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Mer, Set

Omelia

«È straordinariamente bella la missione della Famiglia Paolina che ha molto da offrire al mondo odierno, così bisognoso di giustizia, di pace, di speranza e di gioia!». Sono le parole di don Valdir José De Castro, Superiore generale, condivise durante l’omelia della celebrazione eucaristica per la festa del nostro Beato Giacomo Alberione. La numerosa partecipazione ha sottolineato il profondo senso di gratitudine a Dio per il dono di don Alberione e la gioia di poter essere tutti coinvolti nell’annuncio del Vangelo. Una celebrazione vissuta in comunione con tutta la Famiglia Paolina del mondo, consapevoli che insieme e con entusiasmo apostolico il Signore ci chiama a “uscire da noi stessi”, ad essere creativi nei modi di raggiungere e condividere il Vangelo con le donne e gli uomini di oggi. Questa è la strada della santità paolina, prima di noi percorsa con fede e generosità da don Giacomo Alberione.

Omelia

 

Il brano del Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato appartiene al capitolo quindici, dove Gesù, nel versetto quattro, utilizzando l’immagine della vite, afferma: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può produrre frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me» (Gv 15,4).

Un dato importante da considerare, in riferimento al passaggio scelto per questa liturgia eucaristica (Gv 15,9-17), e in continuità con quanto ho evidenziato, è Il tema del “rimanere in Gesù” che equivale a “rimanere nel suo amore”, esprimendo così che per Gesù l’amore non è una teoria o un insieme di buoni propositi, ma un modo di essere che nasce dell’amore reciproco con il Padre. Infatti, come il Padre lo ha amato, così anche lui ama i suoi discepoli (Gv 15,9) e tutta l’umanità.

Questo amore spinge Gesù a fare del bene; lo porta alla donazione totale. È dall’esperienza di questo amore che nascono i suoi atteggiamenti concreti di accoglienza, di tenerezza, di misericordia, di compassione, di giustizia, di condivisione, ecc. È questo amore che lo porta a consegnare la sua vita per la vita del mondo. 

Aprirsi alla dinamica dell’amore di Gesù è condizione indispensabile per il cammino di santità. Infatti, essere santo è vivere unito a Gesù, nell’amore. Così hanno fatto i santi. È in questa prospettiva che possiamo comprendere la vita del Beato Timoteo Giaccardo, la cui memoria celebriamo oggi.

Fra le tante espressioni cariche di fede, possiamo trovare nel suo diario, scritto durante i difficili primi anni di vita paolina, nel lontano 1917, l’invocazione: «O Gesù, io ti dirò che voglio vivere la tua vita, trasformarmi in te: in te, o Gesù, come san Paolo, vivere come lui la tua vita di santità: vivit in me Christus: possedere la tua sapienza, come san Paolo mi raccomanda» (Diario, 9 ottobre 1917).

Il Beato Giaccardo era consapevole che soltanto rimanendo in Gesù, come ha fatto l’Apostolo Paolo, poteva lasciare tutto per rispondere alla voce dello Spirito che lo spingeva ad associarsi all’opera iniziata da don Alberione.  Soltanto rimanendo in Gesù lui poteva vedere la mano di Dio presente nel progetto congregazionale (e di Famiglia Paolina) appena avviato. Soltanto rimanendo in Gesù lui poteva produrre frutti nell’apostolato della stampa.

Già nel 1917, il Beato Giaccardo rivela la sua disponibilità a non fare la sua volontà, ma a mettere i suoi doni a disposizione del progetto che tanto lo affascinava: «La Stampa Cattolica è l’idea regina della mia vita, idea che si rende sempre più complessa e concreta: signora della mia mente, della mia volontà, del mio cuore: sole davanti a cui quasi scompaiono le altre idee, risultante di tutto quel che faccio» (Diario, 28 febbraio 1917).

Anche noi, oggi, dopo cento anni di fondazione della Società San Paolo e di inizio della Famiglia Paolina, abbiamo necessità di rimanere nell’amore di Gesù se vogliamo produrre frutti, non solo con la nostra testimonianza personale e con la stampa, ma con tutti i mezzi a nostra disposizione, dalla stampa alle reti digitali. Però, come ci aiuta a riflettere il Beato Giaccardo, la riuscita di questi propositi non può basarsi su progetti personali, individualistici, bensì sulla capacità di mettere i nostri doni a servizio di progetti comuni, del bene comune, condizione imprescindibile per protenderci in avanti nella missione.

La vera unione con Gesù ci porta a lasciar da parte tutte le forme di egoismo e di individualismo e ci rende disponibili al servizio dei fratelli e a lavorare nell’unità, pur rispettando la diversità di doni.  È valido ciò che dice papa Francesco riguardo a questo tema: «Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene» (EG 2).

Rinnoviamo il nostro impegno a rimanere in Gesù, nonostante le nostre debolezze e l’“insufficienza in tutto”. Lui certamente completerà, con la sua grazia, ciò che manca in noi. Il nostro spirito possa aprirsi alla sua Parola ed essa ci porti, per mezzo della nostra vita personale e delle opere apostoliche, a produrre molti frutti di bene per tutti. Il Beato Timoteo Giaccardo interceda per noi. Amen!  

Con la celebrazione eucaristica di questa mattina è iniziato il 19° Corso di Formazione sul Carisma della Famiglia Paolina. Un’esperienza che sarà sicuramente intensa per i 18 partecipanti provenienti da più nazioni e che fino a maggio prossimo li vedrà insieme per approfondire e condividere ciò che ci fa essere un dono per la Chiesa. È il Superiore generale don Valdir José De Castro a sottolineare l’importanza di iniziare questo corso con l’Eucaristia, quando ricorda ai presenti che proprio dall’Ostia siamo stati generati. L’augurio è che approfondendo il nostro carisma questi nostri fratelli e sorelle possano leggere e rileggere la missione paolina in profondità, secondo l’intuizione del nostro Fondatore. Ecco perché abbiamo ricordato al Signore anche coloro che li aiuteranno in questo anno formativo, i coordinatori e i professori, perché solo insieme si può far risaltare la bellezza del dono ricevuto. In questa celebrazione, infine, abbiamo pregato per i nostri fratelli Gabrielini nella festa del loro titolare, l’Arcangelo Gabriele.

Omelia

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