dell’altro”, cioè la capacità di ascolto e dialogo che può nascere in profondità solo nel rapporto vis-à-vis. Così Di Paolo ha suggerito di far “emergere” talvolta i membri delle communities dall’esclusivo contatto social per farli incontrare fisicamente. «Quasi tutte le persone sono simpatiche, quando si riesce a instaurare un dialogo nel reciproco rispetto», ha chiosato. «Se si pensa che la stragrande maggioranza dei social più problematici a livello di offese e attacchi personali (soprattutto facebook) è “abitato” da persone sopra i 40 anni, che esempio si dà alle generazioni future, che nel frattempo sono migrate verso altri social più interattivi, come snapchat e instagram?».

La youtuber Antonella Cecora, manager del canale “Fitness in Casa” da lei fondato, ha sottolineato che «perché un social possa diventare una risorsa, occorre che la community che vi partecipa sia coesa, che usi un linguaggio responsabile e che si ponga obiettivi positivi condivisi». Per questo è importante la figura del “community manager”, chiamato a moderare con sagacia i post e a gestire gli inevitabili momenti di crisi.

La tavola rotonda conclusiva ha visto la partecipazione di fratel Darlei Zanon, Consigliere generale della Società San Paolo, del giornalista Roberto Alborghetti e di Vania De Luca, Presidente nazionale dell’UCSI. Quest’ultima ha menzionato una ad una le parole positive che emergono dal Messaggio e che sono già di loro il manifesto di un uso responsabile dei social: comunità, gratuità, servizio, misericordia, comunione, tutte parole controcorrente ma le uniche che possono garantire un futuro possibile. Ha, poi, ricordato quanto ha detto di recente Papa Francesco ai Gesuiti riuniti a Panama, in occasione della 34ª Giornata mondiale della Gioventù: «La rete produce contatti, ma questi rischiano di essere consolazioni artificiali che non tengono uniti alle proprie radici, che tolgono la dimensione concreta, quotidiana». Di fronte ai rischi di reti sociali che creano solo legami deboli, fratel Darlei ha interpretato il Messaggio come un invito a mettere a fuoco le «comunità intese come reti “solidali” e non soltanto “sociali”, cioè incentrate sull’ascolto e il dialogo, veri assi portanti del magistero di Francesco». Infine Alborghetti, ex giornalista dell’Eco di Bergamo, ha testimoniato la fecondità della sua nuova vocazione professionale, spesa tutta nelle scuole a fare formazione ad alunni, genitori e docenti sull’uso responsabile dei social media.

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