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Siamo giunti al termine del 2018. Immersi nella routine di tutti i giorni, spesso non ci accorgiamo del tempo che passa. Abbiamo la sensazione che nella nostra vita accadano solo cose ripetitive. Tuttavia, sono sicuro che lungo il corso di questo anno sono successe molte cose buone che hanno riempito la tua vita di significato. Tanti compleanni, giubilei, professioni, ordinazioni, feste, persone che hai conosciuto o rincontrato. Ad ogni modo, se facciamo uno sforzo di memoria, ricorderemo sicuramente molti momenti forti e felici.

La medesima cosa vale per la liturgia e l’esperienza di fede. Lungo l’anno liturgico, a volte abbiamo la sensazione di vivere come una routine, una ripetizione di riti e formule. Molte persone dicono di non andare in chiesa perché è qualcosa di monotono o “noioso”. Una cosa è certa, se la messa o la preghiera è triste o fastidiosa, qualcosa non va... sia nella celebrazione o nella vita personale. Se non riesco a trovare un significato nella liturgia, probabilmente non sono in grado di vivere pienamente la sua ricchezza, non riesco a interpretarne i simboli, non arrivo a penetrare la sua bellezza. A volte è bene fermarci per riflettere se stiamo vivendo la nostra fede in modo serio e profondo.

Questo è qualcosa che accade spesso, ma che non può durare per sempre. La fede è dinamica perché è piena di vita. L’incontro con Cristo non può lasciarci indifferenti. Ci provoca, ci riempie di energia. Arrivare alla fine dell’anno liturgico e iniziare un nuovo ciclo dovrebbe farci uscire dalla routine, progettare qualcosa di nuovo, darci nuove motivazioni. Questo è ciò che è implicito nell’intenzione di preghiera di papa Francesco per il mese di dicembre. Quando chiede di pregare «perché le persone impegnate nel servizio della trasmissione della fede trovino un linguaggio adatto all’oggi, nel dialogo con le culture», sta dicendo che i cristiani devono cercare costantemente nuovi modi di vivere, di trasmettere la loro fede e la grande verità che ricevono dal Vangelo, capace di riempie la loro vita di gioia.

Questa intenzione del Papa riflette un bisogno urgente, specialmente nella missione paolina. Siamo in mezzo a una rivoluzione epocale, provocata dalle tecnologie e dai linguaggi digitali. Stiamo assistendo alla nascita di una nuova generazione, caratterizzata da molti “nativi digitali”. L’ultimo Sinodo dei Vescovi sui giovani ha riflettuto a lungo su questo tema e in particolare sul nuovo linguaggio usato da questa generazione (cfr. Documento finale, nn. 21-24.52.133.145-146). I bambini, adolescenti e giovani usano una nuova “grammatica”, che è quella della comunicazione digitale. Vivono in un nuovo ecosistema, un nuovo “ambiente”. Ecco perché è dovere della Chiesa di cambiare il linguaggio per parlare la lingua appropriata al presente e così poter trasmettere a questa generazione la bellezza della fede e della liturgia.

Cambiare il linguaggio non significa cambiare il contenuto, sia chiaro. Gli Apostoli prima, i Padri della Chiesa in seguito e molti altri dopo, come i missionari nel periodo delle grandi scoperte, hanno tradotto il messaggio evangelico nelle nuove culture utilizzando nuovi simboli, nuove parole e nuove formulazioni per la trasmissione del contenuto che è per sempre. Lo stesso deve essere fatto da ognuno di noi oggi nell’ambiente e nella cultura della comunicazione digitale.

Questa inculturazione nel nuovo ambiente socio-comunicativo è possibile solo attraverso il dialogo e l’incontro. In tanti documenti e dichiarazioni il Papa insiste sul tema della cultura dell’incontro, perché questo è l’unico modo per annunciare Cristo nel mondo odierno. Il dialogo ci fa uscire da noi stessi, della nostra auto-referenzialità, e ci apre all’ascolto delle esigenze del prossimo (e del lontano, cioè di coloro che vivono nelle periferie, insiste il Papa). È con questa sfida e con questa motivazione che iniziamo un nuovo anno liturgico, grazie all’Avvento. Durante questa preparazione per un nuovo Natale, ognuno di noi possa riflettere su come contribuire per annunciare Cristo in maniera nuova e rinnovata, con un nuovo linguaggio, in modo vivace e dinamico, come merita il Vangelo.

Buon Avvento a tutti!

 

* Fr. Darlei Zanon, Consigliere generale.